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Piazza Mentana, duecento persone per dare voce a tutti gli oppressi | Foto | Video

I giovani vogliono respirare un'aria nuova: di tolleranza. Lo hanno ripetuto fino allo sfinimento oggi pomeriggio in Piazza Mentana durante il sit in annunciato nei giorni scorsi per partecipare alla mobilitazione mondiale "Black lives matter".

"vogliamo giustizia, la vogliamo adesso"
Piazza Mentana, duecento persone per dare voce a tutti gli oppressi

La Spezia - "Io non sono razzista, ma vi racconto una storia: un ragazzo di colore offre il suo posto sull'autobus ad un'anziana per rispetto. Si sente rispondere 'tornatene a casa tua'. Io mi chiedo perché debba avvenire tutto questo. Noi continuiamo a lottare per i diritti". Lo ha raccontato un ragazzo di colore, oggi in Piazza Mentana. Le sue parole e quelle degli altri testimoni pesano come un macigno ma valgono per coloro i quali. ogni giorno, subiscono atti di razzismo e violenza. Che sia fisica o verbale, la violenza nella civiltà di oggi si manifesta ad ogni angolo: miete vittime e il caso simbolo di una mobilitazione mondiale è quanto avvenuto a George Floyd. Soffocato dopo essere rimasto a terra per 8 minuti e 46 secondi e nel vano tentativo di essere liberato ha detto "I can't breathe" "Non riesco a respirare".
E c'è un'altra aria che più di duecento spezzini oggi non vogliono più respirare quella che tira davanti ad ogni atto quotidiano di razzismo, sfruttamento, odio. Vogliono giustizia, per tutti. Respirare un'aria nuova e lo hanno ripetuto fino allo sfinimento oggi pomeriggio in Piazza Mentana durante il sit annunciato nei giorni scorsi per partecipare alla mobilitazione mondiale "Black lives matter".
Pochi minuti prima delle 18 con un cielo plumbeo che minacciava pioggia si sono ritrovati in tanti, senza bandiere, colori politici. Gli unici vessilli riconoscibili sono stati una bandiera della pace e un tricolore indossato da un ragazzo di colore che si trovava a partecipare con alcuni amici. Tanti altri come loro: famiglie intere, ragazze giovanissime, mamme con i bambini, uniti dalla voglia di stare assieme A troneggiare sulle scale del civico un grande striscione con un ritratto di Floyd e il messaggio: "Black lives matter".
Una manifestazione, ordinata, animata ma composta scandita talvolta dagli organizzatori che ricordavano di mantenere la giusta distanza perchè il coronavirus c'è. E poi tutti, grandi e piccoli con le mascherine a farsi accompagnare dalle note di Bob Marley e Redemption song su tutte.
Prima che cominciasse il flash mob che prevedeva il silenzio e i pugni alzati gli organizzatori e i testimoni hanno fatto alcune riflessioni, ricordando tante storie come quelle di Floyd. Il primo a parlare è stato un ragazzo della Cittadella della Pace: "Dobbiamo essere fratelli, dobbiamo volerci bene, la Caritas mi ha insegnato che siamo e rimaniamo fratelli, sempre. Non ho molto altro da dire".
Quello che gli altri hanno cercato di spiegare è che la giornata di oggi, in Piazza Mentana, può avere la potenza di ritrovarsi, il giorno successivo, migliori di come ci si è ritrovati.
"Questa pandemia - ha spiegato uno degli organizzatori - ci ricorda quanto sia importante il contatto, incontrarsi. Ci ha costretti a stare lontani, ci ha fatto riscoprire che l'egoismo non è la risposta. Questa piazza ha senso solo se nella nostra vita quotidiana. Vorrei che domani, dopo questa intensa giornata vi svegliaste diversi, sennò non è servito a nulla tutto questo".
Nel corso della manifestazione una delle organizzatrici ha letto una lunga lista di nomi: vite recise dalla violenza, lo sfruttamento, vite non riconosciute perse in mare oppure in un campo a raccogliere cibo da servire in tavola.
"Siamo qui anche per chi un nome non ce l'ha - ha detto - chi è morto in mare, a chi non è stata nemmeno riconosciuta la dignità di avere un nome. Chi è morto, nei nostri campi, per lo sfruttamento, il caporalato. Dobbiamo riconoscere che questa regolarizzazione dei braccianti è disumana, perché torneranno poi in un calderone senza diritti".
Dalla scalinata gli organizzatori si sono anche chiesti: "Come sconfiggere il razzismo? Che cos'è il razzismo? I razzisti sono persone che proiettano le proprie frustrazioni sugli altri. Persone che ci vogliono egoisti, impauriti. Noi dobbiamo avere qualcosa in più: la tolleranza che è la maturazione della capacità di riconoscere nell'altro le sue capacità. Vogliamo giustizia. La vogliamo adesso". "Dobbiamo guardarci negli occhi - hanno aggiunto - è da lì che parte l'aria di cambiamento".

Dopo le parole è calato il silenzio, un timer scandiva gli istanti in cui la storia di George Floyd è diventata un capitolo doloroso della storia di tutti. A chiudere altre testimonianze, tra queste anche quella di Hager 21 anni, italiana e studentessa di Giurisprudenza. Il suo unico "peccato"? Essere un'italiana di seconda generazione. L'ultimo saluto è stato con la musica e l'esibizione di un gruppo rap della Cittadella della Pace.

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07/06/2020 - Black lives matter, Piazza Mentana per i diritti


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