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Gravina: "Non firmerò mai il blocco dei nostri campionati"

Il presidente della FIGC intervenuto online al meeting promosso dall'Ascoli Calcio

Gravina: "Non firmerò mai il blocco dei nostri campionati"

In attesa del Consiglio Federale del prossimo 8 maggio a cui interverranno tutte le leghe dalla A ai dilettanti passando per Serie B e Lega Pro e dove, molto probabilmente, verrà presa una decisione definitiva in merito nella giornata di ieri è intervenuto al meeting online promosso dall'Ascoli Calcio con il nome di "Crescere Insieme" il presidente della Figc, Gabriele Gravina.

In questo suo intervento il N°1 della Federazione Italiana Giuoco Calcio si è detto totalmente contrario al blocco del campionati come invece già successo in Olanda, Belgio e più recentemente anche in Francia.

"Non firmerò mai il blocco dei nostri campionati, non posso farlo, significherebbe uccidere il calcio italiano - ha detto - Tutti invocano il blocco, lo faccia il Governo, ce lo imponga. Se dobbiamo aspettare il contagio 0 e il vaccino salta anche la stagione 2020-21".

"C'è differenza tra il gioco del pallone nelle piazzette e negli oratori e l'industria calcio che è un'altra cosa. Ai calciatori con famiglie cosa andremo a dire? Che magari per i prossimi 2/3 anni dovranno cambiare mestiere? Ogni giorno devo rintuzzare attacchi e la gente non capisce o fa finta di non capire. Ribadisco ancora una volta il concetto che io la firma su un blocco del campionato non la metterò mai. Se non ragionassimo come sistema, la ripartenza per i club avrebbe dei costi fissi molto ingenti. Non ci saranno incassi dal botteghino soprattutto in B, C e D, ci saranno meno sponsor, le aziende avranno difficoltà, la valorizzazione del prodotto correrebbe il rischio di avere meno peso specifico e forzatamente ci saranno anche meno diritti televisivi".

Sul futuro. "Mi auguro che il mondo del calcio, che ha un impatto altamente significato nella vita sociale del nostro Paese, possa ripartire con minor individualismo. Abbiamo bisogno di maggiori relazioni, occorre ragionare in termini di partecipazione e condivisione".

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