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Ultimo aggiornamento: Domenica 19 Novembre - ore 22.00

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The world is not enough

Non chiamatemi semplicemente turista! Una ligure in Croazia, tentativi di integrazione.



Seduta al tavolino di un bar al porto di Vis,piccola isola tra le migliaia che costellano la costa croata, osservo il traghetto entrare silenzioso nella baia ,effettuare le stesse manovre ripetute tre volte al giorno,ogni giorno, da chissa' quanti anni; lo guardo ruotare su se stesso per posizionarsi al molo, aprire l'enorme bocca arrugginita e vomitare fuori il suo carico di macchine e turisti, aspettare di riempirsi nuovamente il ventre per ripartire lento e finalmente sazio. Ed eccoli, i turisti: li osservo sempre con un po' di distacco e con quell'altezzosa superiorita' di chi si sente differente, perche' io non mi sento turista sull'isola, io mi sono meritata a buon diritto uno status ben piu' prestigioso dopo anni qui, questo e' quello che con snobismo mi ripeto ogni volta, quella stessa dose di snobismo che mi fa tacere ad esempio quando sento parlare italiano intorno a me. Per non parlare poi della neanche poco velata insofferenza che provo quando i primi arrivati credono di conoscere gia' tutto dell'isola:eccoli li, appena sbarcati dalla loro barca a vela presa a noleggio e pretendono di insegnare dove andare,di conoscere la lingua, dove si mangia meglio, dove il mare e' piu' blu, ed e' tutto un “ Janko ti prepara il pesce fresco appena pescato”, “in quella caletta il mare e' fantastico e non c'e' nessuno..”...Quanto ha ragione Paolo Conte quando canta “Eppur parenti siamo un po'/Di quella gente che c'è lì/Che come noi è forse un po' selvatica” ! Noi liguri, aspri e selvatici come il nostro territorio. Ed esattamente come noi liguri sono quest'isola e la sua gente,che tanto ci somigliano, e non basta una rapida visita per comprenderli e credere di conoscerli (proprio come per noi). Sara' forse per questo che su quest'isola mi sento a casa, per la gente che come noi e' un po' selvatica ma poi ti apre il cuore e te ne fa dono a piene mani; per il territorio aspro a picco sul mare trattenuto dai muretti a secco,frutto di mani sapienti e immani sacrifici;per l'entroterra coltivato a vigneti e uliveti che la gente del posto ha dovuto ripulire a mani nude prima di poter coltivare,sgomberando il terreno da una quantita' incredibile di sassi accatastati poi come piramidi ;per il croato,una lingua incomprensibile che sembra ideata da un linguista burlone che si e' divertito a gettare un mucchio di consonanti e qualche vocale in una scatola per poi gettarle a caso sul tavolo come in un gioco; per la costa quasi priva di spiagge, tutta roccia, perfettamente compatibile con il "piede da scoglio" di noi liguri cosi refrattari alla fastidiosissima sabbia;per le residenze dei gran signori veneziani nascoste in giardini segreti e protette da enormi buganvillee;per la luce inconfondibile della sera quando al calar del sole tutto assume il colore dolce del miele dei palazzi di pietra.
E continua Paolo Conte” Ma la paura che ci fa quel mare scuro/Che si muove anche di notte /E
non sta fermo mai “, proprio quel mare frutto di sostentamento al prezzo di enormi sacrifici e pericoli,ma anche via di fuga alla ricerca di fortuna e di una nuova vita. Negli ultimi anni grazie anche al turismo la situazione sull'isola e' nettamente migliorata, i giovani non scappano piu' e molti anzi vi fanno ritorno,ma non dobbiamo dimenticare che al tempo della Jugoslavia il villaggio di Komiza era il porto da cui si scappava in canotto verso l'Italia, perche' il punto piu' vicino alle coste nazionali. Oggi Komiza e' un delizioso paese senza fronzoli attira turisti, tutto proteso verso il suo porticciolo,con una fila di bar sulla banchina sempre gremiti dagli abitanti del posto,il castello da un lato e la vecchia pescheria dall'altro. Con l'ingresso della Croazia nell'Unione Europea di quattro anni fa purtroppo la pescheria e' stata chiusa (anche se la piccola struttura esiste ancora) ed e' un vero peccato perche' era uno spettacolo fermarsi ad osservare le barche dei pescatori arrivare e disporre il pesce sulle lastre di marmo proprio sulla banchina del porto pronto per essere venduto. Leggenda vuole che un giorno uno degli storici venditori “schiaffeggio'” con un polpo un turista ritenuto troppo impertinente.
In un tempo molto lontano invece Komiza fu una piccola capitale del mare che riforniva di pesce azzurro la Repubblica di Venezia e la corte di Vienna, e durante la Jugoslavia unita buona parte dell' isola trovava impiego nella fabbrica di sardine chiusa subito dopo la caduta del comunismo: la struttura della fabbrica esiste ancora oggi, esempio di archeologia industriale di quella tanto famosa architettura comunista, e ora dalla sua banchina abbandonata si possono fare tuffi mozzafiato.
C'e' ancora una storia che ho sentito raccontare piu' volte, un aneddoto divertente sul carattere caparbio degli isolani: tanti anni fa Goran ricevette in eredita' dalla nonna un appezzamento di terra,lascio' la sua citta' sulla terraferma e si stabili sull'isola intenzionato a coltivare cavoli. In un'isola dove si coltivavano solo ulivi e viti tutti lo presero per matto, e ogni giorno i vecchietti del paese lo salutavano con un canzonatorio “ Buongiorno Goran, come stanno i tuoi cavoli oggi?” Contro ogni previsione e grazie alla sua testardaggine i raccolti furono miracolosi e con i guadagni accumulati Goran riusci ad aprire una piccola gelateria che penso' bene di chiamare “ Kako ti je kupus?”,ossia “Come stanno i tuoi cavoli?”.
Oggi Goran e' il proprietario di uno dei piu' lussuosi ristoranti dell'isola e di un wine bar nella spettacolare piazzetta di Kut,all'interno di uno dei palazzi storici dell' isola.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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