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Ultimo aggiornamento: Lunedì 23 Ottobre - ore 11.17

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Digi-Mare: La Spezia Futura

Il film Dunkirk spiega come mai il bando del taxi-boat è andato deserto

Spiegazione di sponda, scomodando la Storia, di una storia piccola di problematiche di trasporto marittimo provinciale.

Ho visto Dunkirk, l’ultimo film di Christopher Nolan – e il suo primo di guerra - fuori dal nostro Paese. La premessa è doverosa, perché c’è uno strano embargo per quanto riguarda i film che escono ad agosto in Italia, ma questa è un’altra storia di cui discuteremo eventualmente in un bar delle Cinque Terre. In ogni caso, questa non è una recensione del film, ma dal film, e soprattutto dal fatto storico che racconta, prende spunto.

La Storia
In breve (e che gli storici mi perdonino): durante la seconda guerra mondiale a un certo punto 400.000 soldati delle truppe alleate si trovarono in trappola nella cittadina francese di Dunkerque, al confine col Belgio. Gli aerei dei nazisti bombardarono senza sosta la spiaggia senza sosta, comprese le grandi imbarcazioni con cui la maggior parte dei soldati doveva rientrare in Inghilterra superando la Manica.
Quasi tutti i cacciatorpedinieri inglesi vennero affondati già durante le operazioni di caricamento dei soldati quando erano ancora attraccate al molo.
Dall’altra parte della Manica partì dunque – in quella che passò alla Storia come “Operazione Dynamo” – un impressionante numero di natanti comuni: pescherecci, velieri, scialuppe, piccole barche di privati. Partirono alla spicciolata e recuperarono la maggior parte di quei 400.000 soldati mettendoli in salvo, in alcuni casi facendo anche la spola tra le due sponde della Manica. Si stima che parteciparono all’evacuazione 693 imbarcazioni di ogni genere.

La storia
75 anni dopo, alla Spezia, il bando noto come “taxi-boat” va deserto. Come sono collegati i due eventi?
Da un unico punto in comune: la TAGLIA. I requisiti per partecipare al bando, che ricalcavano quelli d’altronde su scala nazionale, erano evidentemente troppo alti rispetto al potenziale volume di utenti da strappare a chi sta avendo – non per regalie politiche, beninteso, ma di fatto – il monopolio del trasporto marittimo del Golfo, ovvero i Battellieri. Parlando con l’amico Nicola Carrozza, mi ha confessato che “si aspettava diverse partecipazioni, anche dopo la campagna di visibilità nazionale del bando”.
Aspettativa sensata, indubbiamente. Ma in un contesto economico come quello attuale, di assoluta incertezza, il rischio imprenditoriale è un deterrente per la stragrande maggioranza della popolazione, a meno che non si tratti di cifre con cui "ci si può permettere di fallire". Per poter partecipare al bando bisognava disporre di un natante di almeno 5 tonnellate, predisposto al trasporto passeggeri. L'importo totale della scommessa non era misurabile insomma nell'ordine di grandezza delle migliaia di euro, ma più delle centinaia che delle decine.
(qui il link al bando dal sito della Confartigianato)

Un problema cronico a livello nazionale
In generale, e non è certo colpa del contesto locale, in Italia il nostro regime burocratico impedisce più che altrove alla regolamentazione di stare al passo con la tecnologia, e più latamente coi tempi. Succede così che mentre in Croazia apre UberBoat, nel pieno segno della Sharing Economy, nel Bel Paese siamo ancora alle prese con scioperi di categoria anche per la versione “stradale” di Uber.
Ovvero: invece di rispondere ad un problema frammentandolo, e dando la possibilità di competere a tanti piccoli proprietari di barche che potrebbero così trovare un’occupazione full o part-time, si chiede di lavorare sullo stesso ordine di grandezza, andando a creare un nuovo grande attore del trasporto marittimo. Con il risultato che, mentre questa poteva essere l'occasione per dare un lavoro – anzi, tecnicamente, per inventarlo – a diversi giovani che non hanno la capacità di investimento iniziale per partecipare al bando a queste condizioni, contribuendo al contempo ad avere una maggiore concorrenza e diversificazione dell’offerta per il cliente, ancora una volta non si è riusciti a superare l’impasse, finendo così per incentivare le forme di lavoro in nero o chi opta per alcuni escamotage (come ad esempio chi offre attività di "diving" presunte, per scarrozzare turisti in giro evitando di dover acquisire la licenza apposita).

Da Dunkerque a Waterloo la distanza geografica e metaforica, ancora oggi, è quantomai breve.
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