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Ultimo aggiornamento: Domenica 17 Gennaio - ore 10.00

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tantoneghevenoandae

Dio, questa volta veniamo a battere cassa

Chiedo scusa se dopo la trasferta di Como non è stato pubblicato il mio racconto ma sulla base dei rigidissimi vincoli linguistici che la redazione mi impone settimanalmente, risultava abbondantemente superata la franchigia di blasfemie prevista da contratto.
Posso solo dire che se potessi esprimere il mio pensiero riguardo la sconfitta di Como probabilmente mi radierebbero dall'albo, mi toglierebbero la patente e il diritto di voto, venderebbero all'asta casa mia e mi assegnerebbero la Franzoni come tutor di mia figlia.
In conclusione, non essendo mia intenzione incrinare gli ottimi rapporti che da tempo coltivo con la Santa Sede, abbiamo deciso, vostro malgrado, di evitare la pubblicazione e la conseguente scomunica.
Fiducioso che la partita con l'Ascoli potesse riportare il sereno nella mia anima ferita, ripetutamente e brutalmente penetrata con l'utilizzo contronatura di quel ramo del lago di Como, mi dirigo al Picco con la stessa spensieratezza e noncuranza che accompagna mia cognata ogni volta che deve fare un parcheggio in retromarcia.
Considerato che a noi come all'Ascoli bastava un punticino rispettivamente per la matematica conquista dei play off e della salvezza, quello che ne esce è una partita stimolante e divertente come una riunione condominiale in cui si discute di tabelle millesimali.
Pareggio doveva essere e pareggio è stato, prevedibile ed irritante come un articolo che accosta Volpi alla Sampdoria.
Il ritmo spumeggiante della prima frazione ha lo stesso effetto di una tisana somministrata durante un'anestesia totale.
O una anestesia totale somministrata durante una tisana. Fate voi.
Diciamo che la partita è stata così noiosa che me ne sarei tornato volentieri a casa a riguardare "Balla coi lupi" con kevin Costner, in videocassetta.
Fortunatamente Qualcuno pensa bene di darsi allo spaccio di Borgetti e arriva a salvarmi da una fine certa, come un San Bernardo carico di Montenegro per un Ebagua disperso tra i ghiacci.
Dopo qualche patema, quindi, conquistiamo i play off dove ci giocheremo il turno secco al Manuzzi di Cesena.
La sensazione, lo devo ammettere, non è quella che mi aspettavo di vivere fino a qualche settimana fa.
Quello che dovrebbe essere un ambiente carico come un verginello cazzuto durante l'occupazione scolastica, in realtà appalesa non poche perplessità riguardo l'atteggiamento e la deficitaria carica agonistica che i ragazzi hanno mostrato in queste ultime due partite.
La soddisfazione di aver raggiunto un primo importante obiettivo viene come offuscata da una ventata di pessimismo cosmico.
Scendendo dai gradoni del Picco si respirava la consapevolezza di aver buttato via un piazzamento migliore nei play off che ci condanna, a questo punto, a compiere una vera e propria impresa.
Felice a metà insomma.
Come quella sera di una estate qualunque di tanti anni fa, con quella ragazza di cui ora non ricordo esattamente le generalità, nazionalità e prezzo.
Stavamo facendo sesso all'interno della mia Ford Fiesta blu, quando improvvisamente mi afferra per i capelli e mi chiede di insultarla, così le dico che sua mamma fa i pompini a un chihuahua per pagarsi le cure mediche.
D'accordo, forse avrò anche esagerato, ma come potevo immaginare che le fosse morta qualche settimana prima?
Voglio dire, che io sappia i chihuahua sono cani longevi.
Ecco, Mi sento un po' mortificato come quella volta li.
E per giunta senza il vantaggio dell' erezione.
Ad ogni modo ora si fa sul serio, signori.
Godiamoci il fine settimana, passate dal vostro centro massaggi di fiducia dove mi permetto di suggerirvi il "massaggio romantico".
Andate pure a nome mio.
Poi andate al mare e rilassatevi con la vostra famiglia perché vi voglio belli carichi per martedì sera.
Non siamo più a Lumezzane, a Sesto San Giovanni o a Busto Arsizio. Ci giochiamo quel genere di paradiso che per vederlo non è neanche necessario morire.
Quindi ripassate l'Ave Maria, rispolverate il crocifisso che tenete appeso al muro della camera.
È il momento di credere signori.
Dopo anni di catechismo, preghiere e di 8 per mille, è arrivato il momento di battere cassa all'onnipotente.
Sono disposto a raschiare dal fondo del barile della mia ipocrita anima ogni singola goccia di fede rimasta.
Sono disposto ad imparare a memoria il Padre nostro, convincere quell'amica nigeriana a non abortire, interrompere la psicoterapia e voglio pure esagerare, niente seghe per un mese.
Ma voglio vincere.
E allora che sia fatta la mia volontà.
Amen.
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