L’alluvione a Ferdana e gli allarmi inascoltati: “Denunce senza risposte"

La testimonianza, sette settimane dopo l'alluvione.
Val di Magra - Val di Vara - “Questi luoghi non saranno mai più come prima, qui il paesaggio è cambiato per sempre”. Mentre i suoi tre figli aiutati da alcuni amici e da un gruppo di volontari continuano a spalare fango e sgomberare la sua casa, la signora Roberta racconta il prima e il dopo dell'alluvione che un mese e mezzo fa ha stravolto l'aspetto e la vita della frazione di Ferdana a Calice il Cornoviglio. Poche abitazioni antiche, robuste, adagiate ad una ventina di metri dagli argini del torrente Usurano, adesso limpido ed innocuo nel suo scorrere fra ghiaia e detriti. Il 25 ottobre però, con una portata d'acqua ora inimmaginabile, ha spazzato via un ponte romano che collegava le due sponde, letteralmente sgretolato un piccolo frantoio e le sue macine pesantissime travolgendo tutto quello che ha trovato sulla sua strada.
“Quando è arrivata la prima piena -racconta ancora Roberta- ci trovavamo in casa, al secondo piano, abbiamo visto l'acqua che si portava via una macchina, un motorino, il bombolone di gas appena riempito e tutto quello che avevamo nelle cantine. La catasta di legna per l'inverno è stata sminuzzata da una forza incredibile”.
In pochi minuti sono spariti decine di metri quadrati di terra e di bosco, un prato, alberi da frutto e soprattutto la quiete di uno scenario naturale spazzato via per sempre. “Poco più avanti c'era addirittura un'ansa nella quale d'estate riuscivamo anche a fare il bagno” spiega uno dei tre figli indicando un punto del corso d'acqua dove ora si sono accumulati tronchi d'albero e massi, in un greto del torrente che si è alzato di cinque metri rispetto al letto naturale di uno dei tanti affluenti del Vara con il quale s'incrocia a valle.
Mentre all'interno ed all'esterno della casa si continua a lavorare, salvando dal fango oggetti e ricordi di vita quotidiana e demolendone altri distrutti dall'umidità, prosegue il racconto di chi a più di un mese dall'alluvione ha ancora pochissime certezze sul proprio futuro: “Prima della seconda piena -aggiunge- sono venuti ad evacuarci, abbiamo passato la notte a Santo Stefano nel centro allestito dalla Protezione Civile ed il giorno successivo ci è stato dato un alloggio in una struttura ricettiva del comune. Fino a febbraio potremo stare lì, poi dovremo capire cosa ne sarà della nostra casa qui a Ferdana, l'unica che possiede la nostra famiglia. E' stato fatto un primo sopralluogo, ma non sappiamo se verrà concessa l'agibilità perché il frantoio di fatto ha salvato le nostre mura ma il torrente ora è troppo vicino. Stando a quanto ci hanno detto la Regione pagherà 100 euro al mese per tutti coloro che dovranno andare in affitto, ma non abbiamo certezze”.
Questo è solo uno dei tanti angoli straziati dal fango nello spezzino e come accaduto altrove i residenti non esitano a sottolineare gli inviti ad una maggiore cura del territorio ad amministrazioni che in alcuni si sono sottratte alle proprie responsabilità. “Mio marito -rivela Roberta- negli ultimi dieci anni ha presentato almeno una quindicina di denunce a Comune, Provincia ed Ente Parco, segnalando la costante erosione degli argini ed il pericolo di frane nella strada che passa a poche decine di metri da qui, in parte crollata il 25 ottobre. In un caso la Provincia ci ha anche risposto dicendo di aver stanziato e girato al comune di Calice ottantamila euro per la realizzazione di muri di contenimento, lavori che invece non sono mai stati fatti perché i fondi sono stati investiti in altre opere ritenute più importanti. Il risultato però è qui sotto gli occhi di tutti e crediamo che adesso qualcuno debba rispondere delle proprie inadempienze nonostante l'eccezionalità di quanto accaduto”.
Sette settimane dopo, Roberta e la sua famiglia attendono ancora risposte che probabilmente non arriveranno mai, mentre la loro casa continua ad essere desolatamente abbandonata in uno scenario spettrale e l’incertezza del futuro continua a fare paura.


11/12/2011 14:57:35


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