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Ultimo aggiornamento: Venerdì 16 Novembre - ore 21.54

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Perché io fotografo...

...se a qualcuno interessa...

Tra i tanti intorno a Spezia, c'è stato un corso di fotografia tenuto da ben dieci fotografi ad Ameglia per otto mesi di lezioni; sabato scorso il gruppo fotografico “Obiettivo Spezia” ha concluso al centro Allende una interessante mostra fotografica sulla resistenza; un altro bel corso comincia in questi giorni a Sarzana in occasione del trentacinquesimo compleanno dello storico Circolo Fotografico.
La situazione locale rispecchia l’andamento nazionale, si registra una notevole attenzione al fenomeno fotografico.

I numeri dicono però che i moltissimi che si iscrivono ad un corso con tanta buona volontà non corrispondono agli appassionati stabili. Tra quelli che iniziano e regolarmente continuano ad approfondire pratica e conoscenza della fotografia, e chi invece abbandona la macchina digitale alla fine del corso, c’è una notevole differenza numerica a favore degli ultimi. In mezzo c’è poi una gran fetta di fotoamatori “infedeli” che scattano solo occasionalmente o in presenza di particolari eventi.
Ritorna l’argomento su cui sto riflettendo in questo periodo ( in questo articolo e in quello successivo): ma perché si fotografa?

Da quando fare foto è il mio lavoro le motivazioni sono varie, si incrociano, si accavallano, a volte si annullano a vicenda e mi lasciano senza alcunchè da dire! Allora la “commissione” viene a togliere le castagne dal fuoco del rimuginamento e ti obbliga a praticare: cosa ottima, perché come mi disse una volta Mirko Baricchi “dove è scritto che le idee vengono solo pensando prima? A me vengono lavorando, più lavoro e più ne arrivano!”.

Ma è troppo complicato parlare per gli altri: visto che la settimana scorsa ho invitato a raccontare perché fotografate, comincio io, come promesso.
Ecco cosa continua ad alimentare la mia necessità di produrre immagini.


Il nocciolo della faccenda che mi mosse a comprare la prima reflex ( una gloriosa piccola Minolta acquistata a Venezia con i soldi del militare di leva) sta in qualcosa che ha a che fare con la relazione con gli altri.
Sempre più spesso mi rendo conto che mi affascina semplicemente la potenza del poter produrre un oggetto che prima non c’era e può creare un dialogo con chi guarda: la macchina fotografica, pur tra una sofisticazione e l’altra, rimane una bella scatola con un buco, la luce entra e batte su un qualcosa che la registra. Con questo strumento e un po’ di mestiere posso: non riprodurre la realtà ma...ricrearla! Nel senso che concretamente, dopo lo scatto, lo sviluppo e la pubblicazione, esiste un’opera che possiede la capacità di comunicare con l’osservatore.E’ qualcosa che si riferisce ad una fetta di realtà ma non è “quella realtà”: sì, una buona foto di paesaggio mi permette di raccontare a mia moglie la bellezza di un luogo che ho incontrato ma è anche parte di me e di come vedo il mondo. E’ scura o chiara, satura o meno, fatta in un momento preciso secondo una scelta che non può essere casuale, deve trasmettere la mia visione.

Il taglio che do all’inquadratura comunica qualcosa di preciso e non altro. Quello che produco (almeno quando sono...in possesso di tutte le mie facoltà!) è parte di me. E che questo possa continuare a passare negli occhi di chi vede una mia fotografia, anche dopo molto tempo, anche in mia assenza, bene, questo è quello che mi tiene attaccato alla fotografia. E’ un modo di scrittura : racconta qualcosa che, come in un romanzo, si rifà alla realtà ma è qualcos’altro, un’opera a sé che entra, minimamente almeno, nella vita del lettore, e la modifica, provoca piacere o conoscenza.Rimane.

Chissà se è questo il “fermare il tempo” che molti attribuiscono alla fotografia! Sicuramente produce un certo senso di responsabilità verso quello che propino agli altri: limita qualche eccesso, mi spinge a tentare di migliorarmi, mi costringe a selezionare i modi e le quantità del mio operare.

Non diceva qualcuno che la bellezza salverà il mondo?
Allora io sono responsabile, nei miei limitatissimi confini, di quello che fotografo e di come lo fotografo.

...continuate a raccontare il motivo che vi spinge a fotografare?

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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I Vostri commenti

Davide Marcesini
Venerdì 10 maggio 2013 alle 11:27:19
Partendo dalla fine: direi che è proprio tutto lì. Più fotografi ( e guardi fotografia, e non solo fotografia) più hai voglia di farlo e di crescere, e più cresci. p.s.: Architettura e fotografia hanno tantissimo in comune, mi piacerebbe parlarne in un prossimo post.
Silvia Lanfranchi
Lunedì 6 maggio 2013 alle 13:39:58
Ho sempre amato scattare foto. Il gesto è diventato più cosciente con l'acquisto della mia prima reflex usata negli anni dell'università come supporto agli esami di architettura. Passata al digitale con la nascita della mia bimba ormai 7 anni fa. Fotografo perché lo sento un modo per fermare momenti (e questo è vero soprattutto nei ritratti di famiglia), fotografo perchè se non lo faccio mi sembra di non essere andata in un posto, fotografo perchè mi piace avere un filtro con cui guardare la realtà, chiuderla in un mirino, limitarla in un rettangolo. E più fotografo più cresco e più cresco più ho voglia di fotografare: la frase di Baricchi la condivido al 100%.

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