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Ultimo aggiornamento: Venerdì 16 Novembre - ore 21.54

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La dura Legge del Goal

Il "caso Genoa" del 2005 porta il Derby in C1.

La legge 280/2003, che non pochi dubbi suscitò circa la sua idoneità a discriminare le due giustizie, si è rivelata fino ad ora efficace.
Il primo “test” della legge di particolare interesse è stato senza dubbio quello del Genoa F.C. verificatosi in un’altra calda estate, stavolta quella del 2005, che ha fatto giurisprudenza “rafforzando” la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo sulle controversie sportive. Ripercorriamo quindi gli episodi salienti della vicenda.
La partita Genoa-Venezia dell’11 giugno 2005 finita 3-2 sancì la promozione al campionato di calcio di Serie A per la società genovese. Fin qui tutto regolare, ma alcuni giorni dopo la Procura di Genova, nell’ambito di un’inchiesta sul calcio scommesse, dopo aver interrogato 6 giocatori del Venezia e nel contempo aver trovato il team manager del Venezia in possesso di 250 mila euro in contanti indaga su un presunto illecito consumato nella partita Genoa-Venezia.
Il 15 giugno l’ufficio indagini della F.I.G.C. decide di aprire un’inchiesta, e il Procuratore federale chiede l’intero fascicolo, contenenti gl’interrogatori e alcune intercettazioni telefoniche, alla Procura penale di Genova.
L’indagine condotta dal Procuratore federale della F.I.G.C. dura circa un mese e dopo diversi interrogatori a giocatori e tesserati delle due società, e sulla base soprattutto delle numerose intercettazioni telefoniche “ritenute inutilizzabili” tra il presidente del Genoa e il team manager del Venezia, il 24 Luglio la Procura chiede la retrocessione del Genoa al campionato di C1 per responsabilità diretta nell’illecito sportivo.
Il 7 agosto, nel giudizio di primo grado, la Commissione disciplinare sentenzia la retrocessione del Genoa al campionato di C1, con penalizzazione di 3 punti e l’inibizione dell’incarico per 5 anni del presidente del Genoa. Nei confronti della società Venezia invece, non viene emessa nessuna sanzione disciplinare, essendo nel frattempo la società fallita.
L’ 8 agosto, infine, anche l’allora ultimo organo di giudizio disciplinare, la C.A.F., respinge il ricorso della società ligure e conferma la retrocessione alla Serie C1 e i 3 punti di penalizzazione.
I campionati di calcio sono prossimi al via, ma il Genoa, non accetta il verdetto della giustizia sportiva, e così, i legali della società decidono di rivolgersi alla giustizia statale, anche se non al T.A.R. del Lazio come prevede l’art. 3 della legge 280/2003, bensì al Tribunale civile. Infatti la società propone un ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c. al Tribunale civile di Genova. E’ il 9 agosto, e il giudice Vigotti accoglie la richiesta di provvedimento d’urgenza presentata dai legali.
Infatti il giudice ordina alla F.I.G.C. “di sospendere ogni decisione in ordine all’inquadramento delle squadre nelle diverse categorie e alla formazione dei calendari per la prossima stagione calcistica”. Nell’ordinanza si ritiene “sussistente il fumus boni iuris in riferimento alla dedotta violazione da parte degli organi di giustizia sportiva dei principi posti dall’ordinamento statale in materia di utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche e ambientali in procedimenti diversi da quelli nei quali sono state disposte e di imparziabilità del giudice, con conseguente lesione a danno dei ricorrenti di diritti costituzionalmente protetti (inviolabilità delle comunicazioni, diritto alla tutela giurisdizionale e diritto alla difesa, diritto a un giusto processo)”.
Inoltre, la mancata iscrizione del Genoa al campionato di Serie A è “pregiudizio imminente e irreparabile non solo dal punto di vista economico, ma anche con riferimento all’interesse del Genoa di realizzare gli scopi sportivi e spettacolari che ne costituiscono l’oggetto sociale” .
Nel frattempo l’allora Lega Calcio di Serie C, reputatasi lesa da uno slittamento della formazione dei calendari, si rivolge al T.A.R. del Lazio per far annullare l’ordinanza del giudice civile.
Il 12 agosto il T.A.R. le dà ragione, tanto che nell’ordinanza emessa dispone di “attivare con la massima sollecitudine il provvedimento relativo alla formazione degli organici dei campionati e alla conseguente formazione dei calendari per la stagione 2005/2006”, in quanto il decreto del Tribunale di Genova “appare inficiato dal difetto assoluto di giurisdizione del giudice statale. L’ordinamento sportivo è autonomo per le questioni aventi ad oggetto comportamenti rilevanti sul piano disciplinare; l’illecito sportivo contestato al Genoa rientra nel ‘genus disciplinare’ consistendo nell’alterazione del risultato della competizione sportiva”.
