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Ultimo aggiornamento: Domenica 17 Febbraio - ore 00.03

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Zona Franca

Grazie Geova per il figlio ritardato che mi hai dato oggi, amen.

Stavo andando ad una festa, e fin qui nulla di strano.
Niente di strano perché ero in ritardo, e questo per me è la norma, ma all'epoca camminavo con quella lentezza tipica dei sedici anni, tipica per una ragazzina che cerca di uscire dalla sfera del bestiario delle "forme di papera più strane dal 1200 ad oggi" , ed inizia a far pace con il proprio corpo: piedi non più in fuori, spalle leggermente curve perché troppo erette non sia mai si vedano fronte e brufoli, a loro volta facenti capolino sotto litri di fondotinta sprecati. Ginocchia che cercano di piegarsi in altre direzioni che non siano le classiche antero-posteriori e le tette che sballonzolano, o avrebbero accennato a farlo se le avessi avute. Insomma, quando fui li vicino mi accorsi che avevo dimenticato la pentola con il sugo che avrei dovuto portare per condire la pasta, quindi dopo i primi dieci minuti di sconforto mi decisi ad entrare e raccontare tutta la verità (ero una ragazzina molto coraggiosa) ovvero che per la strada avevo incontrato un cagnolino smarrito, che volevo prenderlo perché zoppicava ma questo era fuggito in direzione di un casolare abbandonato dove, inseguendolo, scoprii che viveva un'intera stirpe di cani.
Dal trisavolo al nipotino, erano tutti affamatissimi e magrissimi, rejetti dalla società canina ed attenti a non farsi acchiappare dagli accalappiacani e che mossa a compassione, mi dispiaceva moltissimo per il nostro sugo (e qui inserimento di lacrime a discrezione), ma lo regalai a quella stirpe canina che comunque, se si fossero sbrigati, avrebbero potuto - forse- ancora trovare là a leccarsi il pentolone. Però questa era una storia troppo bella, ed avrei potuto poi riciclarla per quella stronza della prof di italiano inserendo il quaderno dei compiti al posto della pentola, sicchè dissi solo che mia madre l'aveva per sbaglio fatta cascare, che la nonna aveva iniziato a pattinarci sopra scivolando e lanciando parolacce irripetibili ma che, con un po' di insistenza e sotto un piccolo incentivo economico, alla fine avrei potuto ripetere.
Dopo aver tirato su una discreta sommetta, ed essermi conquistata (esagerazione giovanile) l'inferno, mi accorsi che i fratellini del festeggiato erano intenti a guardarsi un cartone animato e per distogliermi da quella rete di blasfemìe, volli unirmi a loro.
-Beh quello che vidi quel giorno, fu una vera a propria rivelazione. Quella serie di cartoni, dalla grafica moderna da far sbiadire Nemo, e dal doppiaggio invidiato pure dalla Paramount, avevano come protagonista il piccolo combinaguai Lele (un vero scavezzacollo) che faceva dannare padre e madre con le sue marachelle (per aiutare la comprensione del testo, suggerisco la visione de "cartone animato Lele" dei Testimoni di Geova, su youtube) serie della quale voglio solo citarvi il mio corto preferito, ovvero la Lezione 2 -ubbidisci a Geova- nel quale quel pazzarello di Lele, osa portare all'interno delle mura domestiche un giocattolo, datogli (non si sa se in prestito o cosa ma immedesimandomi in un bambino dell'età del cinque/ seienne Lele, col cavolo che te lo regalo, il giocattolino) da un amichetto di scuola. Il piccolo Lele si azzarda per l'appunto, non solo portare il giocattolo in casa, ma addirittura giocarci (forse qui mi sentirei di consigliare agli adulti l'allontanamento di bambini dallo schermo, potrebbero subire cattive influenze). Per fortuna ecco la madre attenta piombare come un falco nella scena, ed interrompere immediatamente l'inconsapevole abominio usando l'abile scusa della merenda con carote e succo per discutere un poco con lui. L'arguta donna dalle infinite risorse, sceglie di usare la meno originale di tutte in quanto più infallibile; l'arma che ogni femmina ha utilizzato almeno una volta nella vita con il proprio partner (no, non quella. Parliamo di un bambino, scostumati!) ovvero quella del senso di colpa. Il suo impeccabile istinto materno, la sorregge nello spiegare che a Dio è sgradita la magia sicchè Lele non può giocare con una cosa magica per non rattristarlo.
A questo punto, il piccolino potrebbe ancora aggrapparsi all'arma de "stica**i, voglio dire, non è che sia proprio il migliore amico mio questo Geova" , non fosse che a seguito del secondo d'esitazione del piccolo, parta la decisione della genitrice di svuotare il caricatore utilizzando l'ultima cartuccia, la frase topic di tutto il film (rullo di tamburi): "neanche io voglio che Geova sia triste per colpa tua". TADHAN!! E' qui il genio vero comunicativo, quello che ti permette di vedere a fermo immagine il momento esatto in cui si crea il buco nel cuoricino del piccolo Lele e la crepa nel suo acerbo inconscio, quello che sceglie di ignorare la realtà in cui spaventare un bambino facendogli sentire la delusione del genitore si chiami "trauma infantile", e che continua imperterrito e satanico sino fargli buttare via il giocattolo (dell'amichetto) per proporgli una bella "biciclettata con mamma!"
Ecco qua, come crescere un imbecille che a trent'anni non saprà cucinarsi un uovo, il cui desiderio più grande sarà quello di soddisfare la madre sino al punto di non poterla più vedere e desiderare di abbandonarla in qualche struttura pseudosanitaria alla prima occasione utile.
Ma anche la piazzola di sosta al confine tra Prostejov e Prerov tutto sommato potrebbe andar bene.
Lele, sono con te!
P.S. il racconto sino al " -Beh quello che vidi quel giorno" è inventato.
P.P.S quello che ne segue, potete trovarlo a questo indirizzo. https://www.youtube.com/watch?v=iFwIJKb4l7c
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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I Vostri commenti

Roberto Sturlese
Martedì 30 luglio 2013 alle 21:29:11
Spero che Geova sia molto impegnato a redarguire bambini che starnutiscono, anziani che respirano affannosamente e cuccioli di Labrador inutilmente pacioccosi, perché sono convinto che se leggesse questo tuo articolo diverrebbe irrimediabilmente triste.
Francesca Benelli
Sabato 3 agosto 2013 alle 10:51:00
Forse anche se sentisse il doppiaggio della madre di Lele sarebbe molto triste.
Ma ultimamente mi sembra che abbia i suoi begli impegni, non disturbiamolo.

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