il fronte

"Uno studente positivo, ma la notizia è arrivata alla scuola tramite i social"

I dirigenti scolastici tra scarsa comunicazione con ASL, affollamento sugli autobus, reticenza delle famiglie e conflitti di leggi. "Se il Covid viene preso fuori dalla scuola, non veniamo informati per la legge sulla privacy".

La Spezia - Chiedono di potenziare la task force che si occupa della gestione dei casi Covid nelle scuole spezzine. Chiedono ai genitori degli studenti e delle studentesse di usare la massima collaborazione con gli istituti. E chiedono che il sistema dei trasporti pubblici venga incontro alle esigenze di scaglionamento degli orari d'entrata, primo argine contro il rischio di assembramenti. I dirigenti delle scuole cittadine, ad un mese dal ritorno in aula, dipingono il quadro di un sistema che mostra le prime crepe ma nonostante tutto regge anche di fronte all'incalzare della pandemia. Posto sotto stress dai casi positivi tra alunni e personale, dalle conseguenti quarantene di intere classi, dalle lungaggini del meccanismo dei tracciamenti e anche da qualche conflitto tra leggi e norme.
Come questo. "Il dipartimento di prevenzione ASL ritiene di doverci avvertire della disposizione della quarantena per un alunno solo quando il fenomeno è nato dentro la scuola e coinvolge un intero gruppo classe. Non ritiene di farlo, per ragioni di diritto alla privacy, quando un nostro studente viene isolato in quanto contagiato al di fuori di essa. Un soggetto che magari era a scuola fino a due giorni prima dell'insorgenza dei sintomi. Questa distinzione, che ha una sua ragione d'essere sotto il punto di vista della tutela della riservatezza, è pericolosa da applicare al contesto scolastico". Lo spiega la professoressa Francesca Del Santo, una delle presidi audite oggi dalla quarta commissione consigliare presieduta da Marco Frascatore su richiesta dei consiglieri del Partito Democratico. "Se dall'ASL non possiamo avere informazioni su casi di positività conclamati fuori dalla scuola ma che riguardano studenti, il nostro potere di monitoraggio, prevenzione e contenimento è ridotto ai minimi termini", avverte la dirigente del Liceo Mazzini, circa 950 studenti.

Il problema dello scambio di informazioni con l'ASL è il primo della lista per i presidi. "La comunicazione parte sempre dalla scuola, mai dall'ASL - sottolinea Del Santo -. Abbiamo avuto il caso di un alunno positivo. Di questa positività sono venuti a sapere per primi i compagni della classe via social. Noi invece non siamo mai stati contattati neanche dalle famiglie, a cui avevamo chiesto in tutti i modi di collaborare ad inizio anno. Dopo aver interrogato i genitori per sapere se effettivamente fosse vero, a quel punto abbiamo informato l'ASL che ha fatto scattare il meccanismo della quarantena". Dall'altra parte del processo, ci sono i ritardi nell'ottenere il via libera al ritorno a scuola da parte di chi ha finito il periodo di isolamento. "Questa fragilità sta diventando patologica: le famiglie si rivolgono alla scuola come se noi fossimo un avamposto del Sant'Andrea o del San Bartolomeo. Ci chiedono di riammettere i loro figli mandandoci il referto del tampone, ma solo i medici sono in grado di valutare quel tipo di documento".

Lungaggini dovute alla mancanza di personale sanitario. "L'impegno delle dottoresse che fanno parte della task force, Di Capua e Garavini, è encomiabile. Ma un dottore per ogni quattro o cinque istituti è troppo poco. Questo comporta una fragilità comunicativa con le famiglie, che cominciano a manifestare ansia. Le comunicazioni tempestive abbasserebbero il livello di stress generale", dice Maria Torre, dirigente dell'ISA 1, nove scuole dall'infanzia alle medie nella zona Nord della città. Oggi ha a che fare con tre classi in quarantena. "Temo che questa sarà la nostra vita per l'intero anno scolastico. Se i casi dovessero continuare ad aumentare, diventerà sempre più difficile gestire il tutto".
“Due persone potevano bastare prima che i numeri raggiungessero questi livelli, non oggi. Abbiamo bisogno che le pratiche vengano svolte in tempi rapidi e nel giro di una giornata si completi il tracciamento dei contatti avuti da un caso positivo. Da parte nostra è già stata fatta pressione in questo senso", garantisce l'assessora Giulia Giorgi.

Le famiglie cercano risposte, una direzione chiara da seguire. Se la cavano meglio quelle che si sono prese la briga di leggere le linee guida per il ritorno a scuola già in estate, più tutte le aggiunte arrivate nel frattempo. Alcune hanno sottovalutato la propria responsabilità di farsi trovare pronte, quelle straniere hanno maggiori difficoltà. Tutte si scontrano con alcune discrasie tra centro e periferia del sistema scolastico e sanitario. "Le procedure date da Alisa ad ASL5 non sono aggiornate all'ultimo documento del CTS che riduce il periodo di quarantena da 14 a 10 giorni con tampone finale - sottolinea Torre -. Questo ha creato qualche problema, le famiglie chiamano per sapere perché devono aspettare due settimane quando sanno che ormai bastano 10 giorni".
Lo spirito collaborativo negli studenti però non manca. "Per quanto riguarda ingressi ed uscite, tutte le scuole si sono organizzati a scaglioni. Questo permette di mantenere buoni margini di sicurezza. Personalmente mi sono stupita della grande disponibilità degli alunni a nel mettere in pratica queste regole. Permangono problemi nella gestione all'esterno degli istituti e sui trasporti. Alcuni genitori, proprio per evitare l'affollamento degli autobus, preferiscono portare i figli a scuola in macchina e quindi abbiamo dovuto mettere dei cartelli per ricordare di evitare assembramenti".

Scoglio non da poco è l'obbligo di sanificazione dei locali in cui ha soggiornato un individuo poi risultato positivo. Sandra Fabiani, dirigente dell'ISA3, ha già dovuto sperimentare il procedimento e chiede che l'amministrazione comunale compartecipi alle spese di sanificazione delle aule. "E' particolarmente costosa, soprattutto in caso si renda necessario il tampone ambientale. Tra poco non avremo più il denaro per pagarle. L'ASL ci obbliga a sanificare, ma le casse sono vuote. Si potrebbe anche pensare di fare una gara unica per tutte le scuole, in modo da riuscire ad abbassare il prezzo”.
Sara Cecchini, dirigente del Cardarelli, per adesso può dirsi fortunata. "Ho un solo alunno positivo, che non ha mai messo piede a scuola, quindi nessuna classe in quarantena. Ma i punti dolenti nascono fuori dalla scuola". Il suo istituto è il potenziale punto di contatto indiretto tra centinaia di famiglie, alcune abitanti anche a decine di chilometri di distanza. Sul liceo musicale e quello artistico gravitano ragazzi e ragazze provenienti dalla riviera, dall'entroterra fino all'Alta Val di Vara e anche dalla Lunigiana, geograficamente più vicina alla città del golfo che al proprio capoluogo provinciale di Massa.

Tutte si dicono deluse dalle mancate risposte arrivare dall'azienda di trasporto locale. "A fronte di scuole che hanno misurato con il metro per tutta l'estate la distanza tra i banchi, a fronte dello sforzo dell'amministrazione per fornirci di mascherine, gel e di banchi singoli, bisogna ammettere che si è tenuto poco conto del contesto dei servizi. Qualcosa che riduce drasticamente l'effetto di queste misure - dice Del Santo -. La parola d'ordine del tutti a scuola avrebbe dovuto suggerire la verifica sul modo in cui ci si arriva a scuola". Il consigliere Emanuele Corbani propone a proposito di coinvolgere anche Confindustria per allargare magari l'offerta di trasporto da e per le scuole grazie all'interesse dei privati.
“Non credo che lo scaglionamento introdotto dall'ultimo dpcm sia di particolare aiuto", sottolinea inoltre Roberto Centi. "Se facciamo uscire i ragazzi che vengono dalla Val di Vara troppo tardi, rischiano di avere il bus del ritorno alle 17.25”, aggiunge Paolo Manfredini. Entrambi lavorano nel mondo della scuola e sono testimoni di prima mano. Gianni Benvenuto, dirigente della Provincia, sottolinea il lungo dialogo tra scuola e Palazzo del Governo. Il presidente Frascatore chiosa con l'esortazione a "non prendere posizioni politiche su questi temi. Cerchiamo di portare a casa risultati per i più giovani, che vivono un periodo storico difficile".


19/10/2020 19:50:20


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