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Zona Franca

La Fortuna va saputa cercare (a volte a calci nel sedere)

Oggi scrivo nell'ora in cui le ombre calano e non si distingue più il falso dal vero. Vi scrivo da lontano, senza sentire la macchina dei brigidini che stantuffi, perché questo è periodo di Fiera e non si parla d'altro, si respira nell'aria, non puoi evitarla neppure volendo e poi perché volendo? Se c'è qualche ricordo dolce è legato anche al croccante ed ai brigidini, alle signorone gentili che ti porgevano il sacchettino delle "addormenta suocere" o ai toscani che preparavano il panino con la porchetta con le loro consonanti scivolate. Da qui comincia l'estate per Spezia, ed io non sono li a sentirne il profumo d'inizio, ma vabbè, una storia voglio raccontarvela lo stesso.
È una storia delle nostre parti, dei nostri vicini di Aulla, ma una storia che potrebbe essere di tutti perché è la storia di un ente pubblico, come per esempio una pubblica assistenza, che nel 2008 rischiava il fallimento con un debito bancario di 50 mila euro, con 80 mila euro di scoperto più un mutuo mensile e dei dipendenti da pagare. Ci sono circa duecento soci in questa Pubblica Assistenza di Aulla che scelgono per votazione un consiglio direttivo e quell'anno viene chiesto a P. P. di candidarsi nel ruolo amministrativo di economo e responsabile dei volontari. Ora, per quelli che come me non ne fossero a conoscenza, quando si parla di pubblica assistenza, si parla inevitabilmente di soldi. Tanti soldi, un giro tra gli 800 mila ed il milione di euro annui. Soldi che servono per acquistare nuove ambulanze (e per una completa parliamo di 90 mila euro circa) materiale di uso quotidiano più i dipendenti eccetera eccetera.
P.P. si adopera in questo ruolo amministrativo, cercando quindi di recuperare una situazione se non tragica quantomeno disperata e lo fa con l'aiuto del tutt'ora presidente e quello di tutta la squadra di consiglio. Perché un cambiamento repentino avvenga, è bene che esistano la fiducia reciproca tra chi le decisioni deve prenderle, che piaccia oppure no. In più quando ci sono di mezzo soldi ed interessi non è sempre facile, anzi non lo è mai. Si prospettano anni di battaglia per P.P. anni di decisioni difficili, discussioni e gomme tagliate, di momenti di crisi e di inevitabile difficoltà, P. mi racconta che "quando vai a fare un consiglio d'amministrazione e sai che a qualcuno darai fastidio, ma hai il coraggio di scegliere per il bene comune, pensando alla soluzione migliore per l'ente e per tutti, dove i tutti siano anche i dipendenti che però ricordino di essere operatori sociali e che quindi si impegnino nel prendersi cura dello spazio della PA come del proprio" del resto poco importa, perché senti di fare la cosa giusta. Vengono risanati i conti riportandoli in attivo, vengono prese delle ambulanze nuove, si passa anche la crisi improvvisa dell' alluvione. Passano i quattro anni, P.P. ha compiuto un soddisfacente ma duro lavoro, ha discusso tanto e tutto sommato per che cosa? Non è certo diventato ricco, non passerà alla storia solo per aver risanato i conti di una pubblica assistenza, ma la fortuna come disse Terzani va costruita, a volte a calci nel sedere, a volte lo facciamo senza rendercene conto, perché per esempio un giorno di Luglio P.P. riceve una telefonata da uno degli operatori dell'ambulanza, uno di quelli che ha "addestrato" da responsabile dei volontari, il quale lo avvisa che stanno conducendo suo padre all'ospedale di Carrara. Ha avuto un arresto cardiaco, ma non si deve preoccupare perché un passante ha avuto la freddezza di praticargli il primo massaggio cardiaco, lo aveva imparato ad un corso gratuito promosso dalla PA di Aulla. L'ambulanza che lo ha raccolto era quella della PA ricomprata dopo l'alluvione, con un defibrillatore non proprio nuovissimo, ma l'ultimo preso prima di lasciare l'incarico.
Anche l'autista era un milite assunto da P.P.
Il padre di P.P. si salva per il rotto della cuffia, grazie a tutta una serie di ottimi meccanismi ma quello che è bello ricordare è che ad oliarli sia stato lui stesso e senza sapere quale tipo di ricompensa sarebbe tornata indietro, né se ci sarebbe stata.
Filosoficamente parlando succede che la forza impiegata per risolvere una situazione ti torni indietro come spinta inaspettata dalla vita, in una non dualità tra noi e gli altri, in un non confine tra quello che faccio per me e quello che faccio per un altro. Cinicamente parlando, perché la fortuna devi sapertela costruire, a volte anche a calci nel sedere.
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I Vostri commenti

Giovanna Nanni
Venerdì 21 marzo 2014 alle 09:28:50
questa è la prova concreta che siamo tutti legati come in una rete intrecciata sino all'ultimo essere lontano lontano.... è la prova che siamo responsabili in PRIMA PERSONA di tutto quanto ci accade... che la pace nel mondo dipende da ogni ns atto quotidiano che se accendi una lanterna nel buio tutto l'ambiente circostante si illumina...insomma ho imparato questi concetti dal Buddismo e parto da me per cambiare il mondo.

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