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A tu per tu con Luca Ferdeghini, direttore tecnico della Pontremolese

Intervista a 360° con il dirigente spezzino con il quale abbiamo parlato della sua esperienza nello Spezia Calcio, dai campus con le società professioniste fino ad arrivare alla crescita constante della società del presidente Aprili.

A tu per tu con Luca Ferdeghini, direttore tecnico della Pontremolese

La Spezia - Segreti di un successo che parte dal basso, da un gruppo di lavoro unito, un esempio da cui prendere spunto per continuare a crescere. Il personaggio che ho incontrato nel mese di maggio è il direttore tecnico Luca Ferdeghini, da due anni nelle vesti di stratega delle fortune del club toscano. Luca, che ringrazio per la disponibilità nel sedersi virtualmente nella nostra sala stampa, alle sue spalle ha un passato importante nelle file dei settori giovanili di Foce Vara e Spezia Calcio, oltre all’esperienze vissute nelle prime squadre di Pitelli, Ceparana e Palleronese ma non possiamo non menzionare anche le grandi esperienze vissute come collaboratore tecnico nei campus targati Milan, Inter e Torino. Insomma, Luca, è sicuramente un uomo di campo, un valore aggiunto per la società della Pontremolese che punta a crescere stagione dopo stagione.

Leggendo il tuo lungo e importante curriculum mi sorge spontanea farti una domanda: tante esperienze da istruttore, collaboratore e mister ma da oltre due anni fai il direttore tecnico del settore giovanile e scuola calcio. Oggi in quale ruolo si identifica Luca Ferdeghini?
“Ogni tanto me lo chiedo. Ad oggi, però, non lo so neanche io. Sicuramente aver avuto tante esperienze in ruoli diversi mi hanno aiutato a completarmi sia in campo che a livello caratteriale. Dove mi vedo? Mi piacerebbe poter allenare la Prima Squadra della Pontremolese con in rosa tanti ragazzi cresciuti nel nostro settore giovanile, ma ultimamente mi vedo in mezzo alla campagna nel mio orto che in questi periodo è diventato il posto dove mi sento veramente bene”

Sette anni nel settore giovanile dello Spezia sono stati sicuramente una esperienza importante sotto tutti gli aspetti, quale in particolare per te?
“ Inizio facendoti un nome: Giuseppe Zuccarelli. Il mister, che ringrazio ancora oggi, è stata la persona che mi ha voluto come collaboratore tecnico nello Spezia, dove in quel periodo il responsabile era Gladis Conti. L’esperienza allo Spezia è stata sicuramente bella, positiva e mi ha insegnato tanto, anche grazie ai ragazzi che ho allenato e al confronto quotidiano con tecnici, dirigenti e addetti ai lavori. Dopo tanti anni da collaboratore mi è stata data la possibilità da Palo Rovani, persona che stimo molto e che sicuramente mi ha aiutato molto nel mio percorso di crescita, di allenare insieme a Amedeo Nigro la leva dei 2003. Anche in questa circostanza devo dirti che è stata sicuramente una bella esperienza”

Come mai l’addio allo Spezia?
“Ogni anno che passava, e ne sono passati la bellezza di sette, mi rendevo conto che chi doveva valutare il lavoro fatto su campo lo faceva solo esclusivamente guardando i risultati e non alla crescita dei singoli ragazzi. Non nego che questa situazione mi ha creato qualche disaggio. Comunque dopo tanti anni ricordo tutti con piacere, ma un pensiero speciale va a Paolo Bartoletti che ci manca tanto”

Nel suo curriculum ci sono anche varie collaborazioni tecniche in campus con società professioniste come Milan, Inter e Torino. Per te sono state esperienze tecniche positive?
“ Direi che più che esperienza tecniche sono state esperienze umane. L’immagine dei bambini che arrivano al campo emozionati perché non vedono l’ora di vestire la maglia della squadra per la quale magari tifavano è sicuramente l’immagine più bella che mi porto dentro da questa esperienza. Però permettimi di dire anche un’altra cosa, che magari non farà piacere ma sento il dovere di dirla. In quei campus mi sono reso conto che troppi personaggi organizzano questi stage solo per interesse personale e per pagarsi le ferie estive. Ecco, questo è uno dei motivi per il quale ho smesso di farli. In questo periodo particolare leggo che ci sono personaggi che io chiamo “ venditori di fumo” i quali si presentano come maestri della tecnica. Credo che non dovrebbero permettere a questa gente di avere contatti con i ragazzi, non per il virus ma perché fanno male a tutto il movimento e soprattutto ai bambini”.

