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Ultimo aggiornamento: Lunedì 20 Maggio - ore 22.33

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Andrea Bonomi, scrittore e quasi poeta. Una quasi intervista

"Da quando sono iscritto pigramente all’università ho avuto l’esigenza di scrivere. Piccole frasi, cavolate, pensieri. Una sorta di diario confuso e senza ricordare il giorno, il mese, l’anno. Poi succede che la vita ti costringe a diventare uomo prima del tempo e per fortuna ritrovi il piacere di annotare qualcosa su dei fogli bianchi.
Questi fogli bianchi diventavano un quaderno, poi due, tre…Non volevo più fermarmi! Perché scrivere significava e significa entrare in un’altra dimensione; significa isolarsi da tutto e da tutti. Significa stare bene".


Andrea Bonomi, spezzino fino al midollo, classe 1988, la generazione che si giocò l'infanzia al Game Boy e "che smise troppo presto di svitarsi il belino dalle seghe su Emanuela Folliero". Nel 2012 esordisce con Anche Robin Hood piange (edito da Habanero ed ERGA), un romanzo divertente e delirante, che pare scritto tutto d'un fiato, perché tale è il ritmo di lettura a cui invita. Una sorta di romanzo giovanile, molto pulp, che rimanda a una bella manciata di riferimenti: il romanzo di formazione alla J.D. Salinger, la lascivia compiaciuta di Charles Bukowsky e John Fante, il cinismo spezzino alla Gino Patroni (unico antidoto possibile allo spleen spezzino), la melanconia violenta di Piero Ciampi, il calcio anarchico di Ezio Vendrame, gli incubi lucidi di Tiziano Sclavi, i lutti sentimentali di Emidio Clementi, i Massimo Volume, gli oracoli paranoici di Giovanni Lindo Ferretti, i C.S.I., la commedia malinconica di Mario Monicelli, l'intransigenza cronica di Nanni Moretti e, ovviamente, Quentin Tarantino: non a caso "Harvey" è il soprannome dato dal protagonista Dante Cruciani all'amico immaginario che, proprio come Winston Wolf, gli risolve i problemi. O quasi.
Sebbene siano tutti uniti dal filo rosso della trama, i capitoli sono autosufficienti come cortometraggi, e la scelta stessa di intitolare diversamente ogni capitolo asseconda e conferma questo originale approccio al racconto.

"Rileggendolo mi accorgevo di aver scritto con rabbia, scintilla vitale, una qualità che non deve essere coltivata se non proprio in questa fase della vita; quando hai il fuoco nello stomaco. Quando un ragazzo coltiva la sua rabbia fin dall’adolescenza forse un giorno potrà fargli comodo. Arrivato a ventiquattro anni ho cercato di trasformarla in energia positiva. Ed ecco il libro".

Dante Cruciani, orfano, una specie di eroe passivo giovanile abbozzato alla Andrea Pazienza ma tratteggiato alla Bad Trip, sbandato come il giovane Holden, dolorante come il giovane Werther, un specie di "accattone" spezzino – in camera ha la locandina dell'omonimo primo film di Pasolini. Una conoscenza quasi autistica di tutte le capitali del mondo. Una ragazza da dimenticare. Lo salvano il calcetto, le canne con gli amici e l'affetto quasi paterno che prova per Luca, il figlio del delinquente a cui si appoggia per fare qualche furtarello. La devozione allo Spezia inchioda le sue domeniche allo stadio, inibendo inesorabilmente ogni suo proposito di fuga.
Mi piace pensare a questo libro come a un romanzo di formazione per giovani spezzini, e penso che farebbero bene a leggerselo perché troverebbero molto di loro stessi e del loro rapporto con la città: (La) Spezia, che poi non è una città ma un abitudine, diceva Gino Patroni. Troverebbero finalmente qualcuno capace di togliergli molte parole di bocca, che poi l'identità è questa.
Ma che fine ha fatto Dante Cruciani?

"Se l'è passata brutta, il Cruciani, vivendo in uno stato di paranoia leggendario. Ha deciso di scappare in qualche località segreta cambiando nome come un banale terrorista. Poi è tornato perché gli mancava l'odore del vento. il suo più grande sogno era diventare Batman, si accontenta di essere Robin (Hood) ma non disdegnerebbe un vero lavoro prima di invecchiare".

Recentemente Bonomi ha dato al suo scrivere un taglio più destrutturato, scarno e agile, distillando una forma letteraria che non è più prosa e non è ancora poesia. È quasi poesia. E ben cinquantatre sono le quasi poesie che vanno a formare l'ebook Siamo diventati Brutti, un libro "pieno zeppo di poesie terapeuticamente pericolose", una collezione di attimi che a leggerli sono rapidi e indolore come un'iniezione, ma una volta entrati in circolo si dilatano nello spazio di un'esistenza.
A partire dal prologo, con uno slancio ideologico quasi eroico, l'autore condanna le malcelate cospirazioni della borghesia rossa e i suoi attori, da Matteo Renzi alla massoneria, dall'esercito di giovani bio-programmati per cambiare il mondo partendo dal Lions Club cittadino a quella rete nascosta fatta di "divorziati che avevano bazzicato Lotta Continua per poi finire nei Tennis Club a giocare a biliardo, che ascoltavano un disco live di Astor Piazzolla prima di cenare con la verdura del nipote che aveva provato a fare architettura senza successo e si era inventato contadino nel podere del nonno, generale dell’esercito in pensione".
Incastrati tra prove di ermetismo e training autogeni, ricorrono gli stagni sentimentali e i malumori quasi metafisici che la città-prigione regala in certe ore, elementi già noti all'opera precedente ma questa volta affilati da un maggiore cinismo, come nel misantropico aforisma:

Se i bagnini
fossero persone normali
lascerebbero
affogare
tutti quanti

Ma come si diventa quasi poeti?

"Fedele alla linea del maestro Roberto freak Antoni: "Sono e sarò sempre un dilettante. Cioè una persona che si diletta, che cerca sempre di provare piacere e di regalare il piacere agli altri".

Lo Spazio BOSS, che quest'anno ha aperto una finestra sugli scrittori, ospiterà Bonomi durante l'aperitivo letterario del 20 agosto. Accompagnato dalla chitarra jazz di Mario De Simoni, l'autore leggerà le quasi poesie tratte da "Siamo diventati Brutti", e lo farà col suo solito tono, sbrigativo e sarcastico, come a commentare un'assurda partita di calcio di cui conosce già perfettamente le azioni e il risultato.
Per quanto riguarda la distribuzione delle opere di Bonomi, è possibile trovare l'ebook "Siamo diventati Brutti" su ogni ebook store. Il romanzo "Anche Robin Hood piange" si può acquistare a Spezia presso la libreria Contrappunto e ordinare in ogni libreria o su internet.
Terapeutica o no, scrivere è l'unica attività che chiunque possa svolgere per soppesare meglio i propri tormenti e liberarli. E liberarsene. Alcuni diventano anche scrittori, e si diventa scrittori quando si fa venire voglia di scrivere a chi ti legge. Perché scrivere "significa stare bene".
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