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Ultimo aggiornamento: Sabato 21 Gennaio - ore 21.28

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La curva è un presepe senza Gesù ma con tanti asinelli

Alla luce della decisione della curva di non seguire le aquile a Pisa ed in considerazione delle festività nonché del contagioso clima natalizio, ne approfitto per mettere da parte, per una volta, le consuete metafore calcistico-sessuali ed il solito pressappochismo cosmico, dando finalmente sfogo ad un pensiero che possa diventare luce di speranza nel periodo più buio dell'anno e portare nelle vostre case un caldo e sincero abbraccio.
Naturalmente sto scherzando.
Il mio spirito natalizio è direttamente proporzionale al livello delle cazzate che certi clienti mi raccontano, pur di non pagarmi.
Ed è piuttosto alto, se ve lo state chiedendo.
E comunque, essere menefreghista cronico per tutto l'anno solare mi impone di esserlo anche e soprattutto a Natale.
Ne faccio una questione di coerenza. C'è in ballo la mia onestà intellettuale e non me la sento di fare brutte figure proprio adesso.
Quindi, cari clienti, spero che abbiate passato un buon Natale perché dal 2 gennaio mi attiverò senza indugio per recuperare i miei crediti e verrò personalmente a farvi gli auguri per il nuovo anno, insieme all'ufficiale giudiziario, che provvederà a pignorarvi quel televisore che avete appena preso in promozione da Mediaworld.
Presumo che quando leggerete queste righe saremo ancora tutti nel pieno dei vari pranzi parentali, sempre emozionanti come assemblee aziendali, a simulare sorrisi ed a dispensare finti auguri a gente che sopportiamo meno di una cartella esattoriale.
Godetevi questi meravigliosi momenti tutti insieme, anche perché magari “è l’ultimo Natale che passiamo con nonna”.
Il che può sembrare curioso, perché suppongo che dalla prospettiva di molti di questi nonni, il Natale sia semplicemente il giorno in cui un gruppo di ipocriti invadono le loro case per mangiare cibo il cui sapore hanno smesso di apprezzare da tempo, li sfottono allegramente su quanto si siano rincoglioniti ed aspettano la mezzanotte per sfancularli il resto dell’anno tra le grinfie di una badante dell'est che si è impossessata di buona parte delle loro pensioni a patto di mantenerli in vita.
Percorrere due secoli tra guerre, sacrifici ed infinitesimali soddisfazioni per poi ritrovarsi a convivere con una troia slava di sessant'anni più giovane di te che aspetta solo la tua morte per recarsi dal sindacato a chiedere di fare causa ai tuoi eredi lamentando di aver lavorato in nero.
E come se non bastasse, a rendere ancora più vuoto questo periodo, ecco le irritanti vicende societarie del Pisa che hanno preceduto quella che per noi era l'appuntamento dell'anno, all'esito delle quali la nostra curva ha deciso saggiamente di prendere le distanze, da questo ridicolo teatrino, disertando la trasferta.
E così, il settore ospiti dell'Arena Garibaldi rimane tristemente vuoto, rendendo questo derby zoppo, insignificante e privo della sua vera ragion d'essere.
E a me tocca sopportare la solita cantilena che a "Natale siamo tutti più buoni", come se fosse un principio che puoi disapplicare il resto dell'anno.
Voglio dire, magari il 25 settembre, sull'autobus, ho osservato, senza fare nulla, una vecchietta che deambulava come un'astronauta sul suolo lunare mentre impiegava un quarto d'ora per timbrare quel cazzo di biglietto.
Magari il 25 novembre ho pisciato sulla portiera di una veicolo intestato ad un mio collega.
Sia chiaro, sto facendo solo degli esempi per darvi un'idea.
Mentre quando è Natale certe cose non si possono fare perché bisogna essere tutti più buoni.
Un po' come la nostra amministrazione, che per alleviare i complessi di inferiorità che i carrarini nutrono nei nostri confronti, ha fatto montare gli archi di Piazza Verdi con i colori giallo blu.
L'ho trovato un pensiero carino.
E allora vorrà dire che mi adeguerò. Avete vinto voi.
Quindi, amico nero che mi interrompi mentre prendo un caffè al bar, sappi che non comprerò i tuoi fiori di merda.
Però mi mostrerò educato e cortese, ti tratterò quasi come un mio pari e mi premurerò di informarmi sulla tua triste storia personale.
Così tu mi racconterai, in un italiano approssimativo, del terribile scenario di miseria da cui sei fuggito e dei tuoi dodici fratelli morti per un raffreddore, in modo che mia moglie possa sorridermi e ricordarsi che c'è ancora qualcosa di buono in me e metterà mano al portafogli per darti due spiccioli.
E solo allora la bloccherò con un gesto furtivo della mano e ti farò scivolare una manciata di euro sulle tue mani unte ed incerte, riscattandomi con sorprendente misericordia e con una spesa tutto sommato ragionevole, da 364 giorni in cui me sono battuto serenamente il belino dei vostri problemi e delle vostre preistoriche abitudini.
Ammetto che se fossimo andati a Pisa mi sarei forse sforzato un briciolino di più.
Perché in tal caso sì, che avrei reso onore e dato sfogo ad un sentimento sincero.
Per carità, magari un sentimento intriso di odio e portatore di discriminazione territoriale ed eccessi di vario genere, ma pur sempre sincero e genuino.
E chi vive il calcio come noi ha bisogno di queste rivalità come l'aria che respiriamo.
I pisani hanno bisogno di noi come noi abbiamo bisogno di loro.
Un odio reciproco destinato a perdersi nella notte dei tempi ma pur sempre legato, nelle fondamenta, da un sottilissimo filo invisibile alle cui estremità, con buona pace di tutti, ci sono due identiche passioni.
E invece, a causa di dinamiche che non ci appartengono, quel che resta di questo derby è solo una partita qualunque, vista alla TV e vissuta in un locale con gli amici del tuo gruppo, con tanto di cori, fumogeni e torce per dare colore ai nostri sentimenti ed ai freddi marciapiedi.
Perché romantico non è tanto l'oggetto del calcio in sé per sé, ma romantici sono gli occhi che lo vedono e che lo vivono.
E allora auguri a quelli come me, che si sentono a Natale ogni volta che vedono una curva piena, quando le squadre entrano in campo.
In quel momento in cui la coreografia prende forma, con i bandieroni che cominciano a sventolare, i battimani di sottofondo a fare da colonna sonora e l'odore acre dei fumogeni a completare il nostro personalissimo presepe.
Magari un presepe improbabile e decisamente ignorante, senza un Gesù Bambino e con tanti asinelli.
Ma pur sempre animato da una passione vera e sincera.
Buone feste Curva Ferrovia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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