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Ultimo aggiornamento: Lunedì 25 Settembre - ore 22.30

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Ferrara è bellissima, l'ho letto su internet immerso nella nebbia

"Vuoi tu Luca prendere Claudia come tua sposa?"
Questa frase, se ve lo state chiedendo, è stata pronunciata in occasione dell'ultima volta in cui qualcuno si è premurato di chiedere il mio parere.
E infatti, senza alcuna valida ragione, per il ponte dell'8 dicembre mi ritrovo in un alberghetto, inspiegabilmente straboccante di meridionali, a Montecatini, con il preciso compito di portare la famiglia al Parco degli Elfi, alla casa di Babbo Natale ed agli imperdibili mercatini natalizi; il tutto, come se non bastasse, nella prospettiva di dover saltare la trasferta delle Aquile a Ferrara.
Lo ammetto. Ero tentato di confidare a mia figlia che Babbo Natale non esiste, che è solo una figura partorita dal consumismo moderno, legata al materialistico scambio di doni, che ha scippato e defenestrato la vera essenza del Natale cristiano.
Tuttavia, visto che ha solo tre anni, ho ritenuto più responsabile non dirle nulla, lasciandola vivere nella sua favola ancora per un po'; quindi credo che aspetterò il 26 dicembre per informarla, dopo che le avrò spiegato, con paterna dolcezza, che l'omino vestito di rosso che le ha portato il regalo non era Babbo Natale bensì il corriere di Bertolini;
Dopo che le avrò spiegato, con il consueto tatto, che ho dovuto comprarle un giochino di merda perché ho concentrato le mie risorse per pagare le anfetamine necessarie a sopportare tre giorni a Montecatini, a pagare il mutuo della casa, l'Imu, la Tasi e l'anticipo Iva.
"Allora?! Cosa ti ha portato Babbo Natale?!?!", le domanderanno curiosi i simpatici parenti, con gioiosa quanto stomachevole puntualità.
"Un bel belino! Miei carissimi contenitori di ipocrisia natalizia".
Che poi, a dirla tutta, passino gli elfi che ti parlano con accento toscano, passi l'improbabile Babbo Natale, le patetiche marionette e i meridionali che litigano con la reception perché gli asciugamani da culo ricevuti in dotazione non erano a norma, ma il vero colpo di grazia è stato Collodi, al parco di Pinocchio.
Se avete figli, se la cosa più divertente che avete organizzato per loro è una passeggiata a Chernobyl e se il vostro massimo approccio con la tecnologia è stato schiacciare la pulsantiera del letto d'ospedale per chiamare l'infermiera quando vi siete pisciati addosso, vi consiglio caldamente una capatina al parco di Pinocchio a Collodi.
Ad ogni modo, giunti al sabato mattina, mentre mi interrogo sulla bizzarra coincidenza che il verbo "contrarre" possa essere indifferentemente impiegato tanto per le malattie quanto per il matrimonio, convinco mia moglie ad allungare la mini vacanza proponendo come meta successiva una città a caso: Ferrara.
Che in questo periodo dell'anno, se posso aggiungere, è davvero incantevole.
O almeno così ho letto su internet, perché con tutta quella nebbia non ho visto niente.
Più o meno come la partita. Eh già perché alla fine sono riuscito ad essere lì, al mio posto, nel settore ospiti, raggiungendo i ragazzi del mio gruppo.
Alla fine perdiamo 2-1 ma poco importa. La sofferenza e le delusioni sono componenti imprescindibili dell'animo di chi segue la propria squadra sempre e comunque.
Ciò che conta, per quelli come noi, è esserci sempre. Nella buona e nella cattiva sorte. Come il matrimonio.
A proposito di mia moglie, a mente fredda, qualche considerazione la devo spendere.
Merita comprensione.
Sappiamo bene che tutte le donne adorano i mercatini natalizi con tutti gli annessi e connessi, perché rappresentano forse uno dei pochi momenti dell'anno in cui possono vivere il loro personalissimo film di Natale.
Indossano nuovissimi cappelli e guanti di lana, rovistano curiose tra le cianfrusaglie delle bancarelle, si soffermano ore sulle frivolezze natalizie e poi ritornano in albergo in overdose da Oki per dimenticare i dolori ai piedi.
E che ci crediate o no, io le adoro.
Le trovo dolcissime.
In fin dei conti, ci stanno solo chiedendo di barattare anni di cieco egoismo, di partite di calcio e pompini controvoglia con qualche minuto di finta partecipazione per una sciarpa di merda.
Quanto a mia figlia, devo riconoscere che gli occhi illuminati di lei, mentre guardava quel coglione vestito da Babbo Natale, non sono tanto diversi da quelli di coloro che vivono il calcio dalla curva.
E allora, pensandoci bene, che male può fare crederci tutti?
Ognuno di noi ha il diritto di credere nel suo Babbo Natale; la differenza è che il nostro, anzi i nostri Babbi Natale, sono undici, non vestono di rosso ma indossano una maglia bianca e dei pantaloncini neri.
Al loro seguito non ci sono elfi o renne ma un orda di bambini indisciplinati di tutte le età, razze e religioni, che non cresceranno mai.
E non ci portano doni; perché non ne abbiamo bisogno.
Per riempirci il cuore, ci basta vederli sudare sul prato verde di un qualsiasi angolo, anche il più sperduto, dello stivale.
A parte Collodi, si intende.
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