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Ultimo aggiornamento: Sabato 27 Maggio - ore 10.00

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tantoneghevenoandae

Minelli e quel fischio che buca il profilattico della Curva Ferrovia

Questa volta non volevo proprio scrivere.
Ammetto che l'ingiustizia subita con il Frosinone aveva azzerato ogni mia residua goccia di ispirazione.
Poi però ti capita di rimanere tutta la domenica chiuso in casa.
E visto che mia figlia dormiva e che la batteria del vibratore di mia moglie aveva ancora sufficiente autonomia, mi sono detto ma sì dai, scriviamole due cazzate ogni tanto.
E allora ho riflettuto sulla partita con i ciociari, ovvero a novanta minuti in cui le aquile hanno saputo tenere sempre il pallino del gioco, mostrando carattere, voglia e tenuta atletica, mal ripagati da quell'ormai cronica sterilità sotto porta.
E dire che a segnare ci eravamo pure riusciti e per di più nella maniera più impensabile.
Perché a volte il calcio è strano e spesso le partite vengono decise dai classici miti a breve scadenza.
Da quelli che non ti aspetti, da quelli che preferiscono collezionare tibie e menischi del malcapitato centravanti di turno piuttosto che gonfiare la rete.
Gente che nell'aria di rigore avversaria è destinata a durare meno di un diciottenne vergine in un bordello di Lugano.
Ma non prima però di aver scheggiato il viso e l'orgoglio degli dei del calcio.
A volte si svolge tutto nello spazio di un'azione oppure di pochi istanti.
Momenti in cui, per qualche strana ragione mistica, diventi il protagonista.
Uno di loro è Claudio Terzi o, sarebbe meglio dire, poteva essere Claudio Terzi.
Alla mezz'ora della ripresa, il capitano si ritrova a lavorare un pallone spalle alla porta, in una posizione defilatissima e con un terzinaccio incollato alla maglietta, in una situazione dalla quale, usando un minimo di razionalità, dovresti appoggiarti facile al primo compagno libero e poi trovare un taxi che ti riaccompagni nel tuo habitat naturale, ovvero a presidiare la tua area di rigore ed a puntare gli attaccanti avversari come farebbe un cecchino vietcong di fronte a un plotone di americani.
Questa volta però la razionalità lo ha assistito, nel senso che è rimasta lì, a non fare un belino, a godersi anche lei questa magnifica illusione.
Terzi si ritrova il pallone a roteare sopra la testa e noncurante del fatto che alla sua età c’è gente che è rimasta invalida per molto meno e che se fai tanto di sbagliare il tempo rischi di dare una scarpata in faccia a quello che ti marca facendo una vedova e due orfani in un colpo solo, si ritrova a testa in giù per quello che probabilmente è il gesto atletico più romantico e folle che si possa ammirare su un campo di calcio: la rovesciata.
Il Capitano, nella più totale incoscienza, forse vittima di un tè caldo andato a male, vola a testa in giù, incrociando il pallone a palombella sull'angolo opposto, catapultandolo in fondo al sacco dopo aver risucchiato pure il portiere avversario.
A quel punto in curva succede di tutto, gente che impazzisce e rotola per i gradoni nel pieno di una gioia senza freni, inconsapevole di ciò che stava accadendo sul campo.
Eh già perché il gol, nel frattempo, era stato annullato dopo che il pastore tedesco che coadiuvava la terna arbitrale, integralmente composta da non vedenti, segnalava una presunta scorrettezza di Sciaudone nel bel mezzo dell'area di rigore.
Una roba più ininfluente di mia moglie quando mi supplica di smetterla di pisciare sull'asse del water.
Una gioia spezzata a metà, insomma.
Tra tutte le esperienze negative che puoi vivere guardando una partita non credo che esista nulla di peggio, nemmeno un gol subito al novantesimo.
Perché spegnere la tua gioia nel pieno dell'esultanza è qualcosa di mortificante, profondamente frustrante, come un orgasmo interrotto.
Mi ricorda una brutta esperienza che ho avuto da ragazzino con la mia fidanzata dell'epoca, all'interno della mia Ford Fiesta di seconda mano, parcheggiata nel romantico contesto della zona industriale di Santo Stefano, dove il bagliore delle stelle accompagnava l'arcobaleno di container accatastati in lontananza.
La ragazza in questione, se sta leggendo queste righe, immagino che si starà domandando se sono così cazzone da ricordare quell'episodio.
Ebbene sì, mia cara. Lo sono.
Del resto, se mi hai mollato all'epoca è perché cazzone lo ero già, e come vedi, nonostante il considerevole lasso di tempo trascorso, si tratta di una sfumatura del mio carattere sulla quale sto ancora lavorando.
Insomma, all'epoca usavo il profilattico.
In quell'occasione si ruppe.
Fu un vero dramma. Immaginate di condividere un orgasmo ed abbandonarsi nel godimento più intenso per poi prendere cognizione, solo pochi istanti dopo, che non c'è più un cazzo da ridere.
Quell'episodio mi segnò nel profondo. Da quella volta non ho più usato protezioni, un po' perché non mi fido più ma principalmente perché il rosa scialbo del profilattico mal si abbina ai completi scuri che indosso sempre adesso.
Ad ogni modo, sabato, mi sono sentito così.
È come se fossi venuto dentro senza accorgermi che il profilattico era rotto, passando dal godimento all'imprecazione nel giro di un niente.
Sensazione terribile.
Questa volta, almeno, non dovrò stare un paio di settimane con l'ansia che non arrivino le mestruazioni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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