"Resistenza democratica"

Pd: "Masterplan Palmaria, l'accordo è da ridiscutere"

L'intervento dei Dem: "Necessario l'utilizzo civile della maggior parte del complesso del Terrizzo".

Golfo dei Poeti - “La sostanza dell’accordo che è alla base del Masterplan è negativamente condizionata dall’errore o dalla volontà di concepire 'oneroso' il trasferimento dei beni demaniali in uso alla Marina Militare e in via di dismissione. La normativa nazionale prevede, in modo certo dal 2013, che il trasferimento di beni immobili a Comuni, Province, Città Metropolitane e Regioni è a titolo non oneroso”. Si apre così l'intervento diffuso dal Partito democratico di Porto Venere, sottoscritta dal consigliere comunale di opposizione Franco Talevi, ex sindaco, e da Giuseppe Basso, coordinatore comunale del Partito. “Il Pd – proseguono - intende difendere le caratteristiche ambientali della Palmaria, che, per il suo mare e il suo territorio, richiede un turismo ecocompatibile e contingentato. Occorre effettuare manutenzioni ordinarie e straordinarie, in particolare dei sentieri, e rafforzare infrastrutture e servizi strettamente necessari. Ricordiamo che i residenti, anche predisponendo condizioni di residenza effettiva, costituiscono il presidio più efficace per la tutela dell’isola. Il protocollo d'intesa va ridiscusso anche perché è indispensabile l’utilizzo civile della maggior parte del complesso del Terrizzo, che è la principale porta d’entrata dell’isola. Nel 2020 non è ammissibile che l’unico villaggio dell’arcipelago di Porto Venere possa essere prevalentemente valutato come sito a disposizione della Marina, alla quale non intendiamo certo disconoscere il prezioso ruolo istituzionale nell’ambito delle attività militari della Difesa. Il Terrizzo è necessario alla comunità in generale per organizzare l’accoglienza; istituire un centro di aggregazione per gli abitanti e i visitatori; predisporre adeguate strutture per la protezione civile e il pronto intervento sanitario; realizzare un vero e proprio ricovero per i mezzi di servizio, prevalentemente elettrici, che non possono rimanere alla pioggia e al sole tutto l’anno; costruire adeguati servizi igienici; favorire la gestione del villaggio anche con un paio di residenze reali; contribuire alla gestione degli ormeggi e del grande piazzale/banchina ecc.”.

Per Talevi e Basso, “in questa ottica di riqualificazione si potrebbe anche concepire la vendita di qualche bene immobile, sparso sul territorio, per sostenere i necessari investimenti di riqualificazione del villaggio, senza mai perdere di vista, però, la visione complessiva dello sviluppo dell’isola. Inoltre, nel considerare fondamentale l’adeguamento dei vari servizi pubblici (strada di collegamento con la parte alta, trasporto marittimo, fognature, acqua, sistema antiincendio) si potrebbero ottenere anche finanziamenti di carattere regionale, nazionale ed europeo. Non dimentichiamoci che stiamo parlando dell’unica isola abitata della Liguria la cui specificità non può non interessare tale contesto istituzionale. Ripartiamo, quindi, dalle cose buone del Masterplan il cui estensore non sarà più condizionato dagli oneri verso il Ministero della Difesa”. I Dem si chiedono poi “perché gestire il futuro della Palmaria attraverso un commissario? Perché non tenere conto dello Statuto comunale utilizzando, in particolare, il comma 4 dell’art. 10 e allargare la partecipazione dei cittadini? Le istituzioni democratiche previste dalla Costituzione danno fastidio? Non siamo di fronte ad un terremoto o alla ricostruzione del ponte Morandi, ma abbiamo nelle mani il delicato futuro della Palmaria e non possiamo permetterci di sbagliare o, peggio, di creare scempi. Quando si distrugge un sito naturale, l’esperienza insegna che è difficilissimo, se non impossibile, tornare indietro; specie se il bene, che, caso raro oggi in Palmaria è in gran parte pubblico, viene oltremisura privatizzato”.

“L’isola – concludono Basso e Talevi - non deve diventare una terra di conquista per benestanti danarosi, che si avvalgono di grandi capitali e di potenti finanziarie. La sua vera ricchezza è costituita dalla unicità ambientale, storica e antropica per il godimento degli abitanti e dei visitatori. E’ dentro questo quadro che è possibile realizzare un efficace intreccio e un nuovo equilibrio tra salvaguardia dell’ambiente, piccola imprenditoria e lavoro, coinvolgendo prioritariamente la comunità locale e provinciale. Riteniamo che sia obbligatorio ridiscutere il protocollo d’intesa: no al Masterplan presentato a Porto Venere il 12 giugno 2019. La battaglia che il Pd sta sostenendo, unitariamente alle altre forze del gruppo consigliare Porto Venere Bene Comune, sarebbe molto meno efficace se non esistesse la straordinaria mobilitazione di diverse associazioni ambientaliste. A loro e a tutte le persone che si stanno impegnando per la difesa dell’isola deve andare un forte grazie, confermando il nostro contributo per mantenere unito un fronte di Resistenza democratica a cui dovrà seguire un costruttivo confronto di merito anche tra legittime diversità”.


16/02/2020 21:52:29


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