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L’ossessione della classe (non) dirigente

Sabato 24, alle 17 al Centro Allende, modererò un evento con i colleghi della redazione de Linkiesta.it, per porre domande che avevo in sospeso da troppo tempo. E sfruttare la vetrina delle elezioni per avere risposte significative.

Ho 34 anni. “Giovane”, dicono. Ma anche no. A trentaquattro anni, non si è giovani. Non lo si è biologicamente, e la biologia, se Dio vuole, non cambia al ritmo delle innovazioni sociali e tecnologiche. Eppure, il prolungamento degli studi dovuti al fatto che la generazione antecedente alla nostra avesse più soldi da spendere per l’educazione dei suoi figli, e che abbia dunque regalato loro il futuro che ha sempre sognato, ha fatto sì che i ragazzi stiano nel limbo degli studi universitari fino a 26, 28 anni, inizino a lavorare a 30, se va bene, e lo facciano con forme di contratti saltuari e precari, e dunque non possano davvero mai accedere a quel set di problemi, a quella noia, anche, se vogliamo, che caratterizzavano la vita adulta così come ce l’avevano raccontata i nostri genitori.
Continuiamo a essere figli, continuiamo a essere, indefessamente, giovani. Per scelta altrui. Studiare non ci ha fatto raggiungere posizioni più ambite, anzi. Studiare ha solo alzato il livello medio di competizione, ha fatto sì che per posti dove prima bastava una licenza media (e c’era un motivo, per cui bastava), ora sia richiesta una magistrale, per frustrarci meglio.
E quindi, a 34 anni, si è giovani, appunto. Ma le decisioni si continuano a prendere altrove.
Non per tutti però: esiste una piccola classe di fortunati contro cui la rabbia di molti si è canalizzata, trovando sfogo sia in percentuali di astensionismo mai viste in precedenza nella Seconda Repubblica, sia nell’ascesa di un Non-Partito come quello dei 5 stelle. È la “casta”, di cui in fondo oggi anche i 5 stelle fanno parte a buon titolo, per quanto (e quando) restituiscano indietro metà dei loro stipendi.
Perché in un Paese dove solo il 6% degli under 35 – i “giovani”? – guadagna più di 2.500 € lordi al mese, chi ha un posto in Parlamento può dirsi arrivato.
Per cui, la domanda che come diceva un mio omonimo qualche tempo fa “sorge spontanea” è: ma perché proprio loro?
Chi è questo migliaio di persone che è seduto in Parlamento? Che meriti ha per essere lì? Chi sono gli assessori delle nostre città? Cos’hanno fatto di speciale nella loro vita per accedere a quella posizione? C’entra semplicemente la fedeltà, la gavetta dentro al Partito? Serve invece il riconoscimento di doti particolari? E, nel caso, chi dà questo imprimatur? E chi decide chi merita di darlo, l’imprimatur?
Sono domande primitive, di pancia, ma domande che, almeno per me, sono sempre rimaste dentro, a quella pancia, fino a marcirci. Adesso, che ho compreso che non sono l’unico a porsele, e con me ho trovato a porsela persone di un certo spessore, come i miei colleghi del blog dei “Millennials” di Linkiesta.it, ho sfruttato il grande occhio di bue delle imminenti elezioni per chiedere a 6 rappresentanti dei 3 grandi poli politici italiani – centrosinistra, centrodestra e 5 stelle – di spiegarcelo, con parole semplici, e in poco tempo. Certo, non parleremo solo di quello, sabato 24 febbraio, alle 17 al Centro Allende, nell'evento "Teoria della classe (non) dirigente", il cui titolo strizza l'occhio al mirabile saggio di un mio coetaneo, Raffaele Alberto Ventura, "Teoria della classe disagiata", che poi sarebbe la nostra. Ma quello sarà il punto di partenza, imprescindibile.
Insieme a me ci saranno Andrea Danielli, Alessio Mazzucco e Leonardo Stiz, anch’essi tutti under-35, anch’essi dunque inequivocabilmente “giovani”, e tutti con un mestiere già in tasca, ben lontani dalla politica, ma che di politica si interessano, perché è questo che qualsiasi cittadino in fondo dovrebbe fare, credo: partecipare alla res publica, ognuno secondo le proprie inclinazioni, e ricevendo secondo i propri bisogni.
Non ci limiteremo a farci portavoce di una "guerra generazionale": vogliamo partire dai dati di fatto, e trovare laddove possibile soluzioni condivise, intergenerazionali, a problemi che affliggono il nostro presente ma che soprattutto rischiano di devastare il nostro futuro.

Se avete domande da fare, dunque, o altre semplicemente da ascoltare, i candidati al Parlamento Raffaella Paita (PD), Elisa Gambardella (Insieme), Maria Grazia Frijia (Fratelli d’Italia), Arianna Viscogliosi (Noi con l’Italia), Fabio Romano e Terenzio Dazzini (M5S) ci e vi risponderanno sabato 24, alle 17, al Centro Allende. A una settimana dal voto, non esiste momento migliore per esigere risposte.

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