un altro indimenticabile

Mora si racconta solo dal vivo, ma il tempo è scaduto

Barba libera da studioso e gambe curve da facchino, ma il risultato è eleganza. Torna alla Spal, dove corrono il rischio di riprovarci con uno che è già leggenda. Come alla Spezia.

La Spezia - Mimmo Di Carlo si mangia le unghie, perché i capelli da strappare non ci sono più. Ma davvero non l'ha visto nessuno? Ivan Pezzuto corre verso il cerchio di centrocampo. Andrea Capone, avvocato di Palermo, è il quarto uomo e guarda fisso verso il rettangolo. Dagli assistenti niente. Protesta quasi da solo il tecnico, neanche la squadra in campo accerchia il direttore di gara. Eppure Di Carlo è sicuro: Luca Mora è partito in fuorigioco. Si è piazzato in pratica sulla linea di fondo su quel calcio di punizione. Poi è sbucato davanti all'improvviso per toccare di testa e beffare Chichizola. Tutti guardavano le marcature a uomo, nessuno ha visto l'unico che si era esiliato dalla baruffa.
Il VAR è roba di altre categorie. Quel 10 dicembre del 2016 la Spal vince in rimonta, entra in zona promozione diretta e non ci uscirà praticamente più. Così l'aprile dopo arriva al Picco alla caccia della matematica salvezza. Lo scaltro centrocampista barbuto è ancora lì, ha la fascia da capitano. Un po' se la gioca e un po' se la arbitra quella partita, cade e si rialza quando serve, amministra l'orologio. Perché i suoi sono contratti, ad un passo dal traguardo. Finisce 0-0 ma la critica avrebbe detto Spezia, che lascia almeno due punti di troppo alla capolista in quella stagione.
In tribuna ci sono il presidente Stefano Chisoli e l'amministratore delegato Luigi Micheli. Si guardano e si dicono che per lo Spezia, a cui manca un po' di presenza caratteriale in campo, "ci vorrebbe uno come Luca Mora". No, ci vuole proprio Luca Mora. E infatti a gennaio, quando i ferraresi dalla serie A lo mettono sul mercato, fanno il punto con il direttore sportivo Andrissi e lo vanno a prendere al volo. Lui chiede un po' di tempo per osservare l'orizzonte, sente i parenti alle Cinque Terre e firma.

La prima metà stagione è un po' così, ma arriva che la squadra di Gallo ha già perso la spinta dopo un girone d'andata da trenta punti. Guido Angelozzi cambia molto quando arriva, ma Mora lo tiene. Anzi un anno e mezzo dopo, quando a Benevento l'arbitro Volpi di Arezzo (a cui si era in pratica sostituito in una partita turbolenta contro l'Ascoli) gli sventola due gialli severi in mezz'ora, scende in conferenza a lamentarsene. Con Pasquale Marino era già tornato il giocatore di Ferrara, perfettamente accordato al carattere offensivo di quella squadra. Con Italiano andrà allo stesso modo.
E poi c'è quel gol, quello in rovesciata contro l'Hellas nel febbraio 2019. In quella stessa porta, sotto la Curva Piscina, ne segna un altro in acrobazia cinque settimane dopo alla Salernitana. Tuttavia è calciatore il cui contributo va oltre le statistiche. Nelle sintesi di un minuto e mezzo non potrà mai essere racchiuso il suo racconto. Andrebbe filmato fisso per novanta minuti tagliando tutte le volte che ha il pallone tra i piedi per spiegarlo. La barba libera da studioso e le gambe curve da facchino, eppure c'è eleganza. Assolutamente da vedere dal vivo. Ma il tempo per farlo, da queste parti, è scaduto. Torna alla Spal, dove corrono il rischio di riprovarci con uno che è già nella leggenda. Proprio come alla Spezia.


09/01/2021 19:15:38


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