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Ultimo aggiornamento: Lunedì 23 Luglio - ore 00.33

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A fatti estremi

In prigione per giornalismo abusivo. Blogger preparate le arance...

Chi esercita abusivamente la professione di giornalista rischia il carcere fino a due anni e multe da 10.000 a 50.000 euro. A dare la bella notizia è lo stesso Ordine Dei Giornalisti. Fino ad ora, ai collaboratori e redattori abusivi di testate cartacee e online spettavano secondo la legge 348 del Codice penale solo “blande sanzioni”, ovvero multe di qualche centinaio d’euro o, in alternativa, la reclusione fino a sei mesi. Da oggi invece, grazie al ritocchino della stessa legge, «Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione fino a 2 anni e con la multa da 10.000 euro a 50.000 euro. La condanna comporta la pubblicazione della sentenza e la confisca delle attrezzature e degli strumenti utilizzati».

Rileggete con attenzione:”con la reclusione fino a 2 anni E con la multa”. Niente più aut aut, quindi: se scrivete su qualche giornale ma NON siete iscritti all’Albo professionale, dite pure ai vostri cari di andare a comprare le arance. Insomma, niente carota, cari non-giornalisti, nel vostro purgatorio è previsto l’uso del solo bastone. Qualcuno lo vede come un tentativo di porre fine “all’esercizio abusivo della professione giornalistica”, ma prima di usare “pesanti sanzioni” sarebbe forse meglio metterci d’accordo sul significato dei termini in questione.

Sul Corriere di oggi, 14 luglio, Pierluigi Battista parla di un vero e proprio “avvitamento di manette”, di una legge che punisce “chi osa sfidare il monopolio della corporazione”, che considera certe redazioni – soprattutto online – come “un covo di delinquenti”.

Come si può leggere nella “Storia” pubblicata sul sito ufficiale dell’OdG, solo in Italia esiste un Ordine dei Giornalisti. L’Ordine motiva la sua esistenza con la necessità di tutelare la pubblica opinione, ma questa singolarità dovrebbe far riflettere. In Italia – notoriamente terra dalla Burocrazia kafkiana – abbiamo 28 ordini professionali. Architetti, Avvocati, Commercialisti, Farmacisti, Geologi, Infermieri, Ingegneri, Medici, Notai, Ostetriche, Psicologi, Veterinari... E Giornalisti. Il giornalismo sarebbe perciò un tecnicismo, e i suoi adepti dei tecnici dell’informazione. Una visione da un certo punto di vista condivisibile. Ma premiarli e punirli tutti assieme è come dire che un chirurgo che opera un paziente senza una laurea in Medicina e un giornalista che pubblica un articolo di economia senza essere iscritto all’Albo – ma magari plurilaureato in economia – sono a pari livello. Perché la legge 348 butta tutti dentro allo stesso pentolone, facendone una questione di “status professionale.”

Quando si vuole sostenere che una simile tutela è a vantaggio ANCHE degli stessi iscritti, bisognerebbe prima chiedersi in quale modo la limitazione della libertà di stampa e di opinione possa giovare a chicchessia, soprattutto perché in uno stadio come quello attuale in cui vige la pluralità e mescolanza di opinioni, la rete è quanto di più simile al ragazzino porta-caffè delle redazioni anni ’80 esista: permette di formarsi.

E poi parliamo di come ottenerlo, oggi, quel tesserino. Vent’anni fa ancora si entrava in redazione a quattordici anni e si otteneva un contratto a tempo indeterminato seguendo il ritmo naturale della vita. A quei tempi i praticantati non erano bestie mitologiche, porcini da 8kg da scovare nel bosco, ma normali contratti di impegno e professionalizzazione stipulati tra il datore di lavoro e l’apprendista. Oggi questo mito non esiste quasi più: è come con gli autobus notturni a Roma, tutti ne parlano ma nessuno ci crede. Per potere tentare l’esame da professionisti ed iscriversi all’Ordine dei Giornalisti nel 2014 esistono solo due strade: il praticantato da 18 mesi (la porta finta), e le scuole di giornalismo (il patto col diavolo). Queste seconde esistono, ma si fanno sentire; sono quattordici, sparse a Nord e a Sud, durano due anni e hanno tutte una cosa in comune: il prezzo da capogiro. Se si riesce a passare la selezione iniziale, attendono due anni di rette da scuola privata prima di giungere all’agognato esame.

