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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 07 Dicembre - ore 23.40

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Un esordio agile e frizzante, tipo "Balla coi lupi" in videocassetta

Lasciata finalmente alle spalle l'interminabile quanto fastidiosa pausa estiva, in cui abbiamo sacrificato i nostri fine settimana fra pranzi e cene parentali sempre più simili a riunioni aziendali, possiamo finalmente toglierci la maschera e tornare a ciò che veramente ci fa battere il cuore come la paletta alzata di una pattuglia della stradale: lo Spezia.
Si, lo so perfettamente.
Ci sarebbero anche un paio di altre cosette che stuzzicano la vostra fantasia ma aprire la nuova stagione parlando di prostituzione, sostanze psicotrope e alcolismo incontrollato non sarebbe elegante.
Sarebbe divertente, certo.
Ma non sarebbe elegante.
Il nostro Picco viene scelto come sede per inaugurare il campionato di serie cadetta, dove le aquile ospitano la Salernitana, accompagnata come sempre da un seguito con i controcazzi.
È solo la prima giornata signori, al termine della quale ci portiamo a casa un punticino; ma non è della partita che vi voglio parlare.
Anche perché, diciamocelo onestamente, è stata così noiosa che ad un certo punto pensavo di uscire prima dallo stadio per andare a casa a riguardarmi "Balla coi lupi" con Kevin Costner, in videocassetta.
Quel che conta sono i nostri riti tribali, cui non possiamo fare a meno, il nostro protocollo da stadio, fatto di gesti che ripetiamo da sempre con maniacale attenzione.
Percorri viale Fieschi, fino all'entrata della curva, incanalandoti in quella coda che ti porterà davanti al solito tornello, quello che usi sempre per entrare, perché con la scaramanzia, si sa, non si scherza.
Poi fai tappa al bar, ti prendi una birra, saluti gli scienziati della NASA che incroci nel tragitto e percorri l'ingresso fino a ritrovati sul gradone di sempre, a fianco agli amici di sempre, davanti a quel rettangolo verde portatore di gioie, sofferenze, lacrime e passione.
L'inizio della stagione significa anche girare su e giù per lo stivale.
Non so voi, ma per quello che mi riguarda, andare in trasferta comporta tutta una serie di sacrifici preceduti da delicatissime quanto litigiose trattative famigliari.
Sapete benissimo di cosa parlo. Sto parlando di compromessi.
Se non avete bene idea di cosa sto parlando è evidente che non siete sposati. Ma lo sarete presto, non temete.
Non avranno pace finché non ci sposeranno tutti.
In pratica funziona così. Tu mi lasci andare in trasferta ed io mi fingerò soddisfatto ed entusiasta nel vedere come hai sistemato le camicie nell'armadio.
In perfetto ordine cromatico.
Proprio così signori.
Si parte dalle camice bianche, secondo le varie sfumature, per poi passare al rosa pallido, al rosa, al grigio, all'azzurro, al blu per poi finire con il nero.
Roba da serial killer, cazzo.
L'armadio di Donato Bilancia me lo immagino proprio così.
Ad ogni modo, come spesso accade, compromesso fa rima con arredamento per la casa.
Vedere l'espressione eccitata di mia moglie mentre mi chiede se le rifiniture dell'armadio le preferisco color malva o betulla, mi mette non poco a disagio.
È davvero frustrante pensare a quanto ecciti, le donne, la prospettiva di passare una giornata intera tra le corsie di un esercizio che commercializza arredi per la casa.
Da quando sono sposato, infatti, ho finalmente compreso che anche le donne si masturbano.
Solo che loro lo chiamano diversamente.
Mia moglie, ad esempio, lo chiama "andare a Mondo Convenienza".
Deve esserci qualcosa di sessualmente stimolante nel prendere le misure di un mobiletto, scegliere il colore delle tende o trovare la giusta collocazione per due mensole di merda.
Evidentemente qualcosa che io non percepisco ma del quale non si può negare l'esistenza e che dovrai tenere bene a mente se vuoi far funzionare il tuo rapporto, anche nell'intimità.
Da un po' di tempo a questa parte, ad esempio, per farla eccitare devo mettermi la tuta da lavoro e fingermi un addetto al montaggio dei mobili.
"Signora, questo bel pezzo di mensola dove lo vuole?"
"Oh che meraviglia... sì, lo voglio ora... lo voglio tra la scarpiera e la libreria... oh sì...".
Ma c'è solo di questo colore? Per caso ce l'ha anche sul wengé'".
"No signora, dovrà accontentarsi di questo rosa pallido. Procedo con il montaggio?"
"Si va bene... ma faccia presto... mio marito può tornare da un momento all'altro!".
Il problema è che si è immedesimata così tanto in questo giochino al punto da pretenderne un realismo sempre crescente.
Ho dovuto aprire anche una partita iva perché dopo ogni amplesso mi chiedeva la fattura.
Purtroppo con le tasse non pagate e l'IVA non versata ho progressivamente maturato un debito con l'erario così importante che mi ha portato al fallimento.
Nel complesso, comunque, direi che la nostra vita sessuale è più che soddisfacente; a parte il fatto che ogni volta che trombiamo deve essere presente il curatore fallimentare nominato dal Tribunale.
A questo punto, è più che realistica l'eventualità che mia moglie possa leggere queste considerazioni e debba quindi renderle delle spiegazioni.
Immagino che in tal caso le direi che si tratta di mera finzione narrativa, ovvero divagazioni puramente alimentate da esigenze di copione.
A quel punto lei probabilmente direbbe "ma che cazzo dici?".
Al che, io la ammonirei dicendo "amore modera il linguaggio, ci legge tanta gente!".
Quindi lei replicherebbe facendomi notare che il problema non dovrebbe sussistere, visto e considerato che questi dialoghi me li sto scrivendo da solo.
A quel punto, penso che mi complimenterei per l'arguta osservazione manifestando, al contempo, la preferenza per il color betulla.
Sarebbe una conversazione davvero surreale, lo so, ma lunga quanto basta per riempire lo spazio necessario per finire questo articolo.
Ci vediamo a Latina.
Forse.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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