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Chiamata 10 - Arsenale Militare marittimo e monumenti pubblici

La nostra città celebra quest’anno il 150° anniversario dell’Arsenale Militare Marittimo. Il primo monumento dedicato alla sua storia si lega a quella del suo ideatore e costruttore: l'ufficale del Genio Militare, Domenico Chiodo, che ne discusse ubicazione e progettazione con Camillo Benso Conte di Cavour. La scultura a figura intera del generale si trova ancora oggi nella piazza davanti all’entrata dell’Arsenale e fu commissionata dalla cittadinanza a pochi anni dalla sua morte avvenuta nel 1870. La realizzazione del monumento fu affidata a Santo Varni, scultore genovese molto affermato e stimato dell’epoca. Il monumento dà le spalle all’Arsenale e guarda verso la strada anch’essa dedicata a Chiodo e da lì lo sguardo si estende oltre i confini della città stessa. La statua che lo ritrae è in marmo e si trova su un piedistallo con tanto di dedica e motivazioni incise su di esso e fu inaugurata nel 1878.
Oggi a 150 anni di distanza, quando l’Arsenale ha perso, per motivi storici ed economici, la sua importanza nel tessuto cittadino, anche se ricopre ancora un posto preminente dal punto di vista urbanistico cittadino e strategico nazionale per essere, insieme a quello di Taranto, l’unica sede adatta per lavori di manutenzione alle navi della flotta italiana, soprattutto alla nave Amerigo Vespucci, sarebbe stato forse necessario che tutta la cittadinanza si fosse incontrata e avesse riflettuto su quanto accaduto da quel lontano 1869. Non sono molte le generazioni di spezzini che si sono succedute da allora, frutto di una sorta di melting pot di quelle maestranze arrivate da tutta Italia per lavorare qui o di coloro che negli anni hanno svolto la carriera militare o dalle migliaia di giovani di leva che per anni sono passati dalla nostra città (purtroppo molti portandosi dietro un cattivo ricordo: anche questo sarebbe stato motivo di ripensamento). Per celebrare questa ricorrenza, e forse proprio come simbolo dei tempi bui in cui ci troviamo a vivere alla fine degli anni Dieci di questo nuovo secolo, l’Associazione degli Amici del Museo Navale e della Storia (e non il Comune della Spezia in collaborazione, magari, con il Ministero della Difesa), ha indetto un concorso all’Accademia di Belle Arti di Firenze (quindi non affidando l’incarico ad uno scultore di chiara fama) per rappresentare il connubio tra Arsenale/vita militare e La Spezia/vita civile. Senza entrare nel merito del valore artistico del progetto vincitore realizzato e posato in Piazza Gino Patroni lo scorso 9 ottobre 2019, è chiaro che le scelte prese dal luogo decentrato all'incarico ad un’artista di 25 anni, ancora studentessa – eh, sì è una ragazza, Giulia Vaccari di Firenze, la scultrice (scultore nella targa apposta su uno dei palazzi che circonda la piazza) che ha realizzato l’opera (e questa dovrebbe essere una buona notizia…), - o la committenza non certo prestigiosa come ci si sarebbe aspettato, testimoniano la debole necessità di commemorare questo anniversario. Forse a ragione. Oggi la città non dipende più così direttamente per il suo sviluppo dall’attività militare, essendosi spostata più su una vocazione commerciale e turistica. Inoltre, da più parti si chiede di aprire l’Arsenale, di riadattarlo, almeno in parte a nuove funzioni, di riaprire un dialogo fisico con la città, così che diventi un luogo vissuto da tutti e non più chiuso. Ma proprio per questi motivi trovo difficile comprendere perchè indire un concorso a Firenze. Perché non farlo qui da noi, alla Spezia dove c’è un Liceo Artistico o nella vicina Accademia di Carrara dove comunque sono iscritti tanti studenti spezzini? Forse poteva avere senso che fossero i giovani cittadini spezzini a riflettere sull’Arsenale, invece di chi qui non ci vive? E che significato può avere rappresentare un uomo anonimo che si trasforma da civile in militare e viceversa in un trapasso infinito, come rendono esplicito tutti i bambini e gli adulti che passano attraverso il buco scavato all’interno del meraviglioso blocco di marmo? Ma ripeto, forse sì, è proprio il simbolo dei tempi che attraversiamo: nessuna volontà di discutere, di riflettere, di prendere una posizione, ma lasciare che tutto sia un passare attraverso un buco e come se niente fosse essere soldato o civile, come se queste due realtà fossero la stessa cosa, senza quel carico di esperienze e tristezze che le due situazioni portano con sé. L’omaggio che La Spezia fece a Domenico Chiodo si basava sulla riconoscenza per avere portato a termine un compito difficile con un numero enorme di maestranze e un impegno tecnico notevole, all’avanguardia per quei tempi, segnando il destino di una città. Oggi si guarda ad una specie di milite/civile ignoto, uno sconosciuto, giunto alla Spezia per pura casualità. Davvero un cambio di passo, di cui prendiamo atto con dispiacere. A chi verrà dopo di noi, il compito di ripensare tutta la nostra storia e trovare un senso che evidentemente a noi oggi interessa poco attribuire. Ma per favore, niente monumenti, siamo a posto così.
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