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Fotostimoline

Alzi la mano chi pensa che esistono foto da fare e foto da evitare!

Io no, o forse sì, in realtà non ne sono sicuro, ci penso in continuazione: i tramonti si possono fotografare o no? ed i gatti? I gatti al tramonto?


Scrivo chiuso in una cabina due metri per tre, la definirei un’ officina a bordo di una nave militare, in attesa di essere chiamato per eseguire uno scatto, uno solo, 5 minuti di lavoro, per nulla creativo ma molto importante, fatto di pochi dettagli e molte aspettative. Fuori le onde devono essere alte tre metri: lo dicono le previsioni del giorno e lo conferma il fatto che convenga ormai sistemare macchine e computer a terra a scanso di cadute disastrose. A giudicare da quanto si balla immagino si sia usciti dal Golfo della Spezia col suo riparo naturale. La notizia migliore è che non ho mai sofferto il mare.
Sono molto concentrato nonostante tutto: quello che devo riprendere non è proprio il soggetto che ti scegli per appagare le tue esigenze espressive, l’estetica oggi non è argomento in programma.
Ma so che non esistono soggetti “alti” e “bassi”,nobili o meno nobili, importanti o secondari. Esistono contesti e destinazioni diverse, ma quello che fotografi sarà comunque parte della vita tua e di coloro che attendono o vedranno il risultato.

Il bravo fotografo non è quello che evita tramonti per scegliere cose “importanti”.
Il bravo fotografo è quello che conosce i meccanismi del linguaggio visivo, sa vedere e svelare cose che chi non fotografa non vede o non vede al modo di chi produce immagini. Il fotografo ha responsabilità di quello che produce: ogni volta che scatta, qualcosa, concreto o virtuale che sia, compare nel mondo, sia questo un selfie o un’opera “autoriale” e questo in qualche modo modifica la quotidianità di chi incrocia la vita delle immagini, che non sempre è definibile a priori. Il destino delle fotografie spesso prende sentieri imprevedibili.

Il mio carissimo maestro delle elementari diceva sempre che “non si possono sommare pere e carciofi”. Allo stesso modo non si possono paragonare poesie ed post-it promemoria sul frigorifero, palazzi imperiali e rifugi alpini...scatti del fotografo top e foto ricordo del pranzo con gli amici. Perchè hanno scopi diversi, motivazioni diverse, vite diverse. Ogni contesto ha le sue regole da rispettare, bisogna solo capire questo: un sonetto ha una struttura definita ed obbligatoria, la lista della spesa può non essere in esametri o in rima ma deve essere chiara e precisa, altrimenti torni a casa e tua moglie immancabilmente ti insulta! Allo stesso modo un’immagine di architettura deve avere le linee verticali...verticali(!) e l’orizzonte diritto, mentre il selfie con i figli può essere anche sbilenco ma deve vedersi benissimo il sorriso del bimbo da mandare alla nonna. La confusione su questa faccenda complica la vita ai fotografi professionisti che vedono invaso il territorio da troppi “concorrenti” ma spiazza pure chiunque faccia foto senza troppe aspettative e si sente dire che non sono “in regola” secondo...le regole!

Si tratta solo di capirsi e trovare un comune terreno di discussione, eliminare incomprensioni .

Alcune domande possono venirci in aiuto: la risposta corretta può aiutare a non confonderci quando in preda all’orgasmo creativo progettiamo un elefante per partorire il topolino. Allo stesso tempo ci libera dall’angoscia di fotografare tramonti e micetti e sentirsi definire fotografi di serie B!

Cominciamo:

- è sempre vero che chi scatta “a caso” selfandosi o riprendendo la pizza da mettere su Facebook lo faccia senza aspettative e pretese?
- se queste aspettative/pretese esistono (come io penso) quali sono? Sono simili o no, importanti o meno, rispetto a quelle del grande fotografo?
- è sempre chiaro, per tornare al paragone, a chi scrive una lista della spesa, che sta scrivendo proprio quello, con funzioni ben definite, oppure sottilmente crede di produrre un’opera di poesia immortale?
- e chi mira ad eseguire una scatto d’autore, fuor della metafora, è consapevole che spesso si possa scivolare in pretestuosi virtuosismi privi di contenuto?
infine, soprattutto: possiamo decidere a priori che esistono categorie di soggetti fotografabili e non, immagini che “devono” esistere ed altre che non ne sono degne?

Lasciate nei commenti la vostra risposta. Sincera.


© RIPRODUZIONE RISERVATA
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I Vostri commenti

Marco Tagliafico
Lunedì 7 maggio 2018 alle 22:38:42
La produzioni di immagini, di qualsiasi tipo, è prima di tutto una grande responsabilità, poichè attraverso le immagini diamo forma al mondo (da tempi non sospetti, molto prima dei social: Grotte di Lascaux per esempio). Per quanto riguarda la fotografia non farei distinzioni di nessun genere o rilevanza rispetto al soggetto fotografato, ma le farei rispetto alla consapevolezza nell'utilizzo del mezzo, ovvero c'è differenza tra l'utilizzo del mezzo semplicemente per rappresentare o riprodurre qualcosa e l'utilizzo dello stesso per dare forma ad un pensiero.
Davide Marcesini
Martedì 8 maggio 2018 alle 07:28:51
Sono del tutto d'accordo Marco ma la mia questione è in realtà se:
1) chi non è consapevole dà comunque forma a qualche cosa
2) se questa "cosa" eventualmente ha maggior o minor importanza per il mondo rispetto all'opera del fotografo consapevole
3)se è vero o no che chi spara foto dal telefono "senza pretese" in realtà non abbia anche lui pretese (inconsapevoli?).
Forse la differenza la fa davvero la responsabilità: cioè l'intenzione di non fare qualcosa solo per me stesso ma che abbia un effetto anche sugli altri, su chi vedrà le mie fotografie.
Alberto Cicala
Lunedì 7 maggio 2018 alle 16:14:45
I miei post-it e le mie liste della spesa sono esercizi di poesia pura, perché uno è se stesso in tutte le proprie manifestazioni.Che poi questi esercizi siano ben fatti e gradevoli all'intelletto......ai post-it l'ardua sentenza. Alberto,poeta dilettante. Vivente.
Davide Marcesini
Martedì 8 maggio 2018 alle 07:35:11
La cosa più seria che scrivi è che "uno è sé stesso in tutte le proprie manifestazioni"! Oppure ci si mette una "maschera" per sembrare quello che non siamo? E questo "mascherarsi" è essere sé stessi o no....boh, bisognerebbe chiedere a Marzullo.
Resta il fatto che è vero che conta il modo in cui fai le cose, e l'intenzione di farle bene.
Per tornare all'esempio una umile baita alpina ben costruita è molto più utile e bella di un palazzo di lusso mal progettato.
E una foto di famiglia al momento giusto, anche fatta da un fotografo non troppo "consapevole" e un po' sbilenca è più utile e bella di tante "opere d'arte". E forse, ripensando al commento di Marco, dà forma ad un pensiero molto meglio di immagini pretenziose di senso.

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