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Ultimo aggiornamento: Venerdì 18 Agosto - ore 22.15

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tantoneghevenoandae

Quello steward non si prese un braccio ma mi diede un dito

Saliti in Piemonte in duecentocinquanta, il popolo bianco, un esercito di sognatori che non teme i brutti risvegli, se ne torna a casa con la terza vittoria consecutiva in tasca e l'entusiasmo necessario per accendere la miccia di quell'ordigno chiamato Curva Ferrovia.
Sotto il sole di Benevento, tra la nebbia di Ferrara o nel freddo di Vercelli, non fa alcuna differenza, la mia curva sa benissimo che nessuna trasferta è troppo proibitiva e che nessuna delusione sarà mai più forte dell'amore per questa maglia.
E allora siamo qui anche stavolta come lo saremo sempre, nella buona e nella cattiva sorte.
Onestamente non so dire cosa amo di più della trasferta e perché non posso proprio farne a meno.
Forse perché non si tratta solamente di mera passione calcistica.
Forse perché, in un momento di rilassamento post partita e post adrenalina, durante il viaggio di ritorno, mentre me ne stavo stravaccato con la testa china contro il vetro della portiera, ad osservare le stelle che accompagnavano le dolci melodie dell'autoradio, ho realizzato come questa retorica pseudo-romantica di eccessi e dissolutezza in cui sguazzo orgoglioso da tanti anni, non sia altro che una banale scorciatoia per fuggire da una miriade di superficialità ed infantilità che mi accompagneranno per sempre.
Forse perché è solo grazie alle trasferte che ho imparato ad osservare la realtà con occhi diversi, ad aprire la mia mente, a condividere pensieri e sensazioni di coloro che sono molto di più di semplici compagni di viaggio, a percepire l’animo altrui e giungere finalmente alla consapevolezza che la vita, la morte, la vittoria e la sconfitta, tutto non sono altro che espressione di una coscienza terrena alimentata da un'anima immortale.

È possibile che un nemmeno troppo attento lettore possa obiettare che quanto appena scritto non significhi un belino di niente, ma resto dell'idea che sia una verità esistenziale con i contro cazzi, visto che per partorirla ho girato lo Stivale da quasi vent'anni, speso dio solo sa quanto, violentato la mia dignità, litigato mille volte con mia moglie, abusato del mio fegato e preso un dito nel culo da uno steward durante una perquisizione.

Il fatto è che la trasferta è una sorta di dipendenza e chi sa di cosa sto parlando sono certo che capirà.
E come ogni dipendenza, è accompagnata dall'illusione che quando smetterai sarai una persona migliore.
Sarai finalmente cresciuto, più maturo.
Sarai fondamentalmente una persona diversa, pronta per seguire la tua strada.
"Non scendere a compromessi... segui la tua strada... rimani te stesso ..", lo abbiamo imparato nei film che ancora oggi guardiamo o durante le lezioni che fingevamo di seguire a scuola.

Il problema è che se dovessi essere veramente me stesso trascorrerei il tempo a tirare farina a celiaci, a cercare di vendere l'anima al diavolo, a comportarmi nel modo più subdolo che il vostro senso di indignazione riuscirebbe a concepire ed a trombare le vostre donne in attesa di morire mente mi calo dalla grondaia di casa vostra, triste, solo ed insignificante come un derby senza tifosi ospiti.

Sono quindi giunto alla conclusione che non ho intenzione di essere “me stesso”.

Perché voglio essere molto meglio.

Io voglio essere voi, che non dipendete da questa droga.

Non tanto per le vostre ipocrite esistenze, per la vostra abitudine di pregare solo se avete bisogno per Cristo con Cristo ed in Cristo, o per i finanziamenti con la Findomestic che avete ottenuto per permettervi un weekend in un due stelle alle terme di San Casciana.

Nemmeno per i trenta euro che risparmiate durante la settimana per poter pasteggiare, il venerdì sera, con una magnum di spumante del Lidl, i risvoltini che fate ai pantaloni per sembrare personaggi che non sarete mai e le ore che spendete a lamentarvi della classe politica dietro la trincea di Facebook mentre la vostra esistenza schizza inesorabile verso vette di infelicità che la vostra pochezza mentale non è nemmeno in grado di immaginare.

La cruda verità, dopo aver fatto questa trasferta, è che voglio essere voi perché fondamentalmente sono stanco di ricevere dita nel culo dagli steward.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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