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Ultimo aggiornamento: Venerdì 22 Settembre - ore 08.00

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Digi-Mare: La Spezia Futura

Dove vedi la tua città tra 5 anni?

Domande-base da colloquio interinale alla nuova giunta comunale.

Una delle idee più significative che ho ascoltato nella scorsa campagna elettorale cittadina, dove le idee sono state peraltro le grandi assenti, proveniva da un’associazione che non avrebbe poi prodotto nessun candidato sindaco: la Città Intelligente. In quell’incontro Renato Goretta, più volte solo accostato a diversi partiti politici comunali, aprì la seduta con una proposta mutuata dal mondo aziendale da cui proviene: che il sindaco tenesse quotidianamente sotto controllo un cruscotto di indicatori con alcuni numeri fondamentali circa lo stato di salute della città.
Il primo che citò mi rimase particolarmente impresso: il numero di abitanti. È in effetti un parametro a volte sin troppo scontato per risultare significativo, ma in fondo è questo il vero primo mestiere che una città deve saper svolgere: saper attrarre persone.
Mi è capitato più recentemente di imbattermi in un interessante video di TED, le conferenze che invitano esperti di un settore a interventi divulgativi molto stringati e didascalici (www.ted.com). In quell’intervento, un esperto di “biologia delle città” (perché le città sono organismi, e come tali vanno trattati) sosteneva come raddoppiando il numero di abitanti delle città si avesse un aumento flat del 15% di tutti i principali indicatori, siano essi positivi o negativi: consumo di energia, reddito pro capite, criminalità, numero di brevetti. È una realtà che sconta le economie di scala che valgono in tutto, nel settore privato e in quello pubblico. Il grafico di crescita delle città risulta lineare solo su scala logaritmica, mentre assume i contorni di una “S” allungata su scala cartesiana semplice. Quella “S” risulta mortale per le aziende private, che vedono ridurre la velocità di aumento dei loro guadagni a fronte di spese sempre maggiori, mentre – è qui la differenza sostanziale – le città non muoiono. Evolvono, cambiano costantemente, ma non muoiono. Sopravvivono, resilienti, o fioriscono, ridenti. Talvolta si svuotano. È il caso di diversi borghi liguri.
È un trend che, purtroppo, negli ultimi anni risulta valido anche per la nostra città, come mostrano questi dati. A questo si somma un invecchiamento medio della popolazione valido in tutta Italia ma che in Liguria, così come in Sardegna, risulta particolarmente grave.

Come invertire questa rotta? Essenzialmente in due modi: esternamente, importando risorse umane da Paesi con tassi demografici più alti; internamente, incentivando maggiormente alla procreazione (stimolo piuttosto difficile da dare su scala locale, però: e i bonus bebè finora escogitati sono solo un palliativo).
Per risultare attrattivi, bisogna essenzialmente offrire opportunità di vita e di lavoro migliori rispetto al Paese da cui si pensa di poter “importare” risorse. Essendo ormai nel gruppo di coda delle economie europee, è quantomai improbabile riuscire dunque ad attrarre potenziali immigrati dai Paesi della UE: un tedesco può pensare di trasferirsi in Italia per la pensione, ma è raro che lo faccia nel pieno del suo percorso occupazionale.
Risultiamo dunque attrattivi su scala internazionale principalmente per le aree extra-UE, ed è di lì in effetti che anche alla Spezia abbiamo sinora pescato. Uno dei colori dominanti della nuova giunta suggerisce però che questa “strategia” sia difficilmente adottabile. Si necessita però, nel caso, di rimpiazzarla velocemente e adeguatamente, perché il tasso di riproduzione nel nostro Paese e in Liguria è ben lontano da quello del tasso di sostituzione “minima”, settata a 2,1 figli a coppia.
È qui dunque che si rende necessario che la nuova giunta insediatasi alla Spezia risponda alla più basilare delle domande che vengono poste dalle risorse umane di un’azienda quando un candidato si presenta a un colloquio: dove si vede tra 5 anni?
E no, non intendiamo personalmente, nella propria capacità di ogni componente dell’arco politico di “reinventarsi” in nuovi ruoli; ma collettivamente, come agglomerato urbano.
Una domanda dall’orizzonte temporale di medio periodo, certo, perché i giochi della politica non permettono di azzardarsi oltre, anche se sarebbe necessario aprire ulteriormente la prospettiva verso i 10, i 20 anni. Una visione per La Spezia nel 2030, nel 2040 persino.
(Solo una volta in vita mia mi è capitato di vedere uno stato programmare il proprio destino fino al 2050: era il caso del Kazakistan di Nazarbayev. Ma sono sicuro che non vogliamo lasciare questo nobile esercizio ad uso esclusivo delle dittature).
La prima occasione per parlare di futuro è particolarmente ghiotta: da programma, esattamente tra un anno partirà il primo anno accademico del Polo Marconi nella nuova sede del Falcomatà, all’inizio di viale Fieschi. Chi vogliamo che attragga, quella struttura che si connota da progetto come uno splendido campus di eccellenza? A chi vogliamo rivolgerci? E come? Dato che attualmente il presidente di Promostudi, l’ente che gestisce l’università spezzina, è stato sostituito solo “ad interim”?
Su questi e altri temi, dopo i primi piccoli provvedimenti “quick win”, aspettiamo alla prova programmatica la nuova giunta comunale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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I Vostri commenti

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Giovedì 14 settembre 2017 alle 08:13:43
Buongiorno, grazie a Renato della precisazione e all'altro lettore. Il tema infrastrutturale è in effetti complesso: il nostro territorio è molto delicato e le opere vanno razionalizzate al massimo. E costruire in maniera sostenibile dal punto di vista ecologico spesso è un trade-off con quello economico. Sulle opportunità di svago e cultura qualcosa lentamente si sta facendo: penso al lavoro di Roberto Alinghieri su alcuni spettacoli dell'Estate Spezzina in inglese. E' un tema che mi è molto caro. Grazie per l'interazione comunque. Buona lettura FL
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Mercoledì 13 settembre 2017 alle 20:46:52
Gli altri: età media della popolazione; numero degli occupati; numero dei laureati; numero delle aziende
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Mercoledì 13 settembre 2017 alle 18:39:17
Bene Promostudi Pensare a potenziare infrastrutture es.realizzare il secondo casello autostradale a Beverino,éimpensabile che una città portuale abbia un solo casello ,immaginate un incidente sulla bretella. creare opportunitò di svago e cultura per i turisti delle crociere. Questi interventi aumenterebbero i posti di lavoroe di conseguenza i residenti creando un prcorso virtuoso.

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