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Vi presento Il Brasile, o meglio... Rio de Janeiro

Dopo la sbornia olimpionica, sono tornato al lavoro quotidiano e ho tante cose da scrivere, forse troppe. In queste settimana i mezzi di comunicazione hanno parlato del Brasile e di Rio de Janeiro, molti mi hanno chiesto un parere a rispetto di articoli, e purtroppo ho avuto una triste conferma sulla superficialità che i mass media trattano qualsiasi argomento, e ogni giorno mi domando se questo atteggiamento ha come obbiettivo lo scoop o il volere apparire.... e la risposta mi è stata data nel discorso del nuovo presidente della Associazione Brasiliana della Stampa che non conosco, non so se quello che dice corrisponde al suo operato ma indubbiamente sono parole che mi rappresentano:
´´Dobbiamo essere giornali, molto più che trasmettitori di notizie. Dobbiamo essere certificatori professionali della realtà. In mezzo al caos della abbondanza di disinformazione [ di Internet], abbiamo la sfida di essere [...] coloro che, a causa di concetti tecnici etici e professionali, offrono il certificato di veridicità dei certificati alla storia´´.
Detto questo e prima di inizare a scrivere articoli sulla cultura, arte, sul sociale e sul turismo di Rio de Janeiro, voglio presentarvi la mia Rio de Janeiro, con le sue contraddizioni che ancora una volta sono state manipolate dai mass media locali e internazionali, che o vogliono fare lo scoop o vogliono essere solidali, in modo superficiale, con gli ultimi ma sempre in una posizione privilegiata di chi guarda gli altri dall´alto verso il basso, comportamento tipico e simile a quello dei colonizzatori europei, che volevano ´´Civilizzare gli Indios``. Ebbene si mi vergogno un po´ di queste mie origini Europee ogni volta che sento questi giornalisti che vogliono dettar legge e emettere giudizi superficiali mi arrabbio.
Per questo voglio fare un quadro generale socio economico e culturale per presentarvi Rio de Janeiro basandomi su dati di ricerche e sulla esperienza di persone di tutte le classi sociali.
A me piace paragonare Rio de Janeiro ´´ A cidade Maravilhosa´´ a una sorta di Brasile nel Brasile, poiché essendo una delle principali metropoli ospita persone di tutte le regioni e di tutte le etnie del Brasile e ostra in modo a volte velato, e a volte nettamente la divisione socio economica e culturale, eredità della cultura coloniale che é ancora presente nella società molte volte non volutamente ma istitivamente. I Ricchi sono rispettati, belli, hanno accesso alla salute e al lusso. I poveri soffrono la violenza, il pregiudizio e la discriminazione. I ricchi sono ricchi perché hanno una buona istruzione e un buon lavoro o perché sono disonesti e fanno uso della corruzione e favori di politici. Povero è povero a causa della mal distribuzione del reddito, dalla disoccupazione e dalla mancanza di opportunità. Ricchi sono i politice e gli imprenditori Poveri soni la "marmaglia" che cammina a piedi nudi, vive di salario minimo e dipende ospedale pubblico. Questo è come gli abitanti di Rio si rendono conto delle differenze tra le classi sociali, secondo l'ultimo capitolo del Rapporto sullo Sviluppo Umano: La percezione della qualità della vita a Rio de Janeiro, organizzato da IPEA e del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP).
Dal punto di vista delle persone che hanno partecipato al sondaggio, essere ricco è, prima di tutto, essere rispettato. I poveri soffrono la mancanza di rispetto negli autobus, nei negozi, nei centri commerciali, ospedali. Ma quello che spaventa di piú é il conformismo con questi modi di pensare, che a parere di molti sono alla base di questa crisi che il brasile stá passando, che nonostante a detta di molti sia economica, a mio parere é sociale. Sono convinto infatti che le conquiste in campo sociale, che negli ultimi anni il Brasile ha ottenuto, principalmente riducendo la divario fra ricchi e poveri, non sono state viste di buon grado da un´elite che ha visto e non ha accettato che gli abitanti delle periferie potessero frequentare gli stessi locali, viaggiare in aereo, frequentare le stesse università. Questo molte persone non lo hanno acettato, e lo hanno visto come una minaccia alla presupposta superiorità che credono di avere. Tutto questo viene aggravato dalla precaria struttura democratica dei mezzi di comunicazione che vede il Brasile al 104° posto nella classifica della democratizzazzione dei mezzi di comunicazione, silata da RSF (Reporteros sin fronteras). Nell´apice delle politiche di riduzione delle diferenze sociali nel 2010 il brasile occupava la 54 posizione, ma questa democratizzazione del Paese a fatto insorgere le grandi lobby che si sono unite in una crociata verae propria e non guardando in faccia a nessuno stanno massacrando un Paese, non soltanto spinti dai soliti interessi economici, ma a mio parere soprattutto volenterosi di affermare la loro supremazia in relazione ai piu disagiati. Mi spaventa il fatto che sembra di fare un salto del passato e vedere che le conquiste fatte in ambito sociale vengano cancellate e ritorno al 1998 quando sono arrrivato in Brasile e di rivedo il commercio della povertà, ovvero, gran parte dei mezzi di comunicazione, usa la povertà non per allertare e per migliorare ma per vendere un´immagine e lucrare con la stessa. Cavolo questo mi spaventa, l´informazione d´effetto, veloce e a compartimenti stagni é una realtà comoda che invece di affrontare i problemi trasmette realtà basandosi in scoop e trascura o banalizza le cause, e ne da una connotazione politica con l´intuito non di informare ma di manipolare l´opinione pubblica.
Ma gli ultimi governi devono fare ´´ mea culpa´´ , perché é vero che da un lato hanno fatto un meraviglioso lavoro socio-economico e culturale, ma dall´arto hanno fatto accordi non etici e basandosi sulla sbagliata cultura globale attuale, si sono inseriti in macabri vortici di interessi molte volte di forma grottesca e questi al momento opportuno si sono rigirati contro gli stessi. Inoltre non hanno saputo imporre un´impronta di democratizzazzione dei mezzi di comunicazione, che finanzisti dalle grandi lobby si sono trasformati in vere e proprie armi contro le libertà a favore di interessi di parte.
Anche se questo scenario sembra disastroso, il brasile ha un popolo e delle menti pensanti maravigliose che sapranno sfruttare il momento e con creativitá non solo supereranno questa fase, ma sono estremamente convinto, sapranno imporre un nuovo modello di società che potrá essere esportato al mondo intero.
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I Vostri commenti

Beppe Mecconi
Lunedì 5 settembre 2016 alle 14:31:50
Finalmente un poco di chiarezza. Grazie

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