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Ultimo aggiornamento: Lunedì 20 Maggio - ore 22.33

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A fatti estremi

Arsenale a volontà

L’apertura dell’Arsenale cittadino – in occasione delle giornate del FAI lo scorso weekend del 22 marzo – ha richiamato più di 6000 visitatori. Una cifra significativa tenendo conto che gli studi RAI di Milano, il bene più visitato dei due giorni, ne ha accolti circa 11000. Un numero che ha superato forse ogni aspettativa a giudicare dalla fila perenne che serpeggiava in Piazza Chiodo.
Il percorso guidato all’interno si articolava su alcuni nodi di interesse solitamente off limits per i non addetti ai lavori: il ponte girevole, i magazzini, la veleria, l’artiglieria, tutte parti di una storia che ha segnato la città dal 1869 – anno dell’apertura dell’Arsenale – sul piano economico, civile e topografico. Tanti begli spazi, ma tanti anche caduti in disuso, diventati ormai inutili e avviati verso un lento degrado, segno della ghigliottina caduta sulle attività e sui dipendenti nei decenni.

Tra le bellezze nascoste si è dato particolare risalto al convento e alla chiesa di San Francesco Grande, unico edificio quattrocentesco ancora presente in città. Due monumenti storici di cui – sfido – pochi hanno sentito parlare. Sarà forse perché oggi il convento ospita la sede dei Carabinieri, mentre la chiesa è un magazzino inagibile? La costruzione del primo è iniziata nel 1487 e nei secoli ha alternato l’uso religioso con quello di prigione, poi di lazzaretto, infine con quello attuale di caserma, che è la fortuna e la morte sua: lo rende presentabile al costo di essere inaccessibile.

La Chiesa di San Francesco invece è talmente malridotta da avere la facciata nascosta da transenne di sbarramento e impalcature; un tempo aveva 13 altari e conteneva due opere d’arte di Andrea della Robbia e Luca Cambiaso – spostate nella chiesa di Santa Maria Assunta - oltre a dei preziosi corali ora conservati nella Biblioteca Mazzini. Oggi su di lei pende un timido progetto di restauro, ma senza termine stabilito.

Entrambi gli edifici si trovano sul margine dell’Arsenale che accompagna Viale Fieschi, a qualche metro dal muro.
Come a dire che sarebbe questione di un passo renderli di nuovo visitabili, soprattutto ora che i flussi di crociera a La Spezia stanno risvegliando il turismo.

Ed in effetti quel che suggerisce il grande numero di visitatori, arrivati per l’occasione anche dalle provincie vicine di Genova, Livorno e Pisa, è che l’interesse per quel che la città può offrire è tutt’altro che inesistente. L’Arsenale è solo uno tra i tanti siti che non chiedono altro che di essere “venduti” meglio. Nonostante questo tanti minimizzano, e pare che a La Spezia piaccia impersonificare il ruolo della Bella che si traveste da Brutta.
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