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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 23 Agosto - ore 12.08

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"Manca solo un po' di cattiveria per finalizzare"... con mia moglie non ha funzionato

Oggi, dopo una bella dormita ed a mente fredda, ho avuto modo di riflettere attentamente sull'andamento delle Aquile al fine di valutare, con lucidità e profondo senso critico, il nostro attuale momento di crisi.
E così, dopo il deludente pareggio di Brescia e le sconfitte in serie maturate con Cittadella e Benevento, al netto dei singoli episodi, delle dinamiche tecnico-tattiche, degli infortuni e dell'allineamento dei pianeti, ritengo di poter affermare con ragionevole certezza che il vero problema sia uno soltanto: facciamo cagare.
Che a ben vedere, viste le nostre ambizioni di inizio anno, non è certo un problema di poco conto.
Dopo la batosta con il Benevento, quindi, il popolo bianco non può che manifestare legittimamente il proprio disappunto con una civile contestazione a fine partita.
Mi metto nei panni dei giocatori e mi rendo perfettamente conto che in un momento così delicato, il clima di ostilità che si respira oggi nell'ambiente non favorisce di certo quella serenità necessaria per uscire da un momento così difficile.
Ritengo altresì che si tratti di un disagio fisiologico, che vada messo in conto da chi gioca a certi livelli e che comunque è di gran lunga inferiore a quello che provo io ogni volta che vedo De Col indossare la nostra maglia.
A completare il quadro, le sempre spumeggianti ed imprevedibili dichiarazioni di Di Carlo a fine partita.
Qualche giorno fa vi confesso di averlo incontrato per strada; dopo una vivace discussione, sentitosi ingiustamente criticato, mi ha morso ad un braccio.
Da quel momento non mi sento affatto bene e sto manifestando dei segnali preoccupanti.
Venerdì sera, ad esempio, dopo un brevissimo rapporto sessuale con mia mia moglie sono stato il protagonista di una discussione surreale.
Mia moglie: "Che scusa hai oggi?".
Io:" Mah... è stata una trombata equilibrata ma è mancata un po' di cattiveria per finalizzare. Dobbiamo lavorarci".
Mia moglie: "Parla per te. Stasera proprio un disastro".
Io: "Ci abbiamo provato finché potevamo poi abbiamo commesso gravi errori. Inutile dire altre cose. Non dobbiamo fare l'errore di pensare sia finita. C'è tempo per invertire la rotta".
Mia moglie: "Sono io che mi sono rotta".
Io: "Serve uno spirito garibaldino".
Mia moglie: "Cazzo dici? Giusto i primi 10 minuti... poi molli."
Io: "È un qualcosa che possiamo cambiare solo con l'atteggiamento e con il lavoro. Ma qui nessuno molla, ci sono margini per recuperare".
Mia moglie: "Mah, se lo dici tu...".
Io: "Non è mancanza di impegno fragolina mia, sia chiaro; è che concentrazione, velocità e coraggio diventano determinanti".
Mia moglie: "Hai dovuto accendere la lampada perché non trovavi nemmeno il buco!".
Io: "Faremo di tutto per centrare l'obiettivo ma l'importante è restare compatti".
Mia moglie: "Hai altre frasi fatte infarcite di patetica retorica da vomitarmi addosso o la possiamo chiudere qua?".
Si, direi che posso fermarmi qua, cerando di soffocare, per quanto sia oggettivamente difficile, tutta la mia amarezza e la frustrazione del momento.
Anche perché oggi sono proprio a corto di argomenti.
Del resto, secondo i rigidissimi parametri linguistici che la redazione mi impone come un regime sudamericano degli anni Settanta, non mi è nemmeno consentito offendere le madri dei giocatori né dei parenti fino al sesto grado.
Il fatto è che questi sono dei professionisti a cui probabilmente manca la consapevolezza che coloro che stanno fuori, quelli che li seguono in ogni anfratto dello Stivale nella buona e nella cattiva sorte, sono come dei genitori incazzati davanti al figlio svogliato che proprio non ne vuole sapere di fare i compiti.
Quando prendevo dei brutti voti a scuola mia madre mi sgridava. Se non miglioravo mi mandava a ripetizione. E quando proprio non c'era verso di farmi studiare volavano ceffoni.
Ceffoni d'amore, sia chiaro.
Quelli che può dare solo una madre che tiene all'educazione ed al futuro del proprio amato figlio.
Considerate che a forza di ceffoni mi sono pure laureato.
Se mia madre non avesse manifestato problemi al tunnel carpale probabilmente ora sarei a Houston come scienziato alla NASA.
Vorrei che questi professionisti capissero questo.
Vorrei che immaginassero la Curva Ferrovia come come una grande famiglia, dove ci sono quattromila mamme, appena entrate in meno pausa e già di per se frustrate dalla barbaria dermatologica dell'età che avanza, che vedono i propri figli non applicarsi come dovrebbero.
Le partite si possono perdere ma è l'atteggiamento che fa la differenza.
Quindi coraggio Aquile, portate rispetto per la maglia che indossate e date tutto fino alla fine.
Noi siamo sempre lì, ai nostri posti, sui nostri amati gradoni senza mollare di un centimetro.
Finché tunnel carpale non ci separi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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