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Ultimo aggiornamento: Domenica 17 Febbraio - ore 21.41

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A fatti estremi

Perché Crozza è stata la cosa migliore di Sanremo2014

Dicevamo, Sanremo è prima di tutto una competizione musicale. Quest’anno sono saliti sul palco come ospiti cantanti e non del livello di Cat Stevens e Rufus Wainwright, Ligabue e Stromae, la Carrà e la Casta, Luca Zingaretti e Luca Parmitano, Gino Paoli e Paolo Nutini, Baglioni ed Enrico Brignano, Franca Valeri e Renzo Arbore, Silvan e Claudio Santamaria, Mengoni e forse qualcun’altro. E a mio modesto parere - senza che nessuno si offenda - l’intervento più notevole è stato quello di Maurizio Crozza, a metà dell’ultima serata. O meglio, quei 25minuti sono da cercare su Youtube e riascoltare. Perché?

Innanzitutto, perché è ritornato. Ok, non stiamo a prenderci in giro, ha fatto anche il suo interesse. Ma ai fischi dell’edizione scorsa ha saputo reagire con intelligenza, proponendo una satira “scudata” dal potere non solo rassicurante ma unificante. Invece che scendere le scale con parrucca e dentoni – come avrebbe potuto fare – ha puntato su un discorso che mettesse tutti d’accordo: si è messo a lodare l’Italia.

Poi, perché ci ha ricordato quanto siamo belli, bravi, importanti. Quanto lo siamo stati nel passato, in particolare nel Rinascimento – un po’ alla Benigni – ma anche in tempi moderni, massimo esempio una “Gianduiotto Valley” di studiosi torinesi, talenti nazionali ai più sconosciuti. Ci ha ricordato che qualcosa valiamo, perciò dovremmo smetterla di “fare la chiusa comica delle barzellette” di mezza Europa.

Inoltre perché ha dato sì una pompata all’orgoglio dello Stivale, ma anche una meritata tirata d’orecchi alla Ciabatta. Perché “noi siamo capaci di cose geniali e di altre discutibili”: oscilliamo tra La Grande Bellezza e il Grande Disastro. Ed in questa dimostrazione, inevitabilmente, anche la politica ha voluto la sua parte: un Giovanardi qua e là, Antonio Razzi, John Elkann – ma tutto con la leggerezza dei riferimenti incontestabili.

Infine, perché riascoltare Crozza? Perché, oltre a sapere parlare dei nostri problemi meglio dei politici professionisti, sa pure cantare benissimo, meglio di tanti cantanti professionisti! E così Crozza ha cantato la Merkel sulle note di Mozart. E l’ha fatto meravigliosamente.

Forse chi ha ascoltato quell’intervento si è sentito un po’ meglio nei suoi panni di italiano, la Grande Bellezza. Per terminare Crozza si è rimesso parrucca e dentoni e ha fatto quel che ci si aspettava da lui: ha fatto Matteo Renzi. Riacquistando l’accento fiorentino ci ha ricordato che viviamo in un’Italia con meno PIL e più Pilates, dove ci vorrebbe un mese di marzo lungo due anni e mezzo. Il Grande Disastro.
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