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Vertenza Oss, i consiglieri comunali si accodano ai colleghi della Regione

Dopo lo sconcertante consiglio comunale di venerdì, tre giorni dopo si trova la quadra unanime. Documento condiviso, qualcuno alza i toni davanti ai lavoratori.

Il veleno è nella coda

La Spezia - Dal teatrino (degli orrori) della volta scorsa all’ordine del giorno congiunto ed unanime con il quale il consiglio comunale della Spezia si assume la responsabilità di sostenere la vicenda che vede nel bilico le posizioni occupazionali delle OSS delle Asl5. La battaglia è soltanto all’inizio alla ricerca di una condizione di maggior tutela rispetto al bando di concorso per i 158. Ci sono le firme di tutti i consiglieri che, analogamente a quanto avvenuto nel consiglio regionale odierno, impegnano il sindaco e la giunta di avviare in tempi rapidi, un tavolo di coordinamento tecnico-politico, che veda presente l'Assessore regionale competente e che convochi, oltre ai dirigenti del Dipartimento, di A.Li.Sa. e di Asl5 tutti i parlamentari del territorio spezzino e consiglieri regionali. “Questo - si legge - nel documento - dovrà avere l'obiettivo di individuare la soluzione giusta per garantire, agli OSS che prestano servizio presso le strutture di Asl5, la continuita occupazionale”. Al primo cittadino si chiede inoltre di verificare e relazionare nell'ambito del predetto tavolo, acquisendo un parere preventivo della Corte dei Conti, la “possibilità di allestire una società in house per l'erogazione di servizi sanitari in cui, nell'immediato, far confluire il servizio di logistica alberghiera così come previsto dall'appalto in essere tra Coopservice e Asl5”. L’azienda, sempre secondo l’unanime indirizzo impostato dal parlamentino di Piazza Europa, dovrà essere formata “da capitale interamente pubblico e con un unico socio: Asl5. Essa subentrerà all'appalto oggi in essere con Coopservice e in virtù di questo dovrà assorbire il personale attraverso la clausola di salvaguardia occupazionale”. l servizi verranno erogati solo ed esclusivamente in favore dell'unico socio al tavolo di cui al primo punto, in relazione alla normativa vigente (articoli 35 e 36 del DLgs 165/2001) e all'articolo 97 della Costituzione, la possibilità concreta di un intervento in Parlamento con l'obiettivo di garantire la continuità occupazionale degli OSS di ASL5. Ciò analizzando gli emendamenti proposti e la soluzione di un'assunzione per via diretta nella Pubblica Amministrazione e in un servizio gestito in ambito regionale, com'è appunto il SSR. L’ordine del giorno termina con altri due punti: innanzitutto vagliare “la possibilità di varare una Legge Regionale ad hoc, contemplando i rischi di impugnativa, per risolvere la questione occupazionale che potenzialmente si andrà a creare e, dunque, evitare il concorso in Asl5”. Infine l’ultimo passaggio, che riguarda l’esecutivo nazionale vagliando “la possibilità di redigere e dunque proporre un progetto di Legge, in Parlamento, che consenta di applicare la clausola di salvaguardia sociale nella pubblica amministrazione, per le operazioni di internalizzazione di servizi fini a quel momento appaltati a soggetti terzi”.

La discussione assume toni conseguenti al clima, con diversi interventi brevi e di concordia. Accorati Caratozzolo e Lombardi (“Anche solo un posto di lavoro perso sarebbe una sconfitta”), morbido, per una volta, Cenerini, realistico Melley (“i loro posti di lavoro rimangono a rischio”), decisamente più polemica Patrizia Saccone, cui si accoderà più tardi Andrea Costa, che se la prende con la bocciatura dell’emendamento presentato oggi in Senato dalla consigliera Pucciarelli (nel mirino Pd e M5S) che Forcieri battezza come “inammissibile”. “C’è un grave ritardo - attacca Pecunia -, l’argomento delle Oss non è certo degli ultimi quindici giorni. Non dovevamo arrivare fino a qui, chi lo ha sollecitato non è stato ascoltato e non mi sembra giusto che in presenza di un documento congiunto bisogna salvare tutti. Oggi firmiamo un impegno, che è tale e quale a quello che avevamo chiesto venerdì. Non abbiamo soluzioni nel cassetto”. Dai banchi della maggioranza Vatteroni corregge Forcieri dicendo che l’emendamento della senatrice leghista era stato giudicato ammissibile perché non c’era affatto una mancanza di fondi, ma “è stato bocciato dalla maggioranza che sostiene il governo”. Il veleno è nella coda, Frijia e Federica Costa (“Voi quale proposta avete portato in Senato?, ripeterà più volte) alzano i toni come non era ancora successo.

Il dibattito si chiude con le parole del sindaco Pierluigi Peracchini ricorda i tempi di quando da sindacalista battaglió per quell’accordo al ribasso (“ho fatto il matto come tante altre volte”), si scaglia contro Coopservice (“la stessa coinvolta nell’ospedale del Felettino con Pessina e che non aveva certo problemi economici”) e difende la Regione Liguria e il presidente Toti, impegnato nella difficile situazione dell’alluvione: “Gli impegni scritti nella mozione sono importanti e da domattina bisogna portarlo avanti. Il mio è un appello unitario per lavorare insieme: rimaniamo diversi ma questo impegno lo dobbiamo a chi vive questi momenti con ansia e preoccupazione”. Nel momento delle dichiarazioni di voto Caratozzolo dà a Cesare quel che è di Cesare con lo stile dialettico che lo contraddistingue: “In consiglio regionale sottolineo il grande lavoro odierno di Battistini, di Salvatore, di Michelucci e sopratutto di Liguria Popolare che ha aderito alla proposta con il consigliere Andrea Costa che ha sparigliato le carte”. Il rischio però che ci si rimangi clamorosamente la parola rispetto agli intenti originari non c’è e non ci può essere perché sarebbe un inimmaginabile autogol nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici. Anche se si va al voto, unanime, con i denti stretti e i nervi scoperti.

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