In questo scenario si apre così un contenzioso senza precedenti tra la magistratura ordinaria e quella amministrativa, con la prima a sancire il proprio ruolo sul fronte della tutela dei diritti costituzionali, la seconda a rivendicare il proprio quale organo competente sulle vicende sportive come disposto dalla legge 280/2003.
Dopo il contradditorio del 16 agosto tra i legali della società Genoa e quelli della F.I.G.C., si arriva al 19 agosto giorno in cui il giudice Vigotti emana l’ordinanza in cui “dichiara il difetto di giurisdizione del Giudice Ordinario per essere la controversia devoluta alla giurisdizione esclusiva del Giudice Amministrativo” . E così a sorpresa, dopo aver dichiarato nel ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c. la propria giurisdizione, questa volta nei motivi della decisione si afferma che: “la materia del contendere, la mancata ammissione di una squadra al massimo campionato per effetto di una sanzione disciplinare, rientra in quelle controversie relative ad atti del C.O.N.I. o delle Federazioni che l’art. 3 della legge 280/2003 attribuisce alla giurisdizione esclusiva del T.A.R. Lazio”. Il giudice ha così respinto l’interpretazione della difesa del Genoa, secondo cui il caso in esame sarebbe rientrato nella giurisdizione del giudice ordinario.
Il giudice ha rigettato poi qualsiasi dubbio di costituzionalità in tema di riparto di giurisdizione citando “la sentenza n. 204 del 2004 della Corte Costituzionale che ha fissato i limiti in cui è consentito al legislatore estendere l’area della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. Applicando questi principi alla materia che ne occupa (l’attribuzione della giurisprudenza esclusiva al T.A.R. in materia di illeciti sportivi) ritiene il tribunale di dover respingere ogni dubbio di costituzionalità pur nei termini di non manifesta infondatezza che sarebbero sufficienti ad investire il Giudice delle Leggi”.
Al contrario, il Tribunale evidenzia come “potrebbe sostenersi il mancato rispetto da parte del legislatore della legge 280/2003, nei confronti di un principio sancito dalla Suprema Corte per cui le materie devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo devono avere confini compiutamente delimitati”. Sempre nei motivi della decisione si legge che la Corte Costituzionale ha “devoluto al giudice amministrativo la tutela anche dei diritti soggettivi per ogni controversia avente ad oggetto atti del C.O.N.I. o delle federazioni senza farsi carico di distinguere, all’interno di detta categoria, i casi in cui, come si è detto, le federazioni, in forza della loro natura privatistica, non partecipino della natura autoritativa del C.O.N.I.; a ben vedere tuttavia questa problematica non riguarda la materia in esame, quella disciplinare, in cui come si è detto, le federazioni intervengono sempre con poteri amministrativi di tipo autoritativo” .
A conferma della costituzionalità della legge nei limiti che qui rilevano c’è anche il fatto che al riguardo si erano occupati sia il Consiglio di Stato che le Sezioni unite della Cassazione, che non hanno espresso alcun dubbio sulla sua costituzionalità.
E così il Genoa vede respinto il suo ricorso davanti al Tribunale civile, ricorso che avrebbe quindi potuto e dovuto presentare dinanzi al T.A.R. del Lazio, in quanto “non avrebbe costituito un minus rispetto alla tutela in sede di giustizia c.d. ordinaria”.
Ovviamente non soddisfatti della decisione, i legali del Genoa presentano reclamo d’urgenza, al Tribunale civile di Genova in sede collegiale, ma senza l’esito sperato. Infatti il 27 agosto , il giorno precedente l’inizio dei campionati di calcio, il collegio dei giudici conferma la decisione del giudice Vigotti, lasciando spazio solo ad un’azione di risarcimento.
Nella motivazione dell’ordinanza ancora una volta si riafferma la completa autonomia della giustizia sportiva, e si sostiene punto per punto la decisione del Tribunale monocratico, sottolineando “la linea ambigua scelta dal pool della difesa, che ha sempre contestato l’utilizzo delle intercettazioni, al di fuori delle ipotesi disciplinata nell’art. 266 c.p., senza entrare nel merito della sentenza pronunciata dalla C.A.F.”
E così il Genoa, essendo la decisione inappellabile nella giustizia ordinaria, disputò la stagione sportiva 2005/2006 nel campionato di Serie C1, disputando anche il Derby con lo Spezia.
Si riaccese così la vecchia rivalità tra le due tifoserie, e per tutto il campionato ci fu un testa a testa fra le due squadre, terminato con la promozione in Serie B di entrambe.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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I Vostri commenti

Juri Lertora
Lunedì 29 luglio 2013 alle 19:20:38
C'è poco da fare il nostro caro Avvocato ha una marcia in più !!
Francesco Rondini
Lunedì 29 luglio 2013 alle 19:27:01
Grazie caro socio..troppo gentile!!

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