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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 13 Dicembre - ore 08.00

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Chiamata 2 - "Aging Pride - L'orgoglio di invecchiare"

Il titolo si riferisce ad una mostra inaugurata il 17 novembre presso il Lower Belvedere di Vienna che prende in considerazione, attraverso l’arte, la possibilità di dare un valore positivo alla vecchiaia ed evidenziare i vantaggi positivi dell’allungarsi della vita. Ed infatti, l’essere artista permette, rispetto ad altre carriere, di aumentare il proprio valore con il passare del tempo e non viene mai meno la capacità di parlare al mondo.
Questo pensiero mi segue da alcuni anni, da quando incontrai per un breve tempo Claes Oldenburg (Stoccolma, 1929), che all’epoca aveva più di ottant’anni. Con ironia, l’artista Pop americano, di passaggio a Milano e diretto a Vienna per un lavoro, esprimeva come fosse impossibile smettere di essere artista e di conseguenza di andare, per così dire, in pensione. Seppur rendendosi conto della condizione privilegiata in cui si trovava, egli sottolineava anche la fatica di quel ruolo e le aspettative che il mondo riponeva sulle sue spalle.
In questi ultimi due mesi ho visto quattro mostre di artisti di età compresa tra 71 e 87 anni. Le loro opere, i percorsi espositivi, di cui darò breve resoconto, sono testimonianza della veridicità della riflessione di Oldenburg: l’artista non va in pensione e, anche nella tarda età, riesce a mantenere attuale il suo fare e sempre nuovo e significativo il suo lavoro creativo. La chiarezza del messaggio e la sapienza nell’utilizzare tecniche e materiali sono caratteristica intrinseca alla poetica di questi quattro artisti, mentre la loro età, e ovviamente quella delle loro opere, risulta irrilevante nell’apprezzare il loro percorso personale e artistico, condotto con determinazione e rigore fino ad oggi.

Fernando Andolcetti. Dolce era il canto
Galleria Il Gabbiano arte contemporanea, La Spezia
14 ottobre – 16 novembre 2017
Il metodo compositivo di Andolcetti (Lucca, 1930) si basa sul recupero, attraverso collages e fotocopie, di materiale visivo già esistente per rielaborarlo attraverso le sue “texture alfabetiche e musicali” (Mario Commone, 2017). L’apparente leggerezza del risultato ottenuto rivela un colto conoscitore di arte, poesia e musica, nonché un instancabile promotore di mostre e concerti: l’affabile e sorridente co-direttore della galleria Il Gabbiano, punto di riferimento della cultura spezzina da ormai cinquant’anni (la galleria inaugurò alla Spezia nel febbraio 1968).

Eliseo Mattiacci. Misurazioni
Galleria Poggiali, Firenze
28 ottobre 2017 – 24 febbraio 2018
Scultore, Mattiacci (Cagli, 1940), privilegia, dagli anni ottanta, l’uso dei metalli – alluminio, rame, acciaio, ferro - nelle sue composizioni. “Le sue installazioni esplorano i limiti e le potenzialità dello spazio architettonico” (Lorenzo Bruni, 2017) e confrontano lo spettatore attraverso forme che sottolineano le energie, talvolta nascoste, che agiscono in natura, dalla forza di gravità ai campi magnetici. L’ironia e il gioco (le bocce di colore rosso e blu sulla trave in acciaio in Dinamica orizzontale, 2010, e l’ammasso informe e mostruoso degli scarti della lavorazione del metallo in Corpo Celeste (meterorite), 2008) restituiscono la personalità forte e solare dell’artista marchigiano, la cui parabola artistica è ancora foriera di future scoperte e successi.

Anna Boghiguian
Castello di Rivoli, Rivoli (TO)
18 settembre 2017 – 7 gennaio 2018
Artista egiziana (Il Cairo, 1946) e canadese di origini armene, Boghiguian riempie la Manica Lunga del Castello di Rivoli con grandi installazioni che ci immergono in un mondo fatto di naufragi, relitti e approdi, in cui vele e parti di imbarcazioni, colori accesi e suoni evocativi ci avvicinano ai fatti di cronaca, spesso drammatici, di cui abbiamo quotidianamente notizia. Colpisce il segno dinamico con cui traccia pagine e pagine di taccuini e libri d’artista, con cui realizza sagome di personaggi tra i quali ci troviamo a camminare, partecipi di un comune destino. La si può sentire, determinata e commossa, mentre coordina un progetto espositivo di così ampio respiro.

Gilberto Zorio
Castello di Rivoli (TO)
1 dicembre 2017 – 18 febbraio 2018
La retrospettiva dedicata a Zorio (Adorno Micca, 1944) raccoglie un insieme di opere la cui vitalità e attualità entra direttamente nel nostro quotidiano. L’immediatezza e lo stupore davanti alle sue opere si cristallizza nella sala con la passerella sospesa sulla volta della sala storica sottostante: dal punto di vista privilegiato e immersi nel buio, si avverte il calore che proviene dall’incandescenza dei fili di nichel cromo che compongono le due opere qui allestite. Il metallo, attivato dall’energia elettrica che lo attraversa, si accende di rosso: distinguiamo una stella a cinque punte con giavellotto (Stella incadescenza, 1972): la tecnologia umana (il giavellotto, l’elettricità) determina cambiamenti sociali di cui conosciamo i benefici, mentre la semplice forma della stella, carica di un forte simbolismo, ci parla di cambiamenti politici di valore ambiguo e di sogni non ancora infranti. Nel buio, vediamo una piccola scritta rosso fuoco: Zorio piega il filo di nichel cromo a formare, in corsivo, la parola “confine” (Confine incandescente, 1970). La scritta, essenziale e pericolosa diventa paradigmatica del nostro vivere e quel confine rimane per noi invalicabile.
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