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tantoneghevenoandae

Trasferta a Napoli? No, non la spiegano al corso prematrimoniale

Rientro a casa dalla trasferta alle 8 del mattino, giusto in tempo per riscendere subito per far pisciare il cane e per salutare mia moglie appena sveglia, che mentre stringe fra le mani una tazza fumante di latte caldo, mi osserva con gli stessi occhi compassionevoli con cui un insegnante di sostegno segue il suo ragazzino affetto da un evidente ritardo mentale.
Con sorprendente lucidità, tiro fuori dall'armadio una camicia, una giacca ed una cravatta, in perfetto coordinato; eh già perché tra un paio d'ore devi andare in tribunale per un'udienza.
Lei vorrebbe parlarmi, spiegarmi cosa sente, farmi capire, in maniera dolce e diplomatica, cosa significa aver sposato un coglione.
Con gli occhi persi nel vuoto e l'alito vinoso, ripongo la sciarpa bianconera nel cassetto e mi fingo assopito per sfuggire al confronto.
Accompagno la bimba all'asilo, spingendola dentro in fretta e furia, cercando di non farmi vedere dalla suora direttrice, per evitare che le mie condizioni e le evidenti difficoltà a deambulare potessero indurla, peraltro responsabilmente, a far intervenire la forza pubblica.
Al ritorno a casa ero esausto, gli occhi persi nel disincanto, i vestiti madidi di fumo e sudore, con lo stato d'animo di chi è consapevole di essere prigioniero di una fede.
Dopo una rapida rinfrescata, cerco quindi conforto nell'umano abbraccio di mia moglie, che mossa da pietà mi allunga in silenzio una tazza di caffè, spingendola con la mano da un estremo all'altro del tavolino, probabilmente ripensando, in cuor suo, che queste cose, al corso prematrimoniale, potevano anche spiegargliele.
Il fatto è che la trasferta di Napoli proprio non si poteva saltare; ho cercato di spiegarle che certi appuntamenti sono irrinunciabili.
Ad onor del vero c'ero già stato una decina d'anni fa per la Supercoppa di serie C, ma all'epoca mia moglie manco la conoscevo quindi non conta.
Arriviamo a Napoli in pulman dopo non so neanche quante ore e ci posizioniamo nel settore ospiti, nella gabbia all'angolo basso della tribuna, a beneficiare della tipica visuale di merda che offre ogni stadio con la pista di atletica, seppur bilanciato dalla maestosità del San Paolo, che offre un colpo d'occhio davvero notevole.
Alla fine siamo circa trecento; mille, contando gli esaurimenti.
Quando il Napoli ha segnato dopo due minuti devo ammettere che ho sudato freddo.
Temevo seriamente che potessero umiliarci con una pesante grandinata.
È come quella volta che mi capitò di fare sesso con una che pesava il doppio di me.
Ricordo che quando lei si era messa sopra avevo l'ansia del pompiere di New York che mentre rovista tra le macerie si chiede se crollerà anche l'altra torre.
In realtà le aquile hanno tenuto botta, hanno mostrato temperamento, personalità e quella voglia che spesso ci è mancata durante la stagione.
Alla fine, come da pronostico, la spuntano loro.
A noi, ergastolani dell'amore per questa maglia e mai schiavi del risultato, resta la consapevolezza di aver fatto il nostro e di stare sul belino anche ai napoletani.
Nel post partita le cronache parlano di un napoletano arrestato e quattro carabinieri refertati.
Qualcuno si scandalizza considerando inaccettabile questa forma di violenza gratuita; ma se pensate questo è evidente che non avete mai portato la vostra donna in un outlet durante i saldi.
Ad ogni modo, in questo momento, provo solo un gran sentimento di gratitudine verso mia moglie, che sopporta questa malattia e che ancora non l'ho informata che domenica prossima il campionato riprende con la trasferta di Salerno.
Per farmi perdonare, quasi quasi le lascerei la password del mio telefono.
Il problema è che ho accumulato così tante foto zozze che il mio cellulare è diventato l’incrocio tra un libro di anatomia e il subconscio di Alberto Stasi.
Una volta una ragazza mi ha mandato un video mentre si masturbava con una grossa carota e, ve lo posso giurare, ha disgustato pure me.
Ve lo passerei volentieri per dimostrarvi che non dico bugie, ma ho paura che sia uno di quei filmati tipo "The Ring", che se lo guardi, dopo sette giorni, ti viene l'Aids.
Ad ogni modo, e con questa chiudo, ciò che ho appreso dal cordiale servizio d'ordine del San Paolo, è che non c’è niente che questa gente consideri come alta espressione di ospitalità verso i tifosi ospiti quanto l'infilarti un dito su per il culo durante la perquisizione pre partita.
Perché non voglio di certo credere che sia stato un caso.
Vabbè, intanto che ci rifletto, vado a controllare le carote.
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