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Ultimo aggiornamento: Martedì 17 Luglio - ore 21.50

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Ecco cosa svela sulla fotografia un video di tre minuti pazzeschi di basket.

Riprende dopo lunghissima interruzione la collaborazione con CDS.
Non posso non ringraziare la redazione per la fiducia.
Un caloroso bentrovati a chi avrà voglia di leggere.
Ricominciamo dal basket, la mia prima grande passione. Non sembra ma c'è molto in comune con la fotografia...credo!

Stamattina mi sono svegliato pensando a cosa non funziona nel mondo della fotografia di questi tempi: stavo guardando un video di basket con i miei figli e vedere come si allena un campionissimo mi ha dato alcuni spunti.

Qual è la qualità per diventare il numero uno in uno sport supercompetitivo nel campionato più importante del mondo?

Ill talento, giusto?
Giusto?!?

Se anche tu sei tra quelli che a tredici anni ti sei sentito dire “tu e l’arte siete due mondi che non si toccheranno mai” (ma puoi mettere al posto dell’arte qualunque argomento ti stia a cuore) devi vedere questo video.

Cosa c’entra con la fotografia? Vediamo insieme.

Dunque: per essere il n.1 devi avere talento, giusto?

A farsi il mazzo ci pensano quelli che portano la borraccia al campionissimo, giusto?

Ne dovrebbe conseguire che mentre la star prende il sole in spiaggia, ad allenarsi duro (per compensare!) sono quelli che madre natura non ha baciato col talento innato.

Allora adesso guardiamo questo benedetto video
e scoprirai qualcosa (anche) della fotografia.



Sono tre minuti di vita di un giocatore di basket: non tre minuti a caso, il campionato è a risposo, gli altri sono in vacanza. E neppure il giocatore è uno qualunque: si chiama Stephen Curry ed è uno dei personaggi col talento più cristallino che l’NBA abbia mai conosciuto, forse il miglior tiratore della storia.


Mi ha commosso: anche io dai sei ai sedici anni ho passato tutto il mio tempo libero (e anche quello non libero!) a tirare a canestro nel cortile asfaltato delle scuole, non proprio con gli stessi risultati! Nel frattempo mi avevano fatto capire che per “certe cose” proprio non ero tagliato: arte e disegno davvero non facevano per me. Eppure erano forse le uniche materie che mi interessassero, ma ormai il “marchio” era impresso. Poi per vie traverse sono capitato in braccio alla fotografia e non l’ho più abbandonata: ora mi capita spesso di fare corsi per ragazzi e incontrare qualcuno che continua a sbatter loro in faccia la famosa questione: “non hai creatività, non sei tagliato per la fotografia, per quelle cose ci devi nascere...”.

Mai cretinata più grande: la fotografia si ama, ne senti la necessità, impari a fotografare. Si impara, appunto: bisogna avere qualcosa da dire ed imparare come dirlo, nel modo più efficace possibile. Se poi c'è anche talento, meglio.

Allora la strada per diventare un buon fotografo è davvero semplice anche se lunga e faticosa (ma molto molto divertente).

Bisogna lavorare su due fronti:

1)conoscere bene il linguaggio

2)coltivare i contenuti

Tutta roba che si acquisisce col lavoro, non per grazia ricevuta.

Per la prima questione si tratta di imparare la tecnica e fare tanta, tanta pratica. E altrettanta teoria: studiare gli autori, capire come funziona la percezione immediata e la lettura profonda di un’immagine.

Per il secondo argomento invece bisogna “uscire” dal territorio specificamente fotografico: assorbire da qualunque fonte possibile, connettersi con le proprie passioni e approfondirle, leggere, leggere, leggere, non solo di fotografia. Essere curiosi della vita e amare le persone: desiderare incontrarle, raccontarle e mostrare loro il tuo lavoro. Le tre cose non sempre coincidono ma sono tutte fondamentali (ne parleremo una prossima volta).

Questo fa la differenza.

I tips&tricks li lasciamo a chi non ama la fotografia.

