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Ultimo aggiornamento: Venerdì 24 Maggio - ore 07.43

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L'ultimo dribbling

La fiala pulita

Stefano Mei venne convocato dai dirigenti della Fidal nazionale prima delle Olimpiadi di Los Angeles 1984 e degli Europei del 1986 in Germania, e spinto ad effettuare l’emotrasfusione. Rispose di no, uscendo quasi gridando dalla stanza. E’ questa una delle più incredibili rivelazioni che regala il libro “Lo sport del Doping”, che sarà presentato domani in Camera di Commercio dalle 17 e 30 in poi. Scritto da Sandro Donati, maestro dello sport, oggi consulente dell’agenzia mondiale antidoping, svela alcuni dei fatti più neri dello sport italiano, legati all’uso delle sostanze dopanti. La rilevazione sulla vicenda Mei, è di straordinaria importanza e valenza anche per lo sport cittadino, impreziosito nel suo aspetto etico da Stefano Mei e dal suo allenatore Federico Leporati. Il tutto avviene a Tirrenia, primavera del 1984, quando durante uno stage, un rappresentante del settore in quel momento, chiede una riunione straordinaria con tecnici ed atleti, chiusi in una stanza.”Nella riunione che ha deciso di organizzare -racconta Donati- per chiedere ai miei atleti se intendono sottoporsi ai trattamenti di Conconi ( biochimico, al quale si appoggia la federazione, anche per emotrasfusione), non c’è più nulla del rapporto di amicizia con lui. infuriato e determinato e si sente minacciato poiché io non mi limito più a rifiutare le profferte di doping ma contrattacco. Guarda gli atleti e dice che io avrei già spiegato loro che la Fidal non è incosciente e disonesta da praticare l’emotrasfusione anche per la gara della parrocchia. ‘Non è così, vi facciamo ricorso solo per le gare che contano’, dice Gigliotti- ed ora chiederò ad ognuno di voi se intende accettare un trattamento oramai sperimentato ma sicuro che produce vantaggi molto rilevanti sulle prestazioni. Tu Donati per favore taci’, conclude”. “Comincio da te Mei, che sei già arrivato a risultati di spicco grazie al tuo talento e dall’ottimo lavoro che hanno fatto per te Donati e Leporati. Ora ti si offre la possibilità di realizzare il definitivo salto di qualità, quello che può portarci a vincere una medaglia olimpica”. Silenzio in sala, Mei risponde durissimo alla proposta di Emotrasfusione, prelevamento del sangue e rigenerazione di questo da reimmettere una settimana prima della gara. Una sorta di ossigenazione più potente, con globuli stanchi sostituiti con globuli freschi, in poche parole. Mei abbozza un sorriso sarcastico ma è durissimo:”Caro Luciano spero di arrivare a vincerle con le mie gambe e forze le medaglie”. Stefano esce e chiude porta e partita con la Fidal. Si decide poi di proseguire alle domande ai singoli con Stefano Cecchini, mezzofondista che gli risponde ironicamente no in romanesco. Scena che si ripete con Patrignani, con Materazzi e con il giovane Barsotti. Da quel momento è una sorta di battaglia che porterà Donati, ma anche Mei e Leporati ad essere dalla parte opposta a quella della federazione. Due anni dopo quell’episodio si correranno gli europei di atletica a Stoccarda. Il 26 agosto 1986 andrà in onda la finale dei 10000 e proprio quel fatto, il trionfo pulito di Mei, secondo Donati ed il suo libro, cambia la storia del doping: Cova ed Antibo, sui quali Donati esprime nel libro dubbi sulle metodologie usate per preparare anche quella manifestazione, arrivano secondo e terzo. Mei sarà argento anche nei 5000, dove Cova non si qualificherà neanche per la finale. Secondo uno studio del biochimico Conconi, l’emotrasfusione, scrive Donati “ avrebbe dovuto regalare vantaggi in termini di secondi, copiosi agli atleti. 30-40’’ per i 10.000, 15-20’’ nel 5000. Lecito domandarsi se quella sera si fosse corso ad armi pari, se Mei avrebbe vinto in volata o con 200 metri sugli altri…”.
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