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Il disegno per Lorenzo D'Anteo

Chiamata 1
Interiors
Il disegno per Lorenzo D’Anteo

Matita, carta, carboncino.
Mani sporche, dita e polpastrelli usati come strumenti per sfumare il tratto.
Silenzio, musica, frusciare del carboncino sulla carta, solitudine, visite di amici, tempo lento e velocità del segno.

Lorenzo D’Anteo (La Spezia, 1973) disegna su fogli di carta da pacchi bianchi e di grande formato. Li appende su di una parete del suo studio, nella stanza che dà sull’esterno della casa, in Via del Canaletto, 358, al Favaro – indirizzo che ha condiviso per tanti anni con l’artista e musicista Manlio Argenti (1919-2011).
In questo periodo, D’Anteo espone i suoi disegni in due sedi: il Museo Guido e Anna Rocca della sedia leggera, Chiavari, e il negozio The Cloister, Milano.
Per sua stessa ammissione, come si legge nella presentazione alla mostra da The Cloister: “negli ultimi tempi al centro della mia produzione artistica è predominante il disegno, ... Questa modalità è stata dettata dall’esigenza di continuare a creare, in un periodo avverso, circa tre/quattro anni fa, in cui avevo pochissimo tempo da dedicare al mio lavoro. L’immediatezza del disegno mi ha dato modo di superare questo deficit e mi ha portato sulla strada che percorro tutt’ora”.
La velocità garantita dal disegno guida la linea della composizione che si dipana sui fogli con ritmo fluido, talvolta prendendo ispirazione da parti di bozzetti già esistenti o da immagini cercate su internet. L’artista ottiene, così, un collage visivo utilizzando tagli fotografici che fanno emergere parti di figure ed oggetti e che testimoniano l’esistenza di altro al di là dei limiti del foglio.
La narrazione parte da un forte interesse per l’ambiente casalingo, per tutto ciò che ci circonda o che troviamo nelle case che visitiamo o in cui viviamo: icone religiose, quadri, lampadari, mobili, piante, utensili da lavoro affiancano gessi di gusto classico, piccole sculture, riproduzioni di opere d’arte famose.
Nel trittico Propaganda I/II/III, 2017, realizzato per “L’inizio di una sedia”, mostra inaugurale del Museo Guido e Anna Rocca della sedia leggera a Chiavari, il punto di partenza è stato le fotografie dei mobili e delle sedie che venivano prodotte nell’ex laboratorio artigianale Rocca: le famose sedie denominate “chiavarine” e i mobili disegnati dall’artigiano chiavarese.
La cornice in legno e il vetro impreziosiscono e isolano i tre grandi disegni, tre episodi di un racconto dedicato alla falegnameria, in dialogo con gli oggetti e le macchine utensili ancora presenti nel laboratorio. All’interno di ogni cornice, la carta è fissata con dei chiodi sottili che danno un senso di provvisorio al disegno, ma che sembrano alludere ai grandi cartoni da spolvero che i maestri del passato mettevano sulla parete prima di passare all’affresco vero e proprio.
La visione che D’Anteo sviluppa in questo trittico ha la magniloquenza e la grandezza dei cicli pittorici che decoravano le sale dei palazzi nobiliari, talvolta più vicina alla delicatezza e all’intimità prediletta nella pittura Settecentesca.
Nella serie intitolata Interiors, esposta a The Cloister, in una via del centro di Milano, i lavori sono appesi sulle pareti dell’ampio negozio, dove gli oggetti e i vestiti rimandano quasi puntualmente a quanto rappresentato sui fogli. Le ambientazioni sono create da D’Anteo per giustapposizione di elementi provenienti da ambiti diversi, dove sacro e profano, cultura alta e bassa, si mescolano.
E’ un costruire per accostamento di frammenti e costruzione a sua volta frammentaria: le immagini disegnate sembrano emergere senza soluzione di continuità dalle pareti bianche e giocano con la “realtà” dello spazio espositivo.
Così un pallone da football prende fuoco tra le mani di un Cristo che indossa la tenuta tipica del giocatore di football americano; oppure il disegno di un unicorno si trova incorniciato vicino ad altri quadri e appeso sotto una applique di dubbio gusto; o ancora una riproduzione della celebre opera di Pieter Bruegel il Vecchio, La parabola dei ciechi, 1568, del Museo nazionale di Capodimonte a Napoli, si staglia sopra la ringhiera del ballatoio che sovrasta la sala a piano terra. Si crea, così, un’osmosi tra l’interno dello spazio rappresentato nei disegni e l’interno del spazio del negozio, mentre il racconto dell’artista si amplifica via via che ci aggiriamo indisturbati nell’ambiente espositivo.

La capacità di creare dei complessi cicli narrativi rende Lorenzo D’Anteo un artista difficile da inquadrare nell’attualità del presente, ricercatore assiduo e consapevole di immaginari in bilico tra classicità e sregolatezza, tra sacralità e pazzia, tra serietà e ironia. Si avverte nei suoi lavori una sorta di strato polveroso che avvolge gli oggetti ritratti, una nostalgia per un tempo passato, lontano, da cui emergono ricordi isolati, ma lucidi, incombenti, inevitabili; luoghi “dove si accumulano – citando l’artista - oggetti di natura ambivalente, a volte domestici, a volte minacciosi”.
Il disegno, per Lorenzo D’Anteo, è la possibilità di fissare su carta una visione ambigua e distopica in continuo divenire.

“L’inizio di una sedia”
a cura di Mario Commone e Lara Conte
mostra collettiva: Jacopo Benassi, Lorenzo D’Anteo, Marco Andrea Magni, Beatrice Meoni
Museo Guido e Anna Rocca della sedia leggera
Ex Laboratorio Guido Rocca
Via Piacenza 80, Chiavari (GE)
dal 16 settembre 2017

“Interiors”
mostra personale
The Cloister
Via Valpetrosa 5, Milano
dal 23 settembre 2017
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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