Non tutti possono permettersi un salasso del genere. E se non tutti possono permetterselo, non tutti possono scegliere la via della scuola. E se non scegli la scuola, puoi solo restare pubblicista – dopo 2 anni di collaborazione continuativa, retribuita e riconosciuta in una testata riconosciuta dall’Ordine – oppure ottenere un praticantato (leggi sopra). La normativa attuale non può dunque che creare disparità, tra chi può fare parte del Club Dei Giornalisti e chi non solo non può, ma non può nemmeno pensarci.
La precisione, la verità delle fonti, l’onestà della notizia, questi sono gli elementi che devono comporre il Giornalista, e non l’appartenenza a un Club che diventa sempre più esclusivo. Quest’ultima normativa punitiva nei confronti dei “non professionisti” si inserisce alla perfezione nella discussione pluriannale sulla legittimità dell’esistenza dell’Ordine, a dimostranza del fatto che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Non è proteggendo chi non fa parte del Club che si da’ un senso a un’istituzione, l’Ordine, che citando Vasco “Un senso non ce l’ha”. Senza contare che i redattori bravi ma non professionisti rischieranno adesso di non potersi esprimere per paura di essere messi alla gogna.

Per citare ancora Pierluigi Battista “Chi fa del giornalismo senza essere iscritto all’Ordine, in un regime pluralistico dove le fonti di informazioni sono tante e diverse, non fa male a nessuno. E non sarà certo un timbro dello Stato, comunque, a neutralizzarne l’eventuale pericolo. Ma il buon senso scarseggia, le corporazioni sono aggrappate al loro monopolio e la libertà di opinione non sembra un valore forte. Questo è il vero pericolo.”
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I Vostri commenti

