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Ultimo aggiornamento: Giovedì 19 Ottobre - ore 23.38

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Lettera aperta al candidato sindaco Lorenzo Forcieri

Gentile candidato Forcieri,
Mi prendo una pausa dai temi consueti di questo mio spazio per permettermi di rivolgermi a Lei da semplice elettore medio. Come ogni elettore medio che si rispetti, mi sto davvero informando sul dettaglio dei programmi elettorali – grandi assenti di questa campagna, peraltro – solo ora, a pochi giorni dal voto.

Il suo programma, mi permetta di dirLe, è tra i più strutturati e tra i più ambiziosi. Si vola molto alto e, in una campagna dove si è parlato di più dei curricula passati dei candidati che del futuro della città, reputo questo un punto molto positivo, che cerca di alzare il livello della conversazione, rispettando quindi anche maggiormente l’intelletto dell’elettorato cittadino. Certo, poi, addentrandosi più nel dettaglio, progetti come la “Gigafactory” di auto elettriche nell’area Enel risultano lusinghieri, ma dal “basso” della mia esperienza di 8 anni nel settore automotive nel gruppo Iveco mi sento di dirLe che non è certo un tema da liquidare in mezza riga su un volantino. Voglio dire, sarebbe stupendo, ma non vedo perché Tesla o i pochi player su quel mercato debbano scegliere di localizzare la produzione a) in Italia b) in una zona logisticamente complessa come la nostra c) in un’area che non ha nessuna storia produttiva in quel settore (e non mi pare ci siano in progetto Free Trade Zone nel Golfo dei Poeti).

Non è su questo però che mi voglio concentrare, ma semmai sul punto che, cito testualmente dal paragrafo sulla Smart e Blue Economy per la nostra città, apertura del suo programma nel suo sito ufficiale, recita così:

Creare un ambiente innovativo, integrato ed organizzato che favorisca investimenti e nuovi insediamenti industriali e la nascita di start up e/o spin off ad alto contenuto tecnologico.

Ecco, confesso che leggere questo punto, sul suo programma elettorale, mi ha lasciato veramente sorpreso. Perché, seppure le nostre strade siano anagraficamente, professionalmente e forse anche per modus operandi indiscutibilmente parallele e indipendenti tra loro, si sono già incrociate. Lei forse non se n’è accorto, ma io lo ricordo bene: era la fine del 2014, e io ero tra i membri dell’Organo Esecutivo di Promostudi. Tra i progetti che ho portato avanti con gli altri colleghi e con l’aiuto del Presidente Nascetti, ce n’era in particolare uno su cui ho lavorato molto e che avevo particolarmente a cuore: quello dell’incubatore di imprese legato al Polo Universitario.

Non era un amore casuale: insieme ai miei soci Nicholas Figoli e Francesco Pelosi sono tra i fondatori di una startup, Eattiamo, che all’epoca era appena nata ma nel suo piccolo è oggi già arrivata lontana, portando i piccoli produttori di cibo artigianale italiano sino a New York, dove abbiamo ora una sede e un modello di business innovativo che sta funzionando molto bene sul mercato americano. E se questo è stato possibile, lo è stato solo grazie a due passaggi fondamentali, in due incubatori che non a caso sono il fiore all’occhiello nel loro settore nei loro Paesi: HFarm, a Roncade, nella campagna trevigiana (già, non a Milano o a Roma, ma in uno spazio agricolo riconvertito in polo dell’innovazione), e Food-X, a New York. Grazie a questi passaggi è stato reso possibile trovare capitali, contatti per espandere il business e “accelerarlo”, in una fase embrionale delle aziende il cui tasso di mortalità è così elevato (il termine “incubatore”, in effetti, lo abbiamo compreso appieno solo DOPO averlo vissuto).

Per questo, sono oggi ancora più convinto di allora che la scelta di proporre il progetto di un incubatore di imprese dedicato alla nautica, nella nostra città, avrebbe potuto – e potrebbe tuttora – fare la differenza. Avevo pertanto predisposto un progetto, che Lei ha visionato insieme agli altri Soci di Promostudi, ed eravamo riusciti con non poca fatica a trovare la copertura finanziaria di 100.000€ necessaria per porre le basi dell’incubatore nella nostra città, con il placet del Sindaco e di tutti coloro che erano venuti a contatto col progetto.

