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Ultimo aggiornamento: Domenica 17 Gennaio - ore 10.00

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Se credete sia possibile nascere da una vergine, potete credere anche a questo

Dopo la brusca caduta con il Pescara, il calendario ci porta in Veneto per una trasferta che si preannunciava delicata come la passera di una novantenne cosparsa di borotalco e dio solo sa quanto mi scoccia ricorrere a metafore sessuali per manifestare le mie sensazioni.
Il viaggio in pullman scorre via tranquillo, caratterizzato da vivaci discussioni sulla letteratura finlandese, deliziosamente accompagnate da un'alimentazione sempre attenta e rigidamente orientata ad evitare eccessi di ogni genere.
Il tutto goliardicamente intervallato dalle consuete molestie a cassiere mestruate dell'autogrill.
Arriviamo a destinazione accolti, come prassi, dal tradizionale lancio di ghirlande di fiori.
Nella curva vicentina si segnala la presenza dei gemellati reggiani, cui non possiamo fare a meno che dedicare un pensiero suggerendo loro, con il consueto garbo, dove far passare, alle rispettive madri, il ponte del 25 aprile.
Pronti via e lo Spezia passa, al decimo minuto, proprio sotto il nostro settore.
Ci pensa Errasti, che nella mischia, spinge la palla oltre la linea bianca sfruttando un'invidiabile erezione, evidentemente favorita dalla presenza, propri lì davanti ai suoi occhi, dei 300 innamorati al seguito, che gli permette di anticipare il portiere mettendolo fuori causa.
Errasti signori.
Cresciuto in cattività all'interno di un recinto nelle pertinenze del Ferdeghini ed ignorato per tutta la prima parte di stagione, ottenuto il definitivo nulla osta dal ministero dell'ambiente, Asl e prefettura, Di Carlo decide di sguinzagliarlo nel rettangolo verde come un leone al Colosseo.
Mi ricorda il tipico serial killer che mantiene la calma durante le domande dell'ispettore e che subito dopo sgozza con un taglierino il pensionato che non rispetta uno stop, per poi tornare a casa sul divano a vedere le repliche di "Masha e l'Orso" con la mamma.
Il Vicenza accusa il colpo ma rimane in partita, creandoci anche qualche patema.
Almeno fino al minuto 35, quando Sciaudone innesca Canadjija che con un bel diagonale la spedisce nell'angolino per il 2-0.
La ripresa diventa una mera formalità, anche grazie ad Acampora, appena entrato, che da un altro prefisso telefonico demolisce le già flebili speranze del Vicenza di riaprire la partita.
Correva il mese di gennaio e all'indomani della disfatta di Coppa Italia con l'Alessandria, uno Spezia poco sopra la zona retrocessione scivolava, con tutto il popolo bianco, sull'orlo di una crisi di nervi.
Oggi, 24 aprile, ci ritroviamo con una squadra dall'anima granitica e dal cuore immenso in piena zona play off.
Ora però dobbiamo crederci tutti, raschiando con le unghie ogni singola goccia di fede.
E se credete sia possibile nascere da una vergine per opera dello spirito santo non dovrebbe riuscirvi neanche tanto difficile.
Considerate poi che la serie A esiste per davvero.
Troppe volte, in questa stagione, l'umore del popolo bianco ha risentito della discontinuità di risultati, incendiandosi nei momenti felici per poi raffreddarsi nelle difficoltà, appalesando un imborghesimento che non appartiene al nostro dna.
Siamo in serie B, signori, ovvero una categoria raggiunta dopo oltre mezzo secolo di sofferenze, passando da fallimenti, retrocessioni e atroci delusioni.
Teniamolo bene a mente quando pensiamo che le cose non stanno andando come vorremmo.
Ci vuole lucidità e maturità, cari miei.
L'attaccamento alla propria squadra si fortifica con il passare degli anni, mentre le vicende della vita ti scorrono davanti agli occhi cambiandoti inesorabilmente, facendoti maturare, non solo in ambito calcistico.
Da quando ho una figlia, ad esempio, il mio punto di vista sulle ragazzine di oggi è inevitabilmente e drammaticamente cambiato.
