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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 07 Dicembre - ore 23.40

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tantoneghevenoandae

Quell'anziana caduta in piazza simulava: forse sto esagerando con il calcio

Le nostre amate aquile, tra venerdì e ieri sera, chiudono la serie di due partite casalinghe con un bilancio di una vittoria ed un pareggio, rimanendo lì, a contatto con le zone nobili della classifica.
Centottanta minuti al Picco, nello spazio di quattro giorni, hanno messo a dura prova le nostre coronarie, i nostri esaurimenti e la nostra lucidità, peraltro già ampiamente compromessa.
Inutile ora analizzare le dinamiche delle partite, sviscerandone gli aspetti tattici piuttosto che i singoli episodi.
Non ci interessa.
Sono aspetti trascurabili che lasciamo a tutti gli pseudo allenatori che ci circondano.
Per noi, adesso, l'unico pensiero è la prossima trasferta di Benevento.
Ogni partita è come il sesso, per intenderci.
Lo vivi intensamente, in quei momenti non pensi ad altro e finché sei lì, sudato ed eccitato, ti viene da dire un sacco di cose che non pensi, perché la tua mente è contaminata dalle endorfine.
I movimenti pelvici ai tornelli, l'incremento dei battiti del cuore quando scendono le squadre in campo, la dilatazione dei vasi sanguinei dei genitali durante la coreografia, l'abbraccio scomposto e passionale dopo un gol, rappresentano i pezzi di un enorme puzzle chiamato Curva.
Poi, quando hai finito, quando arriva il triplice fischio dalla tua sacca scrotale, non perdi certo tempo a polemizzare inutilmente su quanto sia stato scortese ed inopportuno macchiare le lenzuola nuove, quelle prese in offerta alla fiera di San Giuseppe con i calzini in filo di scozia, con il frutto della tua superficialità.
Mentalmente sei già proiettato oltre. Mentre lei impreca perché non trova le salviette, che peraltro sono sempre al loro cazzo di posto, proprio lì, sotto il mobiletto della TV, tu hai già voltato pagina.
Perché il calcio, con buona pace di tutti, è come una droga. Non ne hai mai abbastanza, ne vuoi sempre di più.
E ti prosciuga il sistema nervoso, diventa parte di te, della tua routine quotidiana, non te ne puoi liberare.
È un po' come la vita matrimoniale, seppur con conseguenze socialmente invalidanti decisamente meno fastidiose.
Anche se non si può nascondere che qualche effetto collaterale ci sia.
Capisco di aver guardato troppo partite quando questa mattina ho visto cadere una signora anziana in Piazza Verdi e invece di aiutarla l'ho insultata perché pensavo che avesse simulato.
Non riusciva ad alzarsi, sembrava una di quelle tartarughe che rimangono capovolte e si dimenano inutilmente.
Mi sono avvicinato e le ho fatto cenno con la mano di alzarsi e di non rompere il belino.
Quanto odio i simulatori.
Il calcio, signori miei, è l'unica religione che non ha atei.
È per me incomprensibile non avere una fede calcistica o rimanere indifferente ad una sfera che rotola fra 22 uomini su un rettangolo verde.
Sia chiaro, non ho niente contro chi odia lo Spezia, lo stadio o le trasferte.
Vi osservo da lontano e rispetto il vostro punto di vista.
Avete i vostri spazi incontaminati all'interno dei quali vi lasciamo soli, al cinema o al centro commerciale, mentre scarichiamo le nostre frustrazioni sui gradoni di tutta Italia.
Confinati nella gabbia di salubrità e ipocrisia che vi siete creati.
Ciò che piuttosto mi disturba è il premeditato sadismo con cui questi spietati nemici del movimento ultras esercitano consolidate forme di violenza psicologica sui frequentatori della curva, facendosi scudo dell'ipocrita pretesto di farlo per il tuo bene.
"Mi lasci sempre sola tutti i sabati con il cane e la bimba! Stronzo!!!".
Che cazzo di vile espediente psicologico è mai questo?
Rientra perfettamente nel quadro delle brutali repressioni socio culturali di cui la storia è stata sgomenta spettatrice.
Mi riferisco alla coercizione ideologica della Cina comunista per costringere i dissidenti ad abbracciare l'ideologia del partito, alle persecuzioni dei curdi in Turchia, alla selvaggia caccia agli operai carrarini dell'Italia di Mussolini.
Si, l'ultima me la sono inventata.
Parlo anche di quell'area inquisitoria con cui puntano il dito alla prima scaramuccia che si registra sugli spalti di una partita qualunque.
Nell'attribuzione dei ruoli, la distinzione tra buoni e cattivi in tema di ultras è inequivocabile.
L'ultrà è un ignorante e violento, stop.
Non dà adito a nessuna attenuante di sorta.
Un uomo può aver molestato dei bambini perché ha vissuto una infanzia problematica o perché è stato accusato di plagio da Albano.
Una ragazza può essere uccisa a causa di un gioco erotico finito male o per consentire a Barbara D'Urso di farci un programma.
Un ultrà, invece, non può nascondersi dietro a nessuna cazzo di scusante.
Persino Saddam se la sarebbe cavata, se non era per quel furto all'autogrill.
Sì. Mi sono inventato anche questa.
Comunque, tornando all'anziana signora, vi voglio tranquillizzare.
Il mio atteggiamento nei confronti degli anziani è sempre molto rispettoso. Sull'autobus, ad esempio, quando ne vedo uno deambularmi intorno mi alzo subito per farlo sedere.
Ad essere onesti, lo faccio per fare bella figura con gli altri passeggeri (e questo voi lo sapete bene, vero vecchiacci di merda!?), ma ciò che conta è il gesto.
Ad ogni modo la signora sta bene, anche se dovrà rimanere ferma per almeno quattro mesi.
È una grave perdita ma non sono affatto preoccupato, anche perché la rosa è ampia e a gennaio riapre il mercato.
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