Ora, Lei conosce meglio di me la situazione dell’occupazione giovanile alla Spezia. Una situazione ancora più dolorosa se si pensa che alcuni dei talenti “a spasso” sono giovani neolaureati in alcuni casi con competenze uniche in Italia (e pressoché anche in Europa), con potenziali brevetti di progetti come quelli che ho avuto modo di presentare in questo stesso blog, ma che data la crisi del settore nautico (da cui stiamo lentamente uscendo, fortunatamente) faticano a trovare posti di lavoro in aziende già avviate. Alcuni provano a lanciare le proprie, allora, ma non esiste una rete, un sistema che gli permetta di fare quel passaggio fondamentale da “studenti” a “imprenditori”.

Ecco, quel progetto dell’incubatore dovette ovviamente essere approvato anche dal Consiglio d’Indirizzo e dai suoi soci. Quel giorno, ci fu un solo voto contrario al progetto, da parte di un solo ente, signor Forcieri. Quell’ente era l’Autorità Portuale.
Nella lettera che Lei inviò – scomodandosi tra l’altro per la prima volta, in tale occasione - spiegò che per Lei quel progetto era contrario allo Statuto di Promostudi, signor Forcieri. Ecco, io lo Statuto di Promostudi l’ho letto, e l’ho letto diverse volte. Per correttezza, dato che è uno Statuto pubblico, includo anche qui il link per leggerlo: http://unispezia.it/wp-content/uploads/2016/10/Statuto-Promostudi-aprile-2017.pdf (è stato modificato nell’aprile 2017, ma non per questioni inerenti a quelle di cui trattiamo ora).

Non ho mai trovato in quello Statuto nulla di contrario a un incubatore di imprese, signor Forcieri. Nell’articolo 3, anzi, si esplicita: “La Fondazione di partecipazione ha per oggetto la promozione, il supporto all’organizzazione e alla gestione di corsi universitari e di iniziative formative di livello universitario e post-universitario, anche con la finalità di promuovere la competitività del territorio in termini di relazioni tra soggetti pubblici e privati aventi a riferimento settori la cui attività economica prevalente è strettamente connessa alla risorsa del mare (…) La Fondazione di partecipazione potrà svolgere qualsiasi attività utile al perseguimento del proprio scopo, con esclusione di quanto non consentito dalle disposizioni di legge (…)”.
Credo che, operando in quella maniera, Lei non abbia messo “Prima la città”, non abbia permesso alla città di mettersi “al lavoro”, per Spezia o per chi altri. Credo che quel blocco, quel sostanziale veto, abbia reso invece un disservizio alla nostra città, ma soprattutto ai nostri giovani, e a chi veniva e viene da fuori e di questa città vorrebbe fare la sua nuova casa.

Ho provato diverse volte in questi due anni e più a chiederLe un colloquio per comprendere le motivazioni di quel rifiuto, ma Lei è una persona molto impegnata. Sono però sicuro che in questi giorni di chiusura di campagna elettorale la sua agenda sarà più sgombera, e confido dunque finalmente in una Sua risposta che, anche qui, non guardi più ai curricula passati - siamo qui per costruire, non per fare polemica - ma al futuro della città dove tutti noi giovani, inclusi i numerosi che vedo affollare le sue liste, abbiamo intenzione di vivere, e contribuire a rendere migliore ogni giorno.

