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Serie D, la rivolta delle formazioni retrocesse a tavolino per Covid-19

Il presidente della Grumentum fonda il comitato "Salviamoci" che riunirà tutte e trentasei le formazioni in una "class action" legale nelle sedi più opportune. Interessata anche la Fezzanese?

Serie D, la rivolta delle formazioni retrocesse a tavolino per Covid-19

La Spezia - Trentasei retrocessioni "per Covid" in Serie D, perchè è esattamente questo che la LND ha deciso nel suo ultimo Consiglio Direttivo. Una decisione aberrante che ha fatto saltare sulla sedia e andare su tutte le furie praticamente tutte e 36 le società coinvolte. In effetti spedire in Eccellenza trentasei squadre alla 27° giornata di campionato, ossia quando mancano ancora nove turni alla fine dello stesso con la bellezza di 27 punti in palio e due Play - Out da disputare per ogni girone è qualcosa di assurdo e fuori da ogni logica. In poche parole si tratta di trentasei retrocessioni a tavolino quando un club per essere retrocesso a tavolino cosa deve aver fatto? Deve aver compiuto qualcosa di estremamente grave come un illecito sportivo. Questi club invece cosa hanno fatto? Bé probabilmente pagato la pesante iscrizione chiesta dalla LND al torneo di Serie D, i cartellini, le assicurazioni, il medico sociale, lo stadio per chi non lo ha di proprietà, i calciatori, i pranzi, le trasferte, gli allenamenti, gli staff...eccetera eccetera. Però ora si vedono retrocedere a tavolino senza un verdetto del campo. Pandemia e illecito sportivo non faranno mai rima e neanche scopa, il concetto di "retrocesso per Covid" o "promosso per Covid" non è normale per quanto si voglia far passare questa idea. Certo manca l'avvallo definitivo del Consiglio Federale della FIGC, ma intanto i presidenti delle 36 società coinvolte si sono riuniti in un comitato.

Il comitato si chiama SALVIAMOCI che ha intenzione di mettere in atto una "Class Action" contro queste decisioni cervellotiche con retrocessioni d'ufficio senza che le società abbiano potuto giocare partite fondamentali per la salvezza, magari dopo aver speso somme ingenti per rinforzarsi nel mercato invernale. A farsi da promotore di questa iniziativa è stato il presidente della Grumentum, formazione partecipante al Girone H, Antonio Petraglia, tra l'altro noto avvocato. In un'intervista alla trasmissione "Riunioni di D" lo stesso Petraglia ha promosso questo coordinamento affermando che il comitato "Salviamoci" si farà sentire in tutte le sedi legali più opportune e il presidente della Grumentum chiederà di essere ricevuto direttamente a Roma per esprimere il proprio dissenso a tutte le retrocessioni d'ufficio.

Sembra che anche molti sindaci e amministrazioni comunali siano al fianco delle trentasei società la cui retrocessione a tavolino e la possibile mancata iscrizione in Eccellenza potrebbero avere impatto negativo anche a livello sociale.

Non tutti però sembrano entusiasti di questa soluzione. La presidentessa del Tuttocuoio Paola Coia e il presidente del Pomezia Alessio Bizzaglia hanno invece chiesto un incontro privato con il presidente della Lnd Sibilia per discutere una retrocessione che, comunque, proprio non va giù a nessuno.

E' stata scritta una pagina buia nella storia del calcio italiano, ancora più grave, perché promossa da esponenti che dovrebbero avere a cuore l’essenza del calcio del nostro Paese, quella del segmento dilettantistico. E' passato un principio abnorme, di un'unica gravità: quello per cui, a seguito di una pandemia, anziché di agevolare le società che si trovano logorate dal tragico contesto, le si punisce con una sanzione afflittiva; cioè il campionato non si può continuare causa Covid-19, si ferma, magari la squadra in quel momento aveva il diritto di disputare i play out o aveva grandi chances di salvarsi e cosa fanno le istituzioni? Addebitano gli effetti della pandemia alle società in questione, addirittura sanzionandole con una retrocessione (che significa perdita di un titolo sportivo), quando, nella fisiologia degli eventi, avrebbero potuto salvarsi con i play out o in altro modo, causa classifica corta”.

Ladispoli e Città di Anagni sono le laziali che sembrano aver già aderito a questo Comitato che andrà a presentare il proprio dissenso direttamente a Federazione e Governo: “Ci rivolgeremo direttamente al Presidente della FIGC Gravina ed al Ministro dello sport per denunciare tale proposta abnorme, idonea ad avere il marchio della irricevibilità sui tavoli della Federazione – prosegue Antonio Petraglia - "Se, sciaguratamente, ma non voglio crederlo, il Presidente Gravina dovesse recepirla, non ci vorrà molto per farle fare la fine che merita in qualsiasi sede giudiziaria poiché è lampante che le Istituzioni sportive del nostro paese non hanno fatto buon governo della delega attribuita loro dall’esecutivo dal decreto rilancio. E’ davvero una pagina non esaltante per la storia sportiva del nostro Paese”.

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