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SARAJEVO 1984. LA "NOSTALGIJA" DELLE OLIMPIADI INVERNALI


Sarajevo 1984.
All'inizio di Febbraio tutto era pronto per l'imminente inizio delle Olimpiadi invernali: un nuovo villaggio olimpico era stato costruito per l'occasione, insieme a nuovi alberghi per ospitare atleti e stampa internazionale;l'antica parte ottomana della citta' (la Bascarsija) era stata completamente ristrutturata, cosi' come la stazione centrale e la maggior parte delle facciate dei palazzi. Sulle montagne attorno alla citta' ( Jahorina, Trebevic, Igman) gia' da un anno attendevano gli atleti le nuove piste da sci e bob, e ogni giorno centinaia di giovani si esercitavano provando la coreografia della cerimonia di apertura dei giochi. Per garantire il funzionamento dell'aeroporto in caso di nebbia, sempre molto fitta a Sarajevo, gli ingegneri avevano addirittura preparato una sostanza chimica in grado di farla dissolvere magicamente.
Sarajevo sarebbe stata sotto i riflettori e gli occhi del mondo per tutta la durata di quelle che sarebbero state le prime Olimpiadi invernali in un Paese comunista: la popolazione ne era ben conscia e tra i cittadini regnava da tempo un clima di grande partecipazione, di orgoglio e di festa.
Testimonianze raccontano pero' che, mentre tutto era pronto da tempo, mancava un elemento fondamentale per delle Olimpiadi invernali:la neve. In un Paese dove nevica abbondantemente ogni inverno la mancanza della neve agli inizi di “quel” Febbraio destava non poca preoccupazione negli abitanti di Sarajevo. E' vero, c'erano pur sempre i cannoni per la neve artificiale pronti a compiere il proprio dovere, ma in quei giorni ogni sarajevese non smetteva di alzare gli occhi al cielo con sgomento chiedendosi perche' proprio quel Febbraio non era ancora nevicato.
Alla fine pero' tutto si risolse nel migliore dei modi:la notte prima dell'inizio dei giochi inizio' a nevicare, fiocchi abbondanti caddero tutta la notte per la gioia degli abitanti di Sarajevo che si ritrovarono a festeggiare tutti insieme nel cuore della citta',e gli organizzatori delle Olimpiadi poterono tirare un sospiro di sollievo ( cadde cosi tanta neve che fu necessario reclutare migliaia di volontari per ripulire la citta' e livellare le piste da sci).
Dall'8 al 19 Febbraio del 1984 , ossia per la durata delle giochi, Sarajevo si ritrovo' al centro del mondo, e lo spirito di fratellanza delle Olimpiadi pervase l'animo di ogni bosniaco ed erzegovese facendolo sentire parte di un evento unico. Nessuno in quei giorni avrebbe potuto immaginare che solo dieci anni piu' tardi tutto questo (e un intero Paese) sarebbe stato spazzato via dalla furia e dalla follia della guerra.


Sarajevo 2017.
A poco piu' di trent'anni dalle Olimpiadi, e a vent'anni dalla fine della guerra, i resti e i ricordi dei giochi sono ancora tangibilissimi e legati tristemente alle vicende del conflitto.
Gia' nei primi mesi della guerra , nel 1992, molte strutture furono bombardate e demolite con l'intento di cancellare la storia e la vita comune della popolazione.Le costruzioni che ospitavano la stampa divennero postazioni militari, gli alberghi sulle montagne divennero prigioni e veri e propri centri di tortura ( il podio delle premiazioni degli atleti, ancora oggi tristemente visibile, venne utilizzato per le fucilazioni), le piste da bob furono minate. I villaggi olimpici, che dopo i giochi vennero riadattati ad appartamenti e distribuiti ai cittadini, furono pesantemente bombardati: il villaggio Dobrinja, situato alle porte di Sarajevo, subi' il tentativo di occupazione da parte dei soldati serbi ma gli abitanti (gente di ogni etnia e religione) resistette stoicamente rimanendo isolati dal resto della citta' e subendo cosi un assedio nell'assedio.
Se oggi ci si inerpica per uno dei tanti sentieri delle montagne di Trebevic o Jahorina ci si imbatte nei tetri resti degli impianti come in un paesaggio spettrale e surreale, completamente immerso nel silenzio circostante; gli scheletri di cemento armato dei trampolini delle piste da sci finiscono nel vuoto,i resti della pista da bob si snodano fatiscenti per tre chilometri tra gli alberi fino alle tribune sottostanti ridotte in macerie dai bombardamenti (oggi la pista e' utilizzata dagli skaters ed e' ricoperta di graffiti).
Anche in citta' i simboli delle Olimpiadi sono tutt'oggi ben visibili: la torre del villaggio con gli anelli olimpici svetta ancora maestosa e anacronistica, il simbolo dei giochi di Sarajevo campeggia scolorito su alcune facciate dei palazzi rimasti miracolosamente illesi dopo i bombardamenti e “Vucko”, il lupacchiotto mascotte dei giochi dell'84,e' uno dei souvenir piu' venduto ai turisti nostalgici.



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I Vostri commenti

Andrea Maffei
Lunedì 22 maggio 2017 alle 12:01:37
Articolo interessante e intrigante, mi stimola la voglia di visitare questi luoghi Grazie
Cristina Mariotti
Lunedì 22 maggio 2017 alle 14:07:44
Grazie a te.

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