Grazie in anticipo,

FL
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I Vostri commenti

Filippo Lubrano
Sabato 10 giugno 2017 alle 11:25:15
Riporto, come da corretta richiesta del candidato Forcieri, la sua solerte risposta alla mia lettera aperta, e la mia conseguente risposta che ne è scaturita. Vi terremo informati in questa rubrica su eventuali sviluppi. Caro Lubrano, La ringrazio per la lunga e accurata lettera, segno di attenzione non banale che non può che fare piacere. Le rispondo volentieri alla questione centrale della sua domanda, cioè il voto contrario della AP, quand’ero io a dirigerla, alla realizzazione di un incubatore di imprese di Promostudi. Le confermo le motivazioni di allora. Lo statuto di Promostudi da Lei stesso ricordato non consente che si possa dar vita a iniziative imprenditoriali quali start up incubatori di impresa ecc. Lo si legge nell’articolo 3, che circoscrive le finalità e settori di intervento di Promostudi "alla promozione il supporto all’organizzazione e alla gestione dei corsi universitari e di iniziative formative di livello universitario e post universitario, anche con finalità di promuovere la competitività del territorio in termini di relazioni tra soggetti pubblici e privati”. L’articolo prosegue con un lungo elenco di attività consentite per il raggiungimento dello scopo sociale, tra cui l’incubatore non compare. Non che questo significhi in qualche modo che non abbia apprezzato la sua iniziativa: semplicemente, sulla base anche di un parere legale che avevo richiesto in proposito, abbiamo ritenuto che la soluzione da Lei proposta non fosse coerente con le finalità statutarie dell’ente e perciò non praticabile. Anche in assenza del vincolo statutario, avrei ritenuto più opportuno, in un quadro di risorse limitate, che la cifra da lei reperita presso altri enti fosse andata direttamente a finanziare i progetti innovativi del territorio e non una società di Milano incaricata di “porre le basi dell’incubatore della nostra città”. Sperando con questo di averle risposto compiutamente, desidero ringraziarla dell’apprezzamento che fa al nostro programma elettorale. Relativamente all’area Enel, crediamo che il futuro sia nella mobilità elettrica e che la chiave di volta di ogni iniziativa debba essere il coinvolgimento di Enel nel percorso di cambiamento dell’area. In questo contesto, l’area avrebbe tutte le caratteristiche per ospitare una fabbrica di mezzi di mobilità elettrica. Può forse essere ritenuto un sogno, ma crediamo sia un sogno per cui valga la pena provare ad impegnarsi per farlo diventare realtà. Infine, in tutta sincerità non ricordo perché non ci sia stata occasione di incontrarla e mi scuso di ogni eventuale mancanza, mi consideri a disposizione qualora avesse piacere parlarne di persona nei prossimi giorni, essendo d'accordo con lei che l’obiettivo comune deve essere quello di costruire qualcosa di buono per la nostra comunità. Complimenti per quello che sta facendo e un grande in bocca al lupo per le sue attività. LF Buongiorno, innanzitutto grazie mille per la risposta, molto gradita. Sono felice di comprendere i motivi, molto chiari ora, che hanno portato al rifiuto. Personalmente, credo che se la parola "incubatore" non compariva esplicitamente nello statuto fosse semplicemente perché, quando quello statuto era stato redatto, il concetto di incubatore, specialmente in Italia, sostanzialmente non esisteva ancora. Credo che un incubatore sia uno strumento oggi non solo utile, ma necessario allo svolgimento del compito di "promuovere la competitività del territorio in termini di relazioni tra soggetti pubblici e privati", per citare lo statuto stesso. Quanto all'incarico alla società di Milano, non si trattava certo di un'assegnazione a tavolino ma di una prima proposta, cui far seguire poi un bando. Volevo però chiarire che con 100.000 € (magari anche meno, con qualche altro soggetto proponente) era possibile costruire le basi per un lavoro di questo tipo. Personalmente, reputo che dare i soldi direttamente ai progetti innovativi abbia l'utilità equivalente a regalare un pesce al pescatore, invece che insegnargli a pescare. Purtroppo, questi punti dalle slide pure e semplici possono non emergere chiaramente, ed era anche per questo che, tramite Monica Fiorini, che ho incontrato almeno in un paio d'occasione, ho cercato più volte un contatto con Lei. Proprio per evitare che si andasse al rifiuto tout-court. All'epoca poi abitavo a Bangkok per cui anche per me non era facilissimo schedulare degli incontri fisici, per quanto rientrassi in Italia con una certa regolarità. Ciò detto, sarei ben felice di non procrastinare ulteriormente l'opportunità di conversarne dal vivo. La settimana prossima, e a prescindere dai risultati elettorali, mi farebbe molto piacere confrontarmi con Lei. Grazie ancora, a presto, FL

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