Per tornare al basket e Stephen Curry: il campione ha la “necessità” di giocare. Per questo lo vuole fare sempre. Sempre meglio. Lotta ogni giorno per migliorarsi pur essendo già il migliore. E questa cosa faticosissima...non gli costa alcuna fatica. Perchè è come respirare, indispensabile.

La fotografia è (deve essere!) necessità.
La via rapida che porta alla foto eclatante termina presto.
Trovare e coltivare la tua visione del mondo attraverso al fotografia ti fa godere...e non finisce più.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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I Vostri commenti

Fabrizio Fasano
Martedì 20 febbraio 2018 alle 10:22:03
Grande. Anch'io giocavo. E poi ho anche allenato. Comunque si. Condivido. Lavoro lavoro lavoro. Ma soprattuto condivido il senso di necessità. E la goduria che sta più nel viaggiare che nell'arrivare. PS Sono Fabrizio Fasano. Così se il sistema non lo scrive non ti faccio venire l'ansia di parlare con uno sconosciuto :-)
Davide Marcesini
Martedì 20 febbraio 2018 alle 22:57:36
Grazie Fabrizio, condivido la goduria dell'atto fotografico, di tutto il tempo passato a guardare, pensare e provare.
Il piacere fisico che si prova quando dopo una giornata apparentemente inutile, proprio quando stai per tornare a casa, senti che stai per fare quell'unico scatto che giustifica lo sforzo.
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Martedì 20 febbraio 2018 alle 08:33:03
Scusate non ho messo il nome, pensavo che venisse fuori in automatico. Fabio Baldassarra
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Martedì 20 febbraio 2018 alle 08:29:55
Spesso capita di imbattermi in articoli di "Professoroni della Fotografia" che spesso si lasciano andare a divagazioni filosofiche non sempre utili sia al neofita fotografo che al professionista. Trovo che le considerazioni fatte da Davide in questo articolo siano la base da insegnare e far capire ai fotografi, ma a ogni altra persona che voglia imbattersi nell'imparare qualcosa di nuovo. Con il permesso di Davide penso che scriverò alcuni passaggi di questo articolo sulle pareti della mia nuova stanza della creatività. Grazie e complimenti per l'iniziativa

Lunedì 19 febbraio 2018 alle 19:03:25
La vera differenza la fa la passione, se poi è accompagnata anche dal talento, quel che ne esce è quasi sempre un fenomeno, in qualsiasi campo.
Davide Marcesini
Martedì 20 febbraio 2018 alle 05:25:16
vero. I problema nella fotografia, ma credo valga per qualsiasi campo dell'arte, è che il concetto del "talento" e del fattore tecnologico sono sopravvalutati rispetto alla capacità e voglia di formazione dell'autore.
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Lunedì 19 febbraio 2018 alle 15:34:56
Ottimo articolo, anch'io credo che la necessità sia la condizione determinante per migliorare, nello sport così come nella fotografia e più in generale in ogni attività della vita. Significa avere un bisogno viscerale di esprimersi, non si può fare diversamente, deve essere così e solo così. Ad un certo punto non è più una scelta. La metafora dello sport è particolarmente interessante perchè è il chiaro esempio che occorre avere altri settori di interesse oltre alla fotografia per poter migliorare come fotografo. La curiosità e la sensibilità verso tutto ciò che ci sta intorno è fondamentale.
Davide Marcesini
Martedì 20 febbraio 2018 alle 05:27:54
Mannaggia, mettete i nomi! E' ansiogeno parlare con uno sconosciuto!;-)
Grazie per il commento. Hai del tutto ragione: quando scrivo del fatto di avere "contenuti" d comunicare intendevo esattamente questo: bisogna "riempirsi" di qualcosa per avere qualcosa da dire! Di solito da ricercare in interessi e passioni personali al di fuori della fotografia.
La fotografia è un mezzo per "dire", ma cosa dire? Questo è il grande dilemma. A volte sembra che molte persone fotografino tanto per fotografare, una cosa che finisce in sé stessa. In questo caso diventa un lecito passatempo ma non è quello che mi interessa. Non si tira fuori il massimo della soddisfazione, ci si ferma ad un aspetto molto parziale.

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