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Un prato e undici maglie bianche, e torneremo a occupare i gradoni di tutta Italia

Una trasferta in Sicilia di martedì sera rappresenta, sia logisticamente che lavorativamente, un impegno inibitorio per chiunque.
Tuttavia, visto che nessuno di noi conosce il significato della parola "inibitorio", organizziamo un charter e ci presentiamo a Trapani in 200.
Quando è nata mia figlia, sono sincero, avevo ambiziosamente programmato, per il suo futuro, di farle frequentare l'università o magari farla studiare all'estero per donarle un pedigree culturale di un certo spessore.
Purtroppo, facendo un rapido calcolo dei soldi che ho speso in questa stagione per seguire le aquile, credo che mi accontenterò di farle fare le scuole professionali a Bagnone, dove potrà imparare uno di quei nobili mestieri, nel campo dell'artigianato, che ormai si stanno progressivamente estinguendo.
Poi voglio darle la possibilità di poter imparare, in un futuro prossimo, a suonare la chitarra, a dipingere su tela o magari a recitare in una compagnia teatrale.
Tutte qualità, insomma, che il mercato del lavoro reclama a gran voce.
In conclusione, mi limiterò a sperare che si faccia scopare da un Principe Azzurro che le paghi almeno le bollette.
Fatta questa doverosa premessa, come detto, affrontiamo la trasferta con un aereo tutto nostro, quindi non mi pare il caso di tediarvi con la descrizione dei personaggi presenti che, con la consueta flemma inglese, hanno affrontato il viaggio leggendo "Il Sole 24 ore" e sorseggiando infusi alle erbe.
E non è neanche mia intenzione spiegarvi il significato del verbo tediare.
Arrivati in Sicilia, ci dirottano temporaneamente nella vicina Marsala, dove si trascorre buona parte della giornata all'insegna della sobrietà.
Giunti allo stadio ecco il primo intoppo, laddove apprendiamo, con non poco stupore, che il bar della curva ospiti non serve alcolici.
Qualcuno non la prende bene e reagisce invocando, invano, una palese violazione dei più basilari principi sui cui poggiano le fondamenta della nostra Costituzione, ovvero il diritto alla birra.
Da un punto di vista prettamente giuridico, le sue argomentazioni non sembravano solidissime ma alla fine devo dire che il suo straziante disappunto mi ha convinto.
Probabilmente una delle peggiori ingiustizie dai tempi del processo ad Enzo Tortora.
Occupiamo il nostro settore e facciamo la nostra parte rispondendo ai cori della curva di casa con reciproci suggerimenti su dove passare le vacanze estive.
Questa non è la nostra terra né il nostro stadio ed è chiaro che disprezziamo ogni singolo filamento di erba sintetica che ci appare davanti agli occhi.
La partita è difficile coma da pronostico ed alla fine la spuntano loro.
Devo dire che vederli festeggiare mi provoca lo stesso senso di disgusto che mi ha provocato la nuova libreria, di una marca svedese di cui non posso fare il nome, che ha appena preso mia moglie.
Tra l'altro, l'entusiasmo e la soddisfazione che mia moglie ha manifestato per questo acquisto e per la conseguente prospettiva di poter cambiare la disposizione dell'arredamento mi ha fatto capire che fino ad oggi, a letto, ha sempre simulato alla grande.
È più che probabile che dopo aver letto queste righe mi chiederà spiegazioni, visto che fino a ieri appalesavo la mia finta soddisfazione per questo manufatto di alta qualità concepito con un innovativo materiale realizzato con compensato, polistirolo e merda.
A quel punto, dovrò spiegarle che l'essere stato accondiscendente non c'entrava nulla con il fatto che l'avrei lasciata sola un giorno intero per andare a Trapani e che certe cose vengono scritte unicamente per esigenze di copione ovvero finalizzate unicamente alla buona riuscita di questo pezzo.
Poi le darò un bacino sulla fronte e mi complimenterò nuovamente per il nuovo arredo con la stessa convinzione con cui sto scrivendo queste cazzate.
Pensate che sono un coglione, vero?
Ebbene sì. So di esserlo.
Tuttavia, tecnicamente, questa piena consapevolezza di esserlo non farebbe di me un coglione.
Di conseguenza ammetto di essere in forte imbarazzo.
Ad ogni modo, si chiude questa stagione fantastica in maniera dolorosa, ma questo è il calcio, questo è il nostro mestiere.
Per quel che mi riguarda, rimarrà una stagione da ricordare per tanti motivi.
Il blog chiude il campionato senza nemmeno una querela, il Livorno è retrocesso e mia moglie non mi ha ancora tolto il saluto.
Magari su quest'ultimo punto mi riservo ulteriori aggiornamenti dopo che avrà letto questo pezzo ma resto moderatamente ottimista.
Le nostre esistenze fioriscono alla velocità della luce mentre le illusioni vanno sempre più piano fino a sciogliersi, questa volta, in una calda serata trapanese.
Una nota pubblicità riprendeva il seguente aforisma: "L'attesa del piacere è essa stessa il piacere".
È una bella frase, davvero profonda.
Provate però a sostituire la parola "piacere" con la parola "figa".
Vi fa sempre il solito effetto?
Ragionateci pure con calma, non ho fretta.
Il paradiso può attendere, signori.
È ora che quel sogno impossibile, se è ancora vivo, lo sappia.
Per noi, romantici passionali e aquile dipendenti, vale la pena aspettarlo.
Magari anche aspettarlo invano.
Perché finché ci sarà data la possibilità di vedere un prato verde, un pallone ed undici maglie bianche, i nostri sogni e le nostre illusioni troveranno sempre nuova linfa per occupare i gradoni di tutta Italia e per riprendere a volare fin lassù, più in alto di tutti, dove osano le Aquile.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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I Vostri commenti

Roberto Fiore
Giovedì 2 giugno 2016 alle 08:38:54
adoro questo ragazzo,arguto intelligente mai banale bravissimo(detto da me vale molto visto che mi sta sul cazzo 3/4 dell'umanità)....

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