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Ultimo aggiornamento: Domenica 19 Maggio - ore 17.25

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Roberto Herlitzka: un Ex Amleto

A FuoriLuogo la rivisitazione del capolavoro di Sheakspeare.
Tre minuti di applauso a teatro pieno, e per due sere consecutive, sono forse il migliore finale per la prova data da Roberto Herlitzka nel ridurre a monologo la celebre tragedia di William Shakespeare. Come sarebbe Amleto se fosse sopravissuto a se stesso, magari nelle stesse fattezze spettrali in cui gli apparve il padre? Di certo, un'anima in pena, condannata ad aggirarsi per l'eternità fra i comuni mortali nella più totale clandestinità per il dannoso tentativo di aver vendicato, in vita e senza successo, un'altra anima in pena. Con l'aggravante della beffarda staffetta di un virus destinale.

Ma ad un ex Amleto non si chiede più nulla, se non di ironizzare sulla propria sorte, più di quanto non lo abbia già fatto quest'ultima. E di farlo da solo: one-man-band, concentrandosi sui soliloqui ed evocando gli altri personaggi – meglio, ex personaggi - semplicemente rivolgendosi a loro o addirittura traendone le caricature, come toccherà al cortigiano Osrico, la cui fastidiosa leziosità lo farà tramutare in zanzara. L'eccezione andrà a privilegio del becchino, l'unico vero buffone della tragedia, dotato dal proprio mestiere di un autentico cinismo di cui è portatore sano, diversamente da Amleto, che si duole al solo manifestarlo.
Un ex Amleto non rivive per filo e per segno la propria tragedia allo scopo di ricostruirne le dinamiche o misurarne le colpe per capire sempre meglio dove ha sbagliato. Ora che il Dubbio ha ceduto il posto da antagonista alla Noia, si allena ogni giorno a mettere in scena la più elastica ed efficace pantomima di se stesso. La duttile maschera di Herlitzka offre un ventaglio di mimiche facciali sottolineate, nei momenti topici, da un pacchiano faretto rosso e dai pochi accessori in scena, attinti dal cliché della vanità umana, di cui l'Amleto è un manifesto – specchio, teschio, spada - quasi a dichiarare, con grande autoironia, l'estrema sintesi a cui giunge un attore dopo cinquant'anni di carriera, tanto da sostituire la frase finale di Amleto ("Il resto è silenzio") con il gesto dell'indice portato davanti al naso, intimando il pubblico stesso ad un eterno silenzio.
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