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Ultimo aggiornamento: Domenica 26 Marzo - ore 22.46

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Cos’è stata Mitilanza, il raduno di poeti più grande d’Italia (a Spezia)

Resoconto a bocce ferme del più grande raduno di poeti d’Italia, avvenuto al centro Allende a fine febbraio, ed organizzato dal collettivo di poeti performativi dei Mitilanti.

Spiegare la poesia in termini prosaici è un esercizio che ha un nome: parafrasi. La parafrasi è quella pratica odiosa e pleonastica che è uno dei motivi per cui, sin dalle medie, una maggioranza schiacciante della popolazione italiana odia la poesia, sia che questa provenga da D’Annunzio o dai Baci Perugina.
E questo, alla faccia dell’adagio del popolo di santi, poeti e navigatori: santi se ne son visti pochi, negli ultimi anni, navigatori un po’ di più, grazie all’accezione malamente tradotta dall’inglese di “surfer”, su internet, ma i poeti sono veramente merce rara, ammesso e per ora non concesso che di questa merce esista richiesta, sul mercato.
Eppure.
Eppure c’è un movimento di nicchia che si sta allargando, un fenomeno che interessa direttamente o di sponda un numero sempre maggiore di persone. È un fenomeno che è popolare, in alcuni casi, o “alto”, in talaltri: ma che in entrambi i casi i social network hanno contribuito a diffondere, ammorbando utenti-vittime di contenuti melliflui da citazioni estrapolate da google (aforisticamente.it è un’ottima risorsa, per chi fosse interessato al tema), ma anche educandoli – o millantando di farlo – a maturare una certa sensibilità verso quella forma di espressione letteraria immediatamente riconoscibile per il fatto che il testo, ogni tanto, va a capo.
Prova ne è che un sacco di persone - oltre un centinaio, e provenienti da tutta Italia - a fine febbraio si sono radunate al Centro Allende per discutere di poesia: e questo di per sé costituisce già una notizia. L’hanno fatto sotto l’egida comunale, che ha incaricato un’associazione culturale, per cooptazione – 1, 2, 3: pronti a gridare allo scandalo – di organizzare l’evento in toto: dalla logistica ai contenuti, passando per l’imbiancatura del centro stesso (pro bono, s’intende). L’associazione culturale porta il nome di “Mitilanti”, ed è formata da un collettivo di “poeti performativi” tutti spezzini, e che oltre a chi scrive include Andrea Bonomi, Andrea Fabiani, Alfonso Pierro e Francesco Terzago.
Domanda: Cosa vuol dire “poeti performativi”?
Risposta: Vuol dire che sono poeti che non scrivono solo per la pagina stampata, ma per un pubblico a cui declamare le proprie poesie. I Mitilanti, il cui nome è uno scherzo a metà tra i “militanti” (no, non era un refuso) e il mitile che di questa città è uno dei più fieri emblemi, in un anno e mezzo hanno promosso la poesia come – lo so, è brutto scriverlo facendone parte, ma è vero – nessuno in questa città si era preso la briga di fare da tempo.
Domanda: come hanno promosso la poesia questi Mitilanti?
Risposta: Organizzando poetry slam, che sono delle gare di poesia declamata in posti non convenzionali (bar, piazze etc), con giuria popolare scelta a casaccio dal pubblico (parbleu!), tenendo workshop, letture sparse e persino autopubblicandosi un libro che se lo leggete dopo aver ascoltato i poeti performativi performarlo vi verrà da immaginarvi la voce dei poeti nella vostra testa mentre scorrete le righe alla luce della vostra abat-jour.
Domanda: sono davvero dei poeti? E cos’è la poesia ai giorni d’oggi?
Bravi! È proprio da domande come queste che è nata la necessità di organizzare la “Mitilanza”, due giorni di tavole rotonde tese ad esplorare il confine tra poesia e musica, tra poesia ed editoria, tra poesie di diverse generazioni e poesia ed arti visive, e che la sera di sabato 25 è poi “esplosa” in città con letture di oltre 50 poeti in contemporanea in 10 locali del centro.

Qui sono chiamato dunque all’infelice compito di parafrasare, appunto, questo movimento, masticarlo e cercare di spiegare alla masnada di genti che non erano al Centro Allende cosa si siano perse, e cosa quest’evento abbia rappresentato, nel panorama locale e del Paese.
Lo spiegherò proprio in due paragrafi, che sono anche consumabili indipendentemente l’uno dall’altro: è il mio modo di rendere un servizio puntuale sia al provinciale cui interessi della propria città e poco del Paese, così come al cosmopolita che alla Spezia è venuto a passarsi un buon weekend, a mangiare i muscoli e ab(s)bronzarsi, ma che giustamente dell’agone sprugolino non può fregar di meno.

Cosa Mitilanza ha rappresentato per il Paese
È stato un punto di partenza: una discussione di questo genere, dal vivo, oggettivamente mancava. Dentro la stanza c’erano persone che quando pensano a se stessi pensano a se stessi come poeti, ma in accezioni totalmente diverse gli uni dagli altri. Queste persone per due giorni si sono state a sentire, talvolta annoiate, hanno scambiato opinioni, spesso nemmeno troppo gentili, hanno dibattuto e si sono interrogate sul senso di quello che loro, e gli altri, stanno facendo. È stato un evento che ha fatto un certo rumore, seppur nel ristrettissimo novero di persone che si occupano di poesia in Italia (avessimo organizzato i provini di Saranno Famosi in termini di affluenza sarebbe andata meglio), e che sta avendo uno strascico di discussioni, online e offline. È stato un evento di cui c’era probabilmente bisogno, e che ha indubbiamente creato uno spartiacque, un prima e un dopo, perché ha avuto il merito, tra mille altri demeriti, non dico di aver creato, ma almeno di aver reso evidente l'esistenza di una comunità. Una comunità a cui in molti hanno già deciso di sottrarsi, non appartenendovi e non sentendosene rappresentati. E sancendo così in maniera inequivocabile la sua esistenza.

Cosa Mitilanza ha rappresentato per la città (La Spezia)
È stata l’occasione per riscoprire il senso della locuzione ‘Golfo dei Poeti’. Un epiteto così gratificante che abbiamo pensato di non dovercelo più meritare, da quando, poco più di un secolo fa, Sem Benelli lo coniò per definire il posto dove avevano vissuto Percy Bysshe Shelley, Lord Byron, ma anche Soldati, e tanti ancora sarebbero venuti poi dopo. È stato un momento di impollinazione da fuori, uno di quei rari momenti in cui la nostra città è stata capace di attrarre talenti. Non ha smosso il PIL, e le ricadute principali si sono avvertite solo in alcune piccole strutture ricettive locali e soprattutto nei bar, dove i poeti performativi hanno annegato le loro discussioni in generosi cocktail locali. È stato un modo di far conoscere questa città, o almeno una sua piccola fetta, a prescindere dai suoi dintorni, di cui ha sempre goduto per luce riflessa. E lo ha fatto in un periodo dell’anno di bassissima stagione, facendo comparire sulla mappa di un numero di visitatori non crocieristi un luogo che generalmente appariva solo con l’arrivo dell’estate, come fuoriuscisse da una cartina tornasole. È stata un’occasione, infine, per quella piccola fetta di città che ha scelto di parteciparvi (e per buona parte composta da persone anziane, nonostante l'evento fosse stato spinto soprattutto sui social network, il che dà interessanti spunti di riflessione anche sulle nuove generazioni) di arricchirsi culturalmente, e di essere testimoni oculari dei cambiamenti di rotta verso cui la letteratura, o almeno parte di essa, sta dirigendo la sua prora.
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