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Ultimo aggiornamento: Domenica 17 Gennaio - ore 10.00

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Ho visto un pallone con gli occhi con cui mia figlia guarda una bolla di sapone

Dopo le sfacchinate di Salerno, Bari, Pescara, Trapani, Terni ecc.., non c'è niente di meglio, per far irritare ulteriormente mia moglie, di una bella tappa in Sardegna.
Per animali da trasferta come noi, Cagliari rappresenta un appuntamento irrinunciabile e atteso come il primo rapporto sessuale dentro una Ford Fiesta di seconda mano nella zona industriale di Santo Stefano Magra con una nigeriana affetta da almeno un paio di malattie veneree ancora del tutto sconosciute alla scienza medica.
Ma non siamo certo qui per parlare del mio passato.
Dopo lunghe trattative, quindi, non ho potuto fare a meno che prenotare un invitante pacchetto turistico predisposto da 'Silvia Viaggi' nel quale, nell'ordine, veniva garantito: sabato 2 marzo, partenza dall'aereoporto di Pisa alle ore 6.25; sabato 2 marzo, ritorno da Cagliari con il volo delle 22.40; lunedì 4 marzo, udienza di separazione consensuale presso il tribunale della Spezia ore 9 e seguenti.
Ad un prezzo ragionevole, quindi, ho anche ottenuto l'affidamento esclusivo di Mario Situm e potrò accompagnare Terzi alla Snai due pomeriggi a settimana.
Le spese della logopedista di Calaiò saranno invece divise al 50%.
Arriviamo a Cagliari prestissimo ma non ci fanno muovere, né prima né dopo la partita. Praticamente, passiamo così tanto tempo in aereoporto che ora mi tocca fare un finanziamento per saldare alcune sostanziose bollette, visto che le utenze del terminal sono tutt'ora intestate a me.
Il tempo comunque scorre via veloce, caratterizzato da un'alimentazione sempre corretta e vivaci dibattiti sulla situazione siriana; saranno poi fiumi di Ichnusa ad accompagnarci allo stadio con un livello alcolemico superiore allo spread.
Provo a leggere la formazione sul telefonino ma riscontro più difficoltà di Di Carlo nel recitare il padre nostro.
Giunti al Sant'Elia, il settore ospiti si colora con la presenza del centinaio di innamorati al seguito.
La partita è difficile come da pronostico.
Uno Spezia sornione si mostra subito solido lasciando pochi spazi ai padroni di casa ma allo stesso tempo fatica a pungere là davanti.
Si regge sullo 0-0, seppur con qualche patema, ma con il passare dei minuti i ragazzi prendono fiducia dandoci buone sensazioni.
È come quando cerchi di prendere tempo con la tipa che tanto di piace, quando cominci a parlarle dei tuoi sogni e delle tue ambizioni, al solo scopo di guadagnare tempo in attesa che sopraggiunga un abbozzo di erezione decente.
Chiedo scusa per i continui riferimenti a sfondo sessuale ma tendo sempre a soffermarmi sulle cose, sopratutto quando le ho pagate per tanti anni.
Ad ogni modo, l'equilibrio permane fino al minuto 70, quando Migliore, dopo aver preso la linea di fondo, lascia partire un tiro cross che il portiere non può trattenere ma solo respingere, facendo così ballonzolare la palla in area.
A quel punto il tempo si ferma, la sfera sembra rimbalzare senza meta quasi al rallentatore ed in piena apnea collettiva la seguiamo con gli stessi occhi con cui mia figlia osserva l'imprevedibile traiettoria di una bolla di sapone.
Sono attimi che sembrano interminabili. Avevo meno ansia quando ho accompagnato la mia ex a prendere la pillola del giorno dopo.
Poi però la lancetta riparte quando arriva la zampata di Calaiò, la rete si gonfia e il nostro settore riscopre di colpo i piaceri della promiscuità sessuale tipici degli anni Sessanta, dove in una Woodstock improvvisata, i cento al seguito si abbandonano a riti orgiastici dal godimento contagioso e che credo siano la causa, in questo preciso momento, del gonfiore nei miei boxer.
Reso ancora più evidente dal fatto che non li sto indossando.
Passano pochi minuti, neanche il tempo di bere uno zabaione per reintegrare i milioni di spermatozoi appena evasi dalla mia sacca scrotale, che Antonio Piccolo incenerisce la difesa cagliaritana mettendo a serio rischio la nostra già delicatissima emotività.
La palla si spegne nuovamente in fondo al sacco e nei caotici e mistici attimi successivi, ogni equilibrio socio culturale viene definitivamente stravolto.
Gente che in un battito di ciglia passa dal riso al pianto come una donna in procinto di partorire.
Gianni, fante del mio gruppo, riscopre improvvisamente il sacramento del matrimonio e si allontana con una steward che sposerà in comune nel dopo partita.
Gabriele decide che 48 litri di Ichnusa possono bastare e, dopo aver fatto outing,
la sua prostata viene venduta all'acquario di Genova per ospitare la fauna marina delle Cinque Terre.
Il Cagliari però non molla e accorcia le distanze al novantesimo, come è ovvio che sia.
Perché vincere senza sofferenza, al Sant'Elia, non sarebbe giusto.
E allora passo i minuti di recupero rannicchiato in posizione fetale a soffiare in un sacchetto di carta ad intervalli regolari, nell'attesa di sentire quel triplice fischio che ci regala un'impresa storica.
Ora qualcuno si chiederà se ne vale davvero la pena fare orari impossibili, spendendo fior di quattrini, magari sacrificando ferie o permessi, girando i settori ospiti di tutto lo Stivale per una partita di calcio.
La risposta, sorprendentemente, è no.
Ma è come chiedere ad un innamorato che senso possa avere regalare un anello da migliaia di euro ad una ragazza che tra qualche anno gli chiederà gli alimenti, il godimento della casa, la metà del mutuo e le spese mediche del figlio.
È probabile che vi risponderà che per un po' di figa tutto è lecito, ma non è questo il punto.
La verità è che l'amore non si dimostra a parole ma con i gesti.
Seguire la propria squadra è come portare avanti una storia di coppia perché le emozioni te le devi guadagnare sul campo, dove la luce delle torce illumina la strada per l'Ikea e dove i battimani della curva fanno da colonna sonora a cene a lume di candela.
In entrambi i casi ti serve passione, pazienza e quell'amore incondizionato che ti fa sembrare normali le cose che normali non sono.
E ovviamente un avvocato.
Magari il problema si pone quando anche tua moglie fa la l'avvocato ma vi ho già detto che non siamo qui per parlare di me.
Scusate se oggi mi sono dilungato un po' troppo ma questa giornata lo meritava davvero.
E comunque, se siete arrivati a leggere fino a questo punto, è evidente che non avete un belino di meglio da fare.
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