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Distretto della ruggine

Per le foto promozionali del mio primo album mi era stata consigliata Futura Tittaferrante, una fotografa molto in gamba che faceva al caso mio, ma che all'epoca viveva a Malta.

Venivo da un imbarco estivo lungo e movimentato. Era stato un continuo spostarsi da un'isola all'altra, da una costa all'altra, come se il Mediterraneo fosse un flipper.

Una volta sbarcato, prendere un volo per Malta mi sembrò la cosa più ovvia. Anche perché non c'ero mai stato. Era già novembre ma a sud la vita era ancora tiepida.

Futura aveva già individuato delle location per le foto. Erano tutti luoghi abbandonati o dimenticati, di una decadenza marinara estrema, nei pressi di porti o cantieri navali.

Più di tutti mi rimase impressa una darsena dove erano ormeggiate solo navi e sommergibili in disarmo, offesi dalla ruggine. Navi fantasma che parevano essere lì a ricordare alle altre navi ancora integre, che un giorno la manutenzione sarebbe finita anche per loro.

Davanti alle navi fantasma c'era un viavai di africani, in fuga da chissà dove, al soldo dello schiavista di turno. Della loro pelle non c'era traccia in tutto il resto dell'isola, come se anche loro, come quelle navi, fossero confinati in quella sorta di distretto della ruggine.

Tra le poche palazzine fatiscenti, spiccava l'ingresso dell'unico bar, che andava riempiendosi di questi portuali immigrati, i quali, usciti da lavoro, si ritrovavano per fumare e bere e dimenticare di essere passati da un inferno ad un altro.


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Fotografie di Futura Tittaferrante
Malta, 2014/15


Nel dittico superiore, un mare-muro grigio, innalzato dall'immigrato di turno, al soldo dello schiavista di turno.

Nel dittico intermedio, un raggio di luce-speranza scalda quell'umanità che vede il mare come il luogo della spensieratezza estiva, in una geografia sociale che legge il concetto di isola come di isolamento privilegiato tra il mare del dittico superiore e quello del dittico inferiore.

Nel dittico inferiore, il mare dell'oblio attacca senza pietà navi e sommergibili, come innocenti mostri marini, ignari delle proprie sembianze, condannandoli al disarmo. Grigio anch'esso come il mare-muro, di cui è appendice.
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