Alfio Sugagnari
Sabato 26 luglio 2014 alle 08:34:37
PALESEMENTE ANTICOSTITUZIONALE e anche CONTRO LE NORMATIVE EUROPEE sulla liberta di pensiero, espressione e parola, per cui CHIUNQUE provasse ad applicare questa follia SAREBBE AUTOMATICAMENTE IMPUTABILE e anche di cose da prima pagina su tutti i media...NONCHE' una bella sorpresa da parte delle strutture di controllo COMUNITARIE... L'art. 21 della Costituzione della Repubblica italiana (Wikipedia preso da http://www.governo.it/Governo/Costituzione/principi.html) La Costituzione italiana del 1948 supera l'esigua visione fornita un secolo prima dallo Statuto Albertino, che all'art. 28 prevedeva che La Stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi. Saranno proprio delle leggi dello Stato, infatti, a consentire le censure tipiche del periodo fascista. L'art. 21 della Costituzione stabilisce che: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. La Corte di Cassazione italiana ha recentemente stabilito una serie di requisiti affinché una manifestazione del pensiero possa essere considerata rientrante nel diritto di critica e di cronaca: veridicità (non è possibile accusare una persona sulla base di notizie false), continenza e interesse pubblico. Se si tratta di fatti personali, anche se veri e continenti, non dovrebbero essere pubblicati. Al riguardo operano i limiti previsti dai reati di diffamazione e ingiuria. In generale costituiscono un evidente limite al diritto di cronaca anche l'onorabilità e la dignità della persona. Tutto ciò è diventato sempre più vero dopo la legge sulla privacy del 1996. Chi è coinvolto in procedimenti giudiziari non potrebbe essere fotografato in un momento in cui è sottoposto a carcerazione. Allo stesso modo il nome e le immagini di minori sono oscurati dal 1996. INOLTRE (parafrasando) la ricostituzione del partito fascista comprende il palese tentativo di zittire le opposizioni utilizzando leggi nate per tutt'altro al fine di eliminare il libero pensiero...
Paolo Laires
Mercoledì 16 luglio 2014 alle 18:14:42
Veramente tutta questa discussione è una cantonata galattica, nata da una incredibile stupidata scritta dal sindacato dei giornalisti, la FNSI, che qualche giorno fa esultava perché finalmente si stabilisce "per chi esercita abusivamente la professione di giornalista una maggiore sanzione penale, carcere compreso". In realtà la legge riguarda professioni per cui è necessaria una “speciale abilitazione”, mentre l’esame per iscriversi all’OdG è una prova di “idoneità professionale” (art. 32 Legge 69/1963), come quella che serve per i trasportatori su strada, per i conduttori di impianti termici, e altre professioni che richiedono una cerca preparazione tecnica. La differenza è evidente: la Commissione di abilitazione è quella degli Esami di Stato, nominata dal Ministro, e composta da professori universitari di ruolo; la commissione per la prova dell’albo giornalisti è nominata dall’Ordine stesso, e integrata da due magistrati, proprio perché non abilita a niente, e neanche conferisce una qualsiasi abilitazione, o autorizza l’uso di un titolo (dott.ing. per gli ingegneri, dott.comm. per i commercialisti, …) , ma valuta semplicemente le capacità professionali. Inoltre la FNSI evidentemente dimentica che per fare il giornalista pubblicista (che comunque può anche dirigere testate, sia cartacee che radiotelevisive, e sono molti a farlo) non c'è da sostenere alcun esame: pensa davvero che nel prossimo futuro verranno tutti arrestati? L’art. 348 non c’entra niente con i giornalisti: nessuno li arresterà, nessuno sequestrerà loro il pc o la mitica lettera 22, se qualcuno ancora la usa. Eppure bastava informarsi: mai al Senato, durante l'esame della nuova norma, si è mai parlato di giornalisti, né in Commissione né durante la discussione in Aula. Infatti la norma nasce per punire i medici abusivi: tanto è vero che se ne è discusso in commissione Sanità; facile per tutti informarsi, giornalisti compresi, se sanno ancora leggere, visto che i resoconti stenografici delle riunioni parlamentari sono disponibili sui siti web del parlamento. E infatti dalla lettura, anche rapidissima, di quelle sedute ci si accorge di una discussione che rende chiaro tutto: qualcuno ha proposto di scrivere una norma esplicita, diversa dall'art. 348, per sanzionare con la stessa pena i mediatori immobiliari abusivi. E' illuminante: anche i mediatori immobiliari devono avere dei titoli, devono superare un esame, devono iscriversi ad un albo: proprio come i giornalisti. Eppure, c'era bisogno di una norma esplicita, fatta apposta per loro, perché non possono essere ricompresi nella "speciale abilitazione" dell'art. 348 (tra parentesi: questa norma sui mediatori poi non è stata approvata). Ma ancora: visto che viene modificata solo l’entità della sanzione, e introdotto il sequestro delle attrezzature, ma non cambiano i destinatari della norma (la “speciale abilitazione” c’è anche nel testo attuale), perché si pensa che da domani riguardi i giornalisti, e oggi no? Perché la FNSI sembra aver fatto festa? perché altri superficiali giornalisti, e ce ne sono stati anche fra quelli importanti e blasonati, hanno scritto sull’argomento senza neanche andare a verificare le fonti? E' così preoccupante il livello dell'informazione in questo paese, e qui parlo di questioni tecniche, di fatti, e non di opinioni, anche discordanti, che sono invece sempre benvenute? E soprattutto, perla finale, perché la FNSI ha fatto sparire, malamente, negli ultimi giorni dal suo sito la risibile comunicazione, invece di semplicemente rettificarla? Il sindacato unico dei giornalisti (che già di per sé è un obbrobrio che esista, proprio perché unico) è così ignorante da non sapere che il web non dimentica?
Elena Porcelli
Mercoledì 16 luglio 2014 alle 16:12:10
Un paradosso è l'esistenza dei pubblicisti: eserciti una professione senza alcun titolo per due anni e la conseguenza è che ti danno il titolo. L'aspetto positivo è che praticamente chiunque potrà dire, almeno per i primi anni: non sono un abusivo, sto facendo attività pre-pubblicista.
Cristiano Besi
Lunedì 14 luglio 2014 alle 21:11:14
Questa è la situazione nell'Italia di oggi. I delinquenti, quelli veri, non vengono messi in carcere, ma anzi vengono fatti uscire perché gli istituti penitenziari sono pieni (manco glielo avesse detto il dottore di delinquere). Spacciatori autorizzati a vendere droga perché il "mero spaccio da strada" non è un crimine così grave. Guardie Giurate o Forze dell'Ordine costrette a risarcire i rapinatori per averli feriti durante una rapina a mano armata. Chi fa giornalismo senza autorizzazione DEVE andare in carcere perché va contro un sistema ormai marcio, teso ormai solo a punire la gente onesta.

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