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Quel rigore che avrebbe visto anche un pastore tedesco

Seneca diceva che quando una persona è schiava del piacere lo è anche del dolore e non c'è schiavitù più dannosa e più triste che nel soggiacere ora all'uno ora all'altro di questi due tirannici e capricciosi padroni.
Probabilmente Seneca era carrarino ma su questo aveva ragione.
Il calcio è uno sport bastardo, signori, dove gioie e dolori si mescolano e si amalgamano fino a comporre una sostanza che genera morbosa dipendenza e dalla quale non se ne esce.
A volte capita che dolore faccia rima con ingiustizia.
Sarebbe stato meglio perdere meritatamente, magari prendendo una bella batosta, essere dominati, essere sovrastati da una squadra che dimostra di essere più completa, di essere più forte di te.
E invece no.
Si perde nel modo peggiore, nella maniera più frustrante, quella che rilascia quel senso di impotenza che solo un homo sapiens vestito di nero che passeggia su un rettangolo verde ti può dare.
Sul finire del primo tempo Antonio Piccolo sguscia dentro l'area di rigore e viene stuprato da un difensore.
Sarebbe stato rigore anche in terza categoria nigeriana.
Lo avrebbe fischiato anche un non vendente perché probabilmente glielo avrebbe segnalato il suo pastore tedesco.
Ma non per il signor La Penna di Roma.
Tutto regolare, dice.
E allora parlare della gara diventa più inutile del tasto "si, ho diciotto anni" quando entri su Youporn.
Lo Spezia gioca una gran partita, Calaiò fa tremare la traversa e le coronarie dei diecimila, mentre il Trapani è rimasto a guardare per 89 minuti.
Ha fatto la parte del voyeur, come un maniaco qualunque che si fa le seghe al parco della Maggiolina mentre spia le coppiette che limonano.
Una sega riuscita bene, per carità.
È bastato superare una volta la metà campo per spuntare dalla siepe, aprire il cappotto e puntarci il pisello davanti alla faccia.
Finisce la partita così; qualcuno mi passa la mano sul capo e mi accarezza le spalle senza dirmi nulla, senza dirimi quelle sciocche parole che di solito sono sempre pronte in queste circostanze.
Quelle in cui si ha la sensazione di aver perso contro qualcosa di più grande di te, contro qualcosa che non si può battere.
E allora esco dal Picco a testa bassa, con quel mix di stanchezza, nausea e stress che se non fossi un uomo penserei seriamente di essere al terzo mese di gravidanza.
Questa volta la strada verso casa è più vuota dei miei pensieri, dove mi sento rassegnato come gli uomini soli si rassegnano alle notti interminabili.
Arrivo a casa e ascolto il resoconto della giornata di mia moglie con la stessa partecipazione con cui ho scelto il colore delle piastrelle del bagno.
La guardo fissa negli occhi con un'espressione apparentemente interessata quando in realtà sto pensando ai cazzi miei, quando in realtà sto pensando al signor La Penna.
Per non dare nell'occhio, in questi casi, è fondamentale dare una parvenza di interesse a ciò che si dovrebbe ascoltare.
Mi permetto quindi di dare qualche piccolo suggerimento pratico nel caso vi capiti la medesima situazione.
Affinché l'interlocutore non si avveda di questo subdolo stratagemma è importante simulare un'attiva partecipazione alla predica mediante dei periodici cenni di assenso con il capo.
Il trucco è muovere la testa in avanti ad intervalli irregolari, evitando movenze troppo ripetitive per scongiurare l'effetto ipnosi.
In questa maniera, il vostro interlocutore avrà l'impressione di essere ascoltato e compreso.
Una volta che vostra moglie termina l'omelia, normalmente contenuta tra i 45 ed i 60 minuti al massimo, basterà mettersi il pigiama ed infilarsi nel letto senza fare domande.
Sto divagando, amici, perché la scure della censura non mi permette di esprimere appieno la mia personalissima valutazione sull'arbitraggio.
Che palle direte voi.
Che palle rispondo io.
Resta il fatto che a questo punto, la trasferta in Sicilia diventa più che proibitiva, direi quasi impossibile.
Proprio come doveva essere Cesena.
Sappiate che a Trapani non ci sarà il signor La Penna.
Qualcuno di voi potrebbe osservare che non fa alcuna differenza perché nemmeno a Cesena c'era, eppure i rigori non ce li fischiano lo stesso.
In effetti, a pensarci bene, sarebbe una giusta osservazione ma qualcosa devo pur scrivere.
Voglio dire, siamo o non siamo schiavi del piacere e del dolore?
Per quel che mi riguarda, è quanto basta per crederci ancora.
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