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La crisi economica colpirà anche il calcio dilettantistico

La crisi economica colpirà anche il calcio dilettantistico

La Spezia - Sono passate tre settimane dall’inizio della quarantena imposta dal Premier Conte, e ogni giorno che passa, diventa sempre più complicato per Sibilia e il governo del calcio dilettantistico definire le norme di eventuali recuperi oppure ufficializzare la chiusura anticipata di tutti i campionati, che al momento appare la soluzione migliore. Ma il dopo Coronavirus del calcio dilettante, perché esiste anche il calcio dei più “poveri” e non solo quello dei “ricchi e famosi”, si preannuncia difficile con uno scenario disastroso, apocalittico con diversi club che saranno costretti a chiudere. La prossima crisi economica, che si abbatterà inesorabilmente sul nostro paese, porterà sicuramente le famiglie a fare i conti, e quindi anche lo sport dei propri figli potrebbe diventare una spesa da evitare. Un grido d’allarme lanciato anche dalla stessa Lega Nazionale Dilettanti: “Rischiamo di perdere oltre tremila società di base, un disastro”.

I numeri della Lega Nazionale Dilettanti - Tra le società di Serie D, Eccellenza, Promozione, Prima Categoria, Seconda Categoria, Terza Categoria, perché in molte regioni c’è ancora questo campionato, e Scuole Calcio ci sono circa 1.045.565 di tesserati tra ragazzi e ragazze che, come riportato dal Corriere dello Sport, equivale al 98%, quindi solamente il 2% riguarda i calciatori tesserati con club professionisti. Su 560 mila partite stagionali solamente 3000 vengono disputa nei campionati professionistici di Serie A, Serie B e Serie C. Già, avete letto bene: le restanti sono disputare sui campi di periferia, magari ancora in terra battuta, lontano dalla telecamera che regalano e immortalano le gesta dei nostri calciatori preferiti.

Le difficoltà delle società dilettantistiche- Una società vive soprattutto grazie alla sponsorizzazione locale, in altre parole il ristorante, la pizzeria o altre piccole attività che operano sul proprio territorio, oltre alle quote del Settore Giovanile e della Scuola Calcio, chiaramente chi ha la fortuna di avere questa possibilità. Ma se le attività, che avevano sottoscritto una sponsorizzazione per apparire orgogliosamente sulla maglia del club, chiudono? E se le famiglie, come detto in apertura, saranno colpite dalla crisi economica? Le società dove ritireranno i soldi per pagare le bollette della luce e dell’acqua, che sono le necessità primarie per andare avanti? Quindi, si preannuncia un periodo molto incerto anche se c’è la speranza, perché voglio credere che sarà cosi, che il Governo e le istituzioni locali possano venire incontro alle società che creano importanti occasioni di socialità, soprattutto nei settori giovanili. Perché se il calcio dei “ricchi e famosi” chiede aiuto allo stato e giusto che anche noi, che facciamo parte del calcio dei più “poveri”, possiamo continuare in futuro a sostenere la squadra del proprio paese o del proprio rione. Salviamo il calcio, è giusto, ma ricordatevi anche di quello dilettante.

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