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Ultimo aggiornamento: Venerdì 24 Maggio - ore 08.04

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NO PAST NO FUTURE

La scorsa estate lavoravo in un ristorante delle Cinque Terre. Venne un cliente, un inglese, che domandò al titolare (cinqueterrino da generazioni) informazioni su che città fosse la Spezia. Il titolare gli rispose sorridendo "La Spezia.. no past, no future!".
Sebbene l'affermazione fosse piuttosto provocatoria non c'è alcun dubbio che in Italia, dove si domandano cenni storici anche ai cancelli, una città senza passato rischi davvero di essere una città senza futuro. Ma allora quanto passato deve passare perché un luogo possa dire di avere un passato?


Malgrado gli esordi medievali, è ormai tradizione far partire la storia della città dalla seconda metà dell'Ottocento, con l'avvio della costruzione dell'Arsenale Militare, sebbene alcune interessanti ricerche di Gino Ragnetti abbiano invece rivelato come la città se la passasse assai meglio prima della rivoluzione urbanistica innescata da quest'ultimo. Grazie all'opera pittorica di Agostino Fossati, conserviamo precise testimonianze dell'epoca pre-arsenalizia, quando il golfo, meta di un turismo elitario, era considerato tra i posti più belli del mondo. Ma anche volendo partire dall'Arsenale, abbiamo davanti tanti anni quanto quelli dell'Italia post-unitaria, vale a dire centocinquant'anni carichi di cambiamenti notevoli, soprattutto a livello artistico e architettonico. La città accoglierà infatti con rara naturalezza le seduzioni dello stile Liberty che ancora la caratterizzano rispetto a tutte le altre città liguri. Fu più o meno questo che risposi, intromettendomi nella discussione, al paziente inglese che ebbe l'ardire di domandare al ristoratore cinqueterrino informazioni su Spezia.


La Spezia post-arsenalizia si configura come un piano ortogonale ricco di palazzi porticati sobri ed eleganti (vedi via Chiodo e piazza Brin), e in tal senso non sarà fuori luogo scorgere nel tessuto urbano primo-novecentesco una piccola filiale marittima di Torino. Così come non sarà scontato leggere nelle scalinate che portano ai colli (Cernaia e Spallanzani in primis) un rimando alle soluzioni urbanistiche escogitate a Parigi per la zona di Montmartre.
Tiziano Terzani, che nel 1993 visitò la città in procinto di imbarcarsi per Singapore, la definì "una deliziosa cittadina ottocentesca". Peccato non abbia mostrato la stessa sensibilità urbanistica anche l'Architetto Gaspare Chiodo (senza contare il Comune, che ha scelto il progetto), che nel 2005 ci ha restituito la piazza del Mercato come la vediamo oggi, anzi, come non la vediamo oggi, dato che la copertura da egli progettata è talmente alta che non ci permette di ammirare complessivamente una delle pochissime piazze spezzine esenti da ferite di guerra. Vedendo le foto della prima copertura, quella di ferro battuto in pieno stile Liberty – qualcosa di incantevole che fu rimosso verso il 1970 per fare spazio alla terribile ma più discreta tettoia anni 70 – non potrà fare a meno di provare un po di vergogna per lo scempio che invece troverà ogni volta che attraversa la piazza.


Recentemente in piazza Beverini, davanti alla chiesa di Santa Maria Assunta, è stato posizionato un blocco di cemento, preso dal frangi-flutti del molo. Nessuno si è preoccupato di accostargli un cartello che risponda alla lecita domanda dei tanti cittadini che gli passano accanto "e cos'è quel tòco di cemento?".
Si tratta dell'imposta d'arco che incorniciava probabilmente una delle finestre di "palazzo Cenere", come veniva soprannominata la sede del Municipio a causa del colorito grigio spento conferitogli dal cemento, meglio, dal “pantàn pietrificà”, come commentò allora Ubaldo Mazzini esprimendo il disappunto dei cittadini, che al posto del cemento avrebbero preferito la pietra di Biassa. Eretto in piazza Beverini nel 1907, sul luogo di un più antico palazzo risalente all'epoca dello Stato Genovese, Palazzo Cenere rimase quasi completamente distrutto in seguito a un bombardamento aereo nel 1943.


Ritengo, tutto sommato, che i responsabili della scarsa conoscenza dei cittadini circa il loro passato, siano le istituzioni, dimostratesi troppo spesso incapaci di pensare in grande per la loro città e per i suoi cittadini, nei confronti dei quali evidentemente preferiscono non riporre troppa stima, quasi a voler fare intendere che la cultura non sia per tutti, laddove invece la cultura è di tutti. Tuttavia, in trent'anni che seguo le sorti di questa città, posso finalmente dire che è arrivata la generazione giusta, quella che crede nelle buone idee e ci investe anche, spesso di tasca propria. Penso alla compagnia degli Scarti, alla grande svolta che con FuoriLuogo (in collaborazione con Casarsa Teatro e Balletto Civile) hanno dato alla città per quanto riguarda il teatro contemporaneo, e in generale all'enorme lavoro che sta svolgendo il Centro Giovanile Dialma Ruggiero per la valorizzazione del tessuto culturale locale, a partire dall'aggregazione degli adolescenti – fra i quali si celano davvero grandi talenti – e degli anziani (..e già c'è chi critica aspramente tutto ciò, magari solo per il gusto di sciorinare argomenti, dimenticandosi oltretutto com'era la città anche solo tre anni fa e perdendo così una splendida occasione per tacere).


Penso alla lotta che gli studenti del Polo Marconi hanno coraggiosamente ingaggiato contro il baronato universitario genovese per difendere il corso di laurea in Ingegneria Nautica (l'unico al mondo, tra l'altro..) nonché la sede stessa del corso.
Perché magari non sembra, ma per fare queste cose ci vogliono le palle, ci vogliono organizzazione, affiatamento, costanza e amore per il prossimo.
Penso ai diversi locali aperti nel corso degli ultimi due anni, grazie ai quali Spezia è diventata una delle poche città italiane in cui si suona dal vivo, perché a parte i capoluoghi regionali, non crediate sia così scontato uscire tutte le sere e trovare una band o un cantautore suonare dal vivo senza dover pagare un biglietto all'ingresso. Soprattutto quando si tratta di artisti che vengono da fuori, che poi sono la maggior parte di quelli che calcano i nostri palchi, diversamente dalle tanto incensate Torino, dove suonano per lo più i torinesi, e Genova, dove suonano per lo più i genovesi.

Quindi alla sera uscite per le strade per favore, che nelle case gira della brutta gente.
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I Vostri commenti

Silvano Scoglietti
Martedì 4 giugno 2013 alle 23:07:57
Gran bel pezzo, complimenti! Nous avons un passé, nous aurons un avenir....tutto é nelle menti, nei cuori, e nelle mani della gente di Spezia

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