Nonostante tu sia di Ceparana da tre stagioni ha scelto la Toscana. C’è qualche motivo particolare?
“Chiusa la mia esperienza con lo Spezia Calcio ho avuto solamente due contatti nello spezzino. Grazie all’interessamento di Oreste Petrucci e Michele Pappalardo, che ringrazio nuovamente, fui contattato dalla Tarros Sarzanese e dal Follo, però avevo il desiderio di provare un’esperienza di terra toscana. Il mio desiderio si è avverato grazie all’amico Matteo Salsano che mi ha voluto come mister alla Palleronese, in terza categoria. Quella di Pallerone è stata una bellissima esperienza, anzi la più bella di questi vent’anni di calcio. Perché? Perché lo spirito di adattamento dei ragazzi che ho avuto la fortuna di allenate mi ha lasciato un ricordo fantastico. Ti ricordi la mitica Longobarda nel film l’allenatore del pallone? Ecco, noi siamo stati un facsimile, ovviamente io allenavo alla Canà…”

Chiusa la sua esperienza alla Palleronese, ecco arrivare la scelta Pontremolese?
“La scelta Pontremolese ha un nome: Luca Lecchini. E’ stato lui che mi ha proposto dopo un solo anno il ruolo da direttore tecnico. Si vede che ha capito che come mister non ero gran che ( sorride ). Luca, è una persona competete, piena di idee e grande energia positiva che spesso mi trasmette e quindi io riesco a trasmetterla ai nostri ragazzi. A Pontremoli ho trovato un presidente, Paolo Aprili, che mi ricorda tanto Paolo Mantovani, ovvero il mio presidente di quando giocavo nella Sampdoria. Permettimi, però, di ringraziare Gianluca Buttu per il periodo trascorso insieme e per il confronto avuto. Ringrazio anche i Tecnici e gli addetti ai lavori che in questi due anni mi hanno aiutato a condividere tanti aspetti importanti nell’organizzazione di un lavoro sul campo che se fatto curando i dettagli fa sicuramente la differenza. Ora con l’arrivo di Oreste Petrucci, che sicuramente non ha bisogno di presentazioni, la società ha fatto un ulteriore scelta che mi fa capire che sono approdato in una grande società. La migliore”

Facciamo un passo indietro. Nella Stagione 2016/17 la Pontremolese ha cambiato gestione e la crescita è stata importantissima dalla prima squadra, che ricordiamo è stata promossa in Eccellenza, passando per il settore giovanile e Scuola Calcio, oggi scuola calcio d’eltite. Ci racconti i motivi di questo successo?
“ Per quanto riguarda la Prima Squadra, che ovviamente seguo meno, ho visto che sono stati fatti investimenti importanti sia come rosa di giocatori sia come staff tecnico, oltre ad aver affidato ruoli importanti a persone che sicuramente sono preparate e competenti. Ricordati una cosa: la differenza la fanno le persone con le loro qualità umane. Per quanto riguarda il settore giovanile e la scuola calcio, che ovviamente seguo da vicino, ti posso dire che il nostro successo è arrivato quando abbiamo deciso di mettere al centro del nostro progetto i nostri tecnici. I nostri tecnici e istruttori, infatti, mettono al primo posto la crescita dei propri ragazzi e non la loro. Sembra una cosa scontata ma credimi che non la è”

Come avviene la scelta dei tecnici o degli istruttori?
“La scelta non viene fatta a caso ma seguendo un aspetto fondamentale, quello umano ed empatico. Il benessere di ogni ragazzo dev’essere il motivo principale per il quale noi tutti lavoriamo sul campo. Far star bene tutti è facile nel dirsi ma un po’ più complicato nel metterlo in pratica. Noi, però, ce la mettiamo tutta. Ho scelto Pontremoli anche per questo, anzi Pontremoli ha scelto me”

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