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Comsubin in immersione in saturazione sulle orme di Nelson | Video

I palombari del comando di Le Grazie saranno impegnati a Capo Noli per attività di ricerca su un relitto francese affondato nel corso della prima vittoria navale dell'ammiragio inglese. Opereranno con la tecnica più complessa a disposizione.

Missione di archeologia subacquea
Comsubin in immersione in saturazione sulle orme di Nelson

Liguria - Dal 15 al 25 luglio, i Palombari del Gruppo Operativo Subacquei (G.O.S.) della Marina Militare, con il supporto di Nave Anteo, effettueranno immersioni sul sito di Capo Noli, nel Savonese, durante le quali verranno svolte attività di ricerca archeologica subacquea, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Liguria, rivolte allo studio del sito archeologico della zona e alla valorizzazione della Città di Finale Ligure e del Finalese, territorio su cui si sono concentrate le prime operazioni militari del decennio delle guerre napoleoniche.

Un team costituito da tre palombari iperbarici della Marina condurrà infatti le operazioni con la “tecnica della saturazione” ed effettuerà uno scavo alla profondità di circa 65 metri per acquisire nuove informazioni e reperti dal relitto di una scialuppa armata francese, affondata nell’ambito della “battaglia di Capo Noli” nel 1795, detta anche “battaglia di Genova”.

Questo episodio storico è di fatto ritenuto la prima vera e determinante battaglia navale nel Mediterraneo tra la flotta Anglo-Napoletana e quella della Francia rivoluzionaria - le più potenti dell’epoca – che videro tra i protagonisti alcuni degli importanti protagonisti della storia navale di tutti i tempi come il futuro ammiraglio Francesco Caracciolo, al comando della nave di linea da 74 cannoni Tancredi e responsabile del contingente partenopeo, e Orazio Nelson, che a bordo del suo Agamemnon, proprio a Capo Noli segnò la sua prima importante personale vittoria guadagnandosi la promozione al comando di squadra.

Dopo una missione esplorativa condotta nel luglio 2016, la Marina Militare con questa particolare operazione intende approfondire le attività di ricerca, continuando la collaborazione al programma di studi che la Soprintendenza della Liguria sta conducendo in zona insieme al Comune di Finale Ligure e ad un equipe di specialisti nel più ampio spirito duale e complementare con cui la Forza Armata rende disponibili i propri mezzi, le proprie capacità e l’expertise a favore della collettività e delle istituzioni.

L’immersione in saturazione, che viene svolta per consentire al personale del Comsubin di mantenere un elevato livello addestrativo in questa particolare tecnica, rappresenta una complessa operazione subacquea che solo la Marina militare è in grado di condurre in tutto il Mediterraneo ed è riconosciuta in ambito mondiale come la massima espressione del professionismo subacqueo.

Per effettuare l’intervento i Palombari del Gruppo Operativo Subacquei soggiorneranno per una durata totale di 10 giorni in un ambiente iperbarico, vivendo in un volume di soli 18 metri cubi nel quale verrà realizzato e mantenuto un microclima artificiale costituito da una miscela ternaria di elio, ossigeno ed azoto. Per effettuare le attività archeologiche sul relitto verrà impiegata la camera di decompressione subacquea, nota come SDC (Submersible Decompression Chamber), collegata agli ambienti iperbarici di Nave Anteo.

Il relitto di Capo Noli
Il deposito archeologico, per quanto è attualmente visibile sul fondale, presenta un’estensione lineare di ca. 7 m ed è formato due nuclei principali allineati lungo un asse E-O: ad E troviamo un piccolo cannone francese in bronzo da 1 libbra, mentre a O un fascio di almeno 5 moschetti modello 1786 e una spingarda, la cui canna risulta esplosa probabilmente a causa del ripetuto utilizzo, a cui si aggiungono un grande incensiere in rame e resti lignei molto deteriorati pertinenti ad elementi strutturali dell’imbarcazione. Queste informazioni, e in particolare i dati dimensionali in associazione alla posizione e caratteristiche dei materiali, lasciano supporre che il relitto possa essere identificato con una scialuppa armata, piccola imbarcazione delle dimensioni di ca. 11 m in dotazione dei grandi vascelli di linea dell’epoca.

La battaglia di Capo Noli o di Genova
La battaglia di Capo Noli si inserisce all’inizio del decennio delle guerre napoleoniche di cui rappresenta il primo vero scontro navale. Nel marzo del 1795 infatti i Francesi riescono a riorganizzare la flotta mediterranea, semi distrutta a Tolone dagli Inglesi nel 1793, e salpano in direzione della Corsica, forti di un’armata composta da 15 vascelli, 7 fregate e 15 corvette; lo scopo della missione sembra fosse stato quello della riconquista dell’isola, a cui fu destinato anche il giovane ufficiale d’artiglieria Napoleone Buonaparte, prima della sua consacrazione militare durante la vittoriosa prima campagna d’Italia combattuta nelle sue più importanti fasi iniziali sulle vicine colline savonesi. Gli Inglesi, ormeggiati a Livorno, levano le ancore incontro al nemico e il 12 marzo, dopo quattro giorni di caccia sono in vista della flotta avversaria. L'avanguardia inglese composta dalla fregata Incostant e dall’Agamemnon di Nelson riescono ad incrociare il vascello da 80 cannoni Ça Ira in difficoltà e si avvicendano facendo fuoco sul vascello francese, che si difende con grande coraggio fino al sopraggiungere dell’intera flotta francese in soccorso. Lo scontro tra le due flotte avverrà solo il giorno successivo: la flotta francese rallentata dalla bonaccia si trova a 21 miglia a SO di Genova (7 leghe), mentre la Ça Ira, rimorchiata dalla Censeur per i danni subiti nello scontro del giorno precedente, si trovava più distanziata al largo di Capo Noli. Furono quindi di nuovo bersaglio facile per gli Inglesi che portarono l’attacco prima con la Captain e la Bedford, costrette a ritirarsi dopo aver subito molti danni, e successivamente con la Illustrius e la Corageux, mentre la flotta francese si scomponeva non riuscendo a portare imme diato soccorso ai due vascelli attaccati. Dopo ca. 5 ore di furioso combattimento la flotta francese si allontana abbandonando le proprie unità: il 74 cannoni Censeur gravemente danneggiato che viene dato alle fiamme dagli Inglesi, mentre l’80 cannoni Ça Ira, ormai ridotta ad un pontone con 3 metri d’acqua nella stiva e con la perdita di buona parte dell’equipaggio (rimangono uccisi ben 600 uomini) viene catturata.

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12/07/2018 - Il relitto della scialuppa francese affondata nella Battaglia di Capo Noli


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