Vederle appena adolescenti che gioiose e sgualdrine mercificano il loro corpo facendosi inforcare come streghe del Medioevo in cambio di una ricarica telefonica, suscita in me una moderata quanto giustificata preoccupazione, non so se mi capite.
Facebook, Twitter, Whatsapp, Instagram e chissà quanti altri ancora, hanno poi contribuito ad amplificare drasticamente questa deriva senza fine.
Al giorno d'oggi per corteggiare una ragazza ti serve una notevole quantità di giga sul telefono, un'ottima risoluzione per fare foto e video e del contante sempre a portata di mano.
Ai miei tempi, almeno, la donna che voleva fare colpo su di te si limitava a darti il culo.
E tutto per una granita alla menta o un maxicono.
Oggi invece non basta più, perché serve anche il consenso popolare, bisogna apparire, ostentare e rendere pubblica la propria intimità.
Un irrefrenabile bisogno di esibizionismo in cui l'orgasmo si raggiunge a colpi di like, commenti e condivisioni.
I tempi cambiano, lo sappiamo bene, ma quando ti ritrovi dall'altra parte della barricata non puoi che accusare il colpo e ti riscopri improvvisamente più giudizioso e responsabile di quanto non credevi.
L'altro giorno, ad esempio, aspettavo un mio cliente in prossimità di una galleria d'arte moderna, mentre cercavo di far capire alla ragazzina lì presente che assaporare l'arte non significa necessariamente fare l'ingoio al titolare della galleria.
Rileggendo mi sto accorgendo che forse sto uscendo fuori tema.
Stavamo parlando dello Spezia in serie B, giusto.
Quello che cercavo di farvi capire è che non si può vincere tutte le partite.
Ormai abbiamo imparato che in un campionato così lungo ed incerto la battuta d'arresto è sempre dietro l'angolo.
Ricordiamoci che stiamo attualmente vivendo, calcisticamente, il punto più alto mai raggiunto della nostra storia ultracentenaria.
Avere una figlia, umanamente, è il punto più alto che un uomo può toccare con mano per rendere veramente completo il suo percorso di vita.
E non importa nulla se tua figlia, a guardarla bene, assomiglia sorprendentemente al carrozziere dove curiosamente tua moglie andava a farsi fare le convergenze con maniacale continuità.
Perché tuo padre è colui che ti cresce, che ti è rimasto accanto sempre, non solo quando c'è da fare il tagliando.
Siamo abbastanza navigati, maturi ed obiettivi per vivere questa stagione con il giusto livello di serenità ed equilibrio, pienamente consapevoli che come si può perdere qualche partita si può anche accettare che tua figlia possa diventare, in un futuro lontano, cintura nera di fisting anale.
Con buona pace di tutti, signori, non c'è niente che possiamo fare per impedire che questo accada.
E allora non ci resta che posizionarci sul nostro solito gradone con l'amore di sempre, a sostenere quella maglia che ci fa battere il cuore ogni volta che la vediamo indossata su quel rettangolo verde.
Proprio come farebbe un padre con una figlia, rimproverandola quando serve, festeggiando con lei le sue vittorie, incoraggiandola nelle difficoltà e seguendola ovunque, magari anche inserendo di nascosto un gps nella Fiat Punto ribassata di un principe azzurro analfabeta con i pantaloni a vita bassa e le mutande a vista che passerà a prenderla il sabato sera.
Quindi godiamoci appieno questi momenti, questa ultima parte di stagione ed i nostri figli, finché sono piccoli e sessualmente acerbi intendo, consci che non sarà certo qualche sconfitta o vedere tua figlia nella top ten di Youporn a contaminare il tuo essere ultras, il tuo essere padre.
Oppure, in alternativa, potete pur sempre attendere l'ineluttabile scemare della delusione per un risultato negativo o per una marachella di vostra figlia e lasciare che la vostra ipocrisia ricada nel suo profondo letargo, placidamente al riparo nella tana ricolma di ghiande che si è creata sotto terra, pronta ad emergere solo quando si vince o quando le cose vanno bene.
Come i carrarini, esatto.
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Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
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