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Un'isola fotovoltaica per far "respirare" i muscoli

Un parco energetico galleggiante per insufflare aria tra i filari e migliorarne la produttività. L'ha ideata il professor Ravagnan dell'Univeristà di Venezia. Varrella: "In futuro potrebbe alimentare anche le nostre barche elettriche"

il progetto
Un'isola fotovoltaica per far "respirare" i muscoli

Golfo dei Poeti - Venti piattaforma galleggianti ampie quanto un piccolo appartamento in grado di diventare la "presa di corrente" di tutte le attività marine legate alla mitilicoltura e non solo. Potenzialmente, un dispositivo in grado di azzerare il consumo di energia fossile dell'intera filiera della produzione dei molluschi dal filare fino al termine della stabulazione. Il progetto è ambizioso, ma anche tremendamente semplice. E' uscito dalla mente del professor Giampietro Ravagnan, ordinario di microbiologia dell'Università Ca' Foscari di Venezia che da anni lavora per rendere il mare "antropizzato" un luogo più salubre.
Un'idea tagliata sulle esigenze dei coltivatori di muscoli spezzini. "Con l'Università di Genova avevamo raccolto tantissimi dati negli ultimi due anni, che hanno dimostrato come d'estate c'è una stratificazione dell'acqua, soprattutto negli allevamenti entro diga, per cui nei primi cinque metri di profondità si creano alte temperature e bassa ossigenazione - illustra Paolo Varrella, presidente della Cooperativa Mitilicoltori Associati - Questo crea gravi problemi alla crescita del seme e dei muscoli stesso. Ci siamo quindi chiesti come mitigare a questo fenomeno".

Scartata l'ipotesi di praticare dei fori nella diga, ecco la soluzione proposta dal professor Ravagnan: coprire dei moduli di pontone galleggiante, come quelli usati per i porticcioli turistici, con una pannellatura fotovoltaica che attivi un compressore in grado di insufflare aria in una rete di tubi porosi installati sott'acqua che arieggino la zona degli allevamenti. "Contemporaneamente parte dell'energia sarebbe immagazzinata in apposite batterie - spiega lo scienziato - che garantirebbe di poter far lavorare il sistema 24 ore su 24. Di notte infatti il problema è particolarmente sentito perché si ferma la fotosintesi delle piante marine. Ma le possibilità a questo punto sarebbero infinite, perché quell'energia potrebbe essere usata poi per tanti altri scopi".
Lo studio descrive i benefici di questa tecnica di bioremediation, in grado di riportare "i sedimenti ad uno stato fisiologico di ossidazione tale che possa permettere poi l’insediamento spontaneo di piante fanerogame che nel tempo potranno determinare le migliori condizioni di biodiversità ambientale, fondamentale anche per la qualità della produzione dei mitili". Una tecnica già utilizzata dallo stesso professor Ravagnan per migliorare lo specchio acqueo interno dell'arsenale di Venezia, il cui fondale è coperto da metri di carbone, legna e idrocarburi depositati in settecento di attività marinaresca, dal Medioevo all'epoca contemporanea.

Le piattaforme proposte e brevettate, ognuna lunga 10 metri e larga sette, ha una capacità di accumulo di 15 kws giornalieri. "La produzione di circa 1,5 kwh nell’arco di una giornata di 8-10 ore corrisponde ad un consumo medio giornaliero di circa 9 litri di combustibile fossile: quasi 5 tonnellate all'anno di emissione di CO2 risparmiate - si calcola nello studio - Il risparmio di carburante equivalente necessario ad un gruppo elettrogeno idoneo è di circa 4.500 euro/anno e consente di ammortizzare il costo della piattaforma energetica fotovoltaica. Non vi sono inoltre i costi di sostituzione del gruppo elettrogeno che ha una vita presunta di 12mila ore di funzionamento".
"Inoltre migliorare la performance dei molluschi significherebbe di per sé aumentarne la filtrazione e quindi la mineralizzazione della CO2 in carbonato di calcio - spiega Varrella - Se poi riuscissimo a collegarli tutti assieme, l'energia in eccesso potrebbe essere messa in rete e magari coprire in parte o del tutto il fabbisogno dello stabulatore di Santa Teresa che consuma circa 100mila Kw di energia elettrica all'anno. E ancora si potrebbero ricaricare in un futuro i macchinari e magari le stesse barche in modo da abbandonare i motori a benzina e gasolio. Per noi sarebbe un investimento pensato anche sul lungo periodo. Non la si colga come una proposta provocatoria: è un'idea progettuale".

Un vero e proprio parco fotovoltaico galleggiante in mezzo agli impianti di mitilicoltura insomma, un’isola energetica off grid che sarebbe probabilmente la prima in Europa del suo tipo. "Il prototipo di pontone energetico ha un costo di 70mila euro, ma una volta iniziata una produzione industriale è una cifra destinata ad abbattersi - conclude il professor Ravagnan - E' inoltre facilmente replicabile e utilizzabile in diversi contesti, perché costruita su moduli industriali solo da assemblare. E' in pratica un'integrazione di tecnologie. L'Impatto visivo? Zero. Sono piattaforme che galleggiano a pelo d'acqua. Il rumore è quello di un piccolo compressore in mezzo al mare, quindi direi